Foto: Il Tempo
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11 settembre 2026
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«Sigfrido Ranucci ormai fa solo teorie del complotto. E l’ultima, quella che racconta della cospirazione tra Peter Thiel, il sottoscritto, Daniele Capezzone e Alessandro Sallusti è particolarmente ridicola. Ranucci può stare tranquillo: in quegli incontri si è parlato di molte cose, ma non certo di lui. La verità è che attacca Esperia così spesso perché abbiamo osato criticarlo, come fosse lesa maestà». Pietro Dettori, esperto di comunicazione digitale e patron della piattaforma Esperia, ha commentato così le parole sul suo conto spese da Sigfrido Ranucci sul palco della festa di Avs l’altro ieri
Dettori, Ranucci l’ha messa, con il direttore Capezzone e altri insieme nientemeno che a Peter Thiel di Palantir in un grande disegno globale volto ad instaurare quella che lui ha chiamato «la democrazia della sorveglianza». Cosa dice?
«Lui ormai fa solo teorie del complotto, in questo caso citando, male, le lezioni che Thiel ha tenuto anche a Roma. Le ha trasformate in un incontro a porte chiuse con me e il direttore Capezzone per chissà quali finalità, quando in realtà erano solo delle elezioni a cui hanno partecipato centinaia di persone. E in cui si è parlato di moltissime cose, del futuro dell’Occidente, delle dinamiche in atto tra le potenze, di teologia, di filosofia, ma di sicuro non si è parlato di Sigfrido Ranucci, che è un argomento di cui non interessava nulla nessuno. Quindi, secondo me, può stare molto tranquillo».
Ha anche descritto la Silicon Valley come il covo della «tecnodestra».
«Lui mette insieme dei pezzi di un puzzle completamente a caso. Se dici che la Silicon Valley è un covo di fascisti questo vuol dire che non ha idea di cosa stai parlando, anche a livello di sensibilità politica».
Il delirio di Ranucci: complottone mondiale Esperia-Il Tempo-Thiel
L’ex conduttore di Report ha parlato anche, con toni poco lusinghieri, del suo passato professionale e politico.
«Sì, dicendo cose totalmente false. Dice che quando lavoravo nel M5S avrei creato una serie di siti non ufficiali, non collegati a Movimento, che però riprendevano gli stessi contenuti e che ora farei le stesse cose per le politiche Maga con Esperia. Ma di Maga sulla nostra piattaforma non c’è niente, anche perché è una cosa tutta americana. Poi ha aggiunto che noi saremmo una cassa di risonanza sia di Israele che dei "giornali di Angelucci", come li chiama lui. Insomma, una serie di bugie sul mio conto assurde. Una teoria del complotto in cui manca solo il cappellino di carta stagnola in testa».
Non è la prima volta che Ranucci vi attacca. Perché secondo lei?
«Diciamo che lui all’inizio se l’è presa con Esperia per un fatto di lesa maestà, perché noi abbiamo osato criticarlo. E poi perché Esperia ha raccontato il caso Lavitola e tirato fuori i vari passaggi del libro che raccontavano dei suoi rapporti con le stagiste e con le fonti, poi diventati un tema pubblico... Insomma, tutti quelli che provano a parlare delle cose che lo riguardano vengono presi di mira da lui. Noi, come Il Tempo e diversi altri giornali».
Comiziaccio di Ranucci tra deliri e tentazione di discesa in campo
Lei crede che Ranucci possa davvero scendere in politica?
«Diciamo che se accadesse non sarebbe una sorpresa, anche perché lui è da un paio d’anni che gira in lungo e in largo l’Italia come farebbe un leader politico che si sta costruendo un suo consenso. Quindi se da un giorno all’altro fosse candidato non ci vedrei nulla di strano. È già successo, Salis e Sumahoro docet».
Sul caso dell’attentato che idea si è fatto?
«Ogni giorno sembra che esca un qualcosa in più. Quello che mi lascia perplesso è che Ranucci pare di avere il potere di scoprire complotti globali che uniscono Thiel, Musk, Capezzone ed Esperia, però poi non si è reso conto del complotto ordito dal suo fraterno amico Lavitola. Quindi non penso che sia in grado di poter indicare chissà quali cospirazioni globali quando non ha visto cosa gli stava succedendo sotto casa».