Isolotto nel Po, Legambiente: «Questo non è automaticamente un problema idraulico. Il fiume va dragato solo se necessario»

2026/09/21

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ADRIA (ROVIGO) - «Il Po non è un canale di scolo ed un isolotto non è automaticamente un problema idraulico». È la replica di Legambiente Delta del Po Adria alle voci che, ciclicamente, in autunno, puntano il dito sull'enorme isolotto creatosi sotto il ponte tra Adria e Corbola e sulla necessità di una maggiore manutenzione degli alvei. Una risposta che riaccende il confronto sulla gestione del “grande fiume” e, soprattutto, sull’opportunità di intervenire con il dragaggio ogni volta che si formano banchi di sedimenti nell’alveo.

VECCHIA RICETTA

Per Legambiente la presenza dell’isolotto non può essere considerata la prova di una situazione di pericolo. «Si sta riproponendo una vecchia ricetta, quella di pulire e dragare il fiume» sostiene il Circolo che invita a guardare alla morfologia complessiva del grande fiume. «Basta osservare una vista satellitare dell’asta del Po per rendersi conto che quello sotto il ponte non è un fenomeno isolato. Barre di sedimenti, banchi e formazioni colonizzate dalla vegetazione sono presenti in diversi tratti».


SEDIMENTI TRASPORTATI

A cambiare sarebbe la visibilità del fenomeno visto che l'’isolotto sotto il ponte lo vedono tutti passando in auto. Secondo Legambiente, «un corso d’acqua naturale non è un tubo rigido: trasporta acqua e sedimenti e modifica continuamente la propria geometria; dove la pendenza è ridotta, la corrente perde capacità di trasporto e parte dei materiali si deposita. Quando un banco emerge durante i periodi di magra la vegetazione può attecchire e contribuire alla sua stabilizzazione».
Per Legambiente non si può trasformare ogni isolotto in emergenza ma è soprattutto sul ricorso al dragaggio il Circolo prende le distanze. «Presentare il dragaggio come soluzione significa dimenticare la storia del Po» spiega l'’associazione che richiama gli effetti dell’estrazione di sedimenti praticata massicciamente in passato», indicando tra le conseguenze l’incisione dell’alveo, i problemi legati alla stabilità delle infrastrutture e modifiche alla dinamica delle falde e al trasporto solido verso il Delta».

La replica è rivolta anche al tema della contrapposizione fra tutela ambientale e mondo agricolo. «Non accettiamo che la tutela ambientale venga descritta come un ostacolo alla sicurezza del territorio o come una posizione ideologica contro il mondo agricolo - afferma il Circolo - e gli agricoltori del Delta hanno bisogno di sicurezza idraulica tanto quanto tutti gli altri cittadini».

INTERVENTI MOTIVATI

Legambiente precisa quindi di non essere contraria agli interventi di manutenzione quando siano motivati da un rischio concreto. «Una cosa è chiedere la manutenzione puntuale di un’opera quando esiste un rischio documentato. Un’altra è utilizzare la presenza di un isolotto come pretesto per invocare il dragaggio indiscriminato dell’alveo. Se qualcuno sostiene che rappresenti un pericolo per il ponte, per gli argini o per il deflusso delle piene, indichi i dati tecnici che lo dimostrano. Siamo pronti a discuterne. La sicurezza del Polesine passa innanzitutto dalla manutenzione delle arginature, dal controllo delle opere idrauliche, dalla gestione delle golene e dalla capacità di laminare le piene lungo il bacino».

Il Circolo porta anche un esempio concreto. «Attorno alle pile di un ponte, per esempio, è doveroso intervenire se si accumulano tronchi e detriti che riducono effettivamente il deflusso. Ma questo è un problema completamente diverso dal dragaggio generalizzato».

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