Istat conferma il deficit 2025 al 3,1% del Pil

2026/09/22

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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato: "Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l'Italia non uscirà anticipatamente già quest'anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp,  questo potrà accadere nel 2027”

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L’Istat ha confermato il deficit 2025 al 3,1% del Pil. L'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 a -3,1% (era -3,4% nel 2024). Lo comunica l'Istat confermando il dato diffuso ad aprile. In attesa della conferma di Eurostat attesa per il 21 ottobre, questo dato non porta il rapporto deficit/pil sotto la soglia cruciale del 3% che avrebbe dato la possibilità all'Italia di uscire dalla procedura per deficit eccessivo avviata nel 2024. L'uscita dalla procedura avrebbe aperto margini di bilancio aggiuntivi che sarebbero potuti essere usati per la flessibilità Ue su energia e difesa a partire anche dalla prossima Legge di bilancio.

Ue: “Per uscire da procedura deficit 2025 deve essere sotto il 3%”

Perché la Commissione possa proporre a novembre l'uscita dell'Italia dalla procedura per deficit eccessivo, il dato sul deficit 2025 nella notifica Eurostat del 21 ottobre deve risultare inferiore al 3% del Pil. Lo precisa un portavoce dell'esecutivo Ue dopo il dato comunicato oggi dall'Istat, che ha confermato il valore al 3,1%. "Affinché la Commissione possa proporre l'abrogazione della procedura per deficit eccessivo per l'Italia nel pacchetto d'autunno del Semestre europeo a novembre, la notifica Pde dell'ottobre 2026 dovrebbe indicare per il 2025 un deficit inferiore al valore di riferimento del 3% del Pil".

Giorgetti: "Prendiamo atto con rammarico"

"Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l'Italia non uscirà anticipatamente già quest'anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp,  questo potrà accadere nel 2027”, ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Urso: dato sul deficit “non ferma la manovra economica italiana”

Il mancato aggancio del target del 3% certificato questa mattina dall'Istat "non ferma la manovra economica italiana", orientata a dare slancio al sistema produttivo e sociale, "e vengono confermate le previsioni per l'uscita dalla procedura d'infrazione già dal prossimo anno". Lo ha sostenuto a Verona il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, evidenziando "il forte calo complessivo del rapporto deficit-Pil rispetto all'8,1% registrato a ottobre 2022, nonostante il peso negativo ereditato dal superbonus".

Salvini: “Surreale che Italia dipenda da logiche dello zero virgola”

Duro il commento del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini: “Oggi i colleghi giornalisti, e non solo, saranno impegnati nel commentare lo 0,1. Perché proprio per lo 0,1 l'Italia non esce dalla cosiddetta procedura d'infrazione ed è surreale che nel 2026 la seconda potenza industriale d'Europa debba dipendere da meccanismi e logiche dello zero virgola per sapere se può o non può investire nel suo futuro. Non sarà questo a condizionare la nostra voglia di investire e innovare".

Salvini: “In Manovra serve scostamento di bilancio da miliardi”

"Dobbiamo affrontare una legge di Bilancio che punta sugli investimenti, sullo sviluppo, sul futuro, sulla riforma delle pensioni, sull'aumento degli stipendi, quindi a me dello zero virgola in più o in meno interessa zero”, ha detto ancora il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini. "Solo come ministero a me servono 8 miliardi cash a fine anno per pagare i lavori già fatti". Per cui in manovra "è evidente che serve uno scostamento di bilancio da miliardi", ha sottolineato.

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M5s: “Con crescita azzerata conti sballano”

I parlamentari M5S delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato hanno dichiarato: “A scanso di equivoci: qui nessuno vuole festeggiare il mancato raggiungimento di un deficit/pil 2025 sotto il 3%. Però dobbiamo dirci al verità: come volevasi dimostrare, solo con la crescita si tengono i conti in ordine. I dati Istat di oggi certificano che aver fatto quattro anni di austerità a colpi di avanzo primario, e quindi di tagli e tasse, e aver imbellettato i conti con escamotage vari, come la riclassificazione in bilancio dei crediti d'imposta edilizi, ha portato al nulla: deficit ancora sopra il 3%, debito pubblico in aumento e pressione fiscale da record, nonostante in piccola variazione al ribasso per il 2025. Per questo assume ancora più forza il messaggio che arriva da Nova e che ancor di più facciamo nostro: servono massicci investimenti pubblici e un vero taglio delle tasse per rimettere il Paese su una traiettoria di crescita. Oggi più che mai il ministro Giorgetti deve guardarsi allo specchio e trarne tutte le dovute conclusioni".

Grimaldi (Avs): “Istat certifica il fallimento del governo”

"Giorgetti prende atto: niente uscita anticipata dalla procedura d'infrazione. Lo sapevamo già. Lo dicevano i dati Eurostat, deficit al 3,1% e debito al 137,1%. Hanno firmato il nuovo Patto di stabilità e poi chiesto di sospenderlo. Nessuna flessibilità sull'energia. Il bilancio di tre anni è 36 mesi di fila di calo della produzione industriale e una crescita a zero. Un'Italia più povera e più ricattabile. Salari da fame, precarietà, 5,7 milioni in povertà assoluta, 5,8 milioni che rinunciano a curarsi. E con questi numeri se la prendono con i bambini nati da genitori stranieri. Smettano di rammaricarsi e di inventare nemici. Serve cambiare tutto a partire dalle politiche economiche e industriali, serve cambiare tutto a partire da chi sta al governo del Paese”, ha dichiarato il vicecapogruppo di AVS alla Camera Marco Grimaldi.

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In stima deficit 2025 peggioramento di 355 milioni

La revisione dell'Istat sul deficit del 2025 evidenzia un "peggioramento" della stima per 355 milioni. Per il 2025, si spiega, la revisione "è stata al rialzo sia per le entrate, 1.991 milioni, sia per le uscite, 2.346 milioni, con un peggioramento della stima dell'indebitamento netto di -355 milioni". "Per le entrate le revisioni sono imputabili a rettifiche nella stima della produzione vendibile e per uso proprio (+1.758 milioni), delle altre entrate correnti (+538 milioni) e delle entrate in conto capitale (+536 milioni). Queste revisioni al rialzo sono state in parte compensate da quelle al ribasso delle imposte (-794 milioni), in particolare quelle indirette sull'energia, e dei contributi sociali (-47 milioni). La revisione delle uscite correnti è risultata di -142 milioni, a sintesi di  rettifiche positive per le altre uscite correnti di +1.271 milioni e negative per tutte le altre poste. Le uscite in conto capitale sono state riviste al rialzo (+2.488 milioni), principalmente per gli investimenti".

Istat rivede al rialzo Pil 2025, al +0,6%

Nel 2025 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima del marzo scorso. Lo comunica l'Istat diffondendo le statistiche sui conti  economici nazionali 2010-2025. Sulla base dei nuovi dati, nel 2024 il Pil in volume è aumentato dell'1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali. Nel 2025 la pressione fiscale si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.

Debito nel 2025 rivisto al ribasso al 136,7% del Pil

Il debito nel 2025 è pari al 136,7% del Pil, in aumento dal 134,2% del 2024. È quanto risulta dai dati contenuti nella nota dell'Istat sui Conti economici nazionali 2010-2025, da cui emerge una revisione al ribasso del dato dello scorso anno, rispetto alla precedente stima di aprile (137,1%). Dalle tabelle risulta una limatura al ribasso anche per il debito del 2024 (ad aprile era stimato al 134,7%). Limati anche i dati dei due anni precedenti: il dato del 2023 è rivisto al 134% (dal 133,9%), quello del 2022 al 138,3% (dal 138,4).

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