Roma, 16 luglio 2026 – È passato un mese dall’accordo firmato a Versailles da Donald Trump, al quale avrebbe dovuto seguire un negoziato di sessanta giorni. La tregua, però, non è durata neppure quattro settimane e il conflitto si avvicina a un nuovo punto di rottura.
Teheran non arretra, Washington intensifica i raid e l’allargamento regionale non è più solt un’ipotesi. Nella notte il presidente americano si rivolgerà alla nazione, dedicando – almeno nelle indiscrezioni della vigilia – pochi passaggi all’Iran e concentrandosi sulla sicurezza del voto e sulle elezioni di metà mandato.
Rischio allargamento del conflitto
Lo Stretto di Hormuz è tornato quasi deserto. Il controllo iraniano e gli attacchi americani hanno ridotto il traffico commerciale. Il Centcom ha annunciato una nuova ondata di raid, la quinta sera consecutiva, contro centri di comando, difese aeree, sistemi missilistici e di droni, strutture di sorveglianza costiera e obiettivi nell’area di Bandar Abbas. I pasdaran hanno risposto rivendicando attacchi contro installazioni statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrein. Amman afferma di avere intercettato otto missili senza vittime né danni.
La liberazione della cittadina irano-americana Dena Karari ha prodotto una distensione durata poche ore. Trump ha ringraziato Teheran per il “gesto di buona volontà”, ma subito dopo sono ripresi gli attacchi. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato gli Usa di sfruttare ogni occasione per colpire l’Iran.

Gli Usa hanno lanciato una serie di attachi contro l'Iran
La carta Houthi
La minaccia più grave riguarda ora Bab el-Mandeb, porta d’accesso al Mar Rosso e alla rotta di Suez. Secondo fonti vicine ai ribelli yemeniti, gli Houthi avrebbero già schierato missili e droni sulle alture che dominano Hodeidah e il Golfo di Aden, in attesa dell’ordine di colpire le navi mercantili. Un blocco simultaneo di Hormuz e Bab el-Mandeb paralizzerebbe le due principali rotte energetiche del Medio Oriente, aggravando la crisi dei trasporti e dei prezzi.
Gli Houthi hanno inoltre minacciato le infrastrutture petrolifere saudite se Riad dovesse entrare nel conflitto. Teheran torna a chiedere alle monarchie del Golfo di non concedere agli Stati Uniti l’uso delle basi.
Trump e il voto
Trump ha rilanciato la battaglia sull’“integrità delle elezioni”, denunciando interferenze straniere e scarsa sicurezza delle macchine per il conteggio. Ha chiesto l’approvazione del ‘Save America Act’, che limita il voto per posta e introduce l’obbligo di un documento. La scelta inquieta parte dei repubblicani, convinta che insistere sulle presunte irregolarità del 2020 possa produrre un effetto boomerang e distogliere l’attenzione da economia e carovita. Un sondaggio Washington Post-Ipsos attribuisce al presidente il 37% di gradimento, che scende al 33% sull’economia e al 29% sull’Iran.
La missione italiana in Libano
Sul fronte libanese emerge un possibile ruolo italiano. Durante i colloqui di Roma tra Israele, Libano e Stati Uniti, i mediatori avrebbero proposto l’impiego di soldati italiani per monitorare il disarmo e lo smantellamento delle infrastrutture di Hezbollah nelle prime “zone pilota” del Sud.
Fonti italiane parlano di osservazione, pattugliamenti limitati e attività di reporting lungo la Blue Line, nell’ambito di una possibile nuova missione Onu coerente con la risoluzione 1701. La proposta è al vaglio delle parti e la Farnesina non ha commentato. L’obiettivo è accompagnare il ritiro graduale israeliano e il dispiegamento dell’esercito libanese. “Usa e Israele ci rispettano”, ha commentato il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
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