Intelligenza Artificiale a scuola, Invalsi: ‘Primi risultati incoraggianti, ma servono competenze di base e pensiero critico’ - Tuttoscuola

2026/09/24

Categories: education

L’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento di supporto per la scuola, ma non può sostituire le competenze fondamentali, il ruolo degli insegnanti e la dimensione relazionale dell’apprendimento. È questo il quadro emerso dall’audizione del presidente dell’Invalsi Roberto Ricci davanti alla Commissione Cultura della Camera, dedicata agli esiti della sperimentazione sull’utilizzo dell’IA nelle scuole secondarie di primo e secondo grado promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. La prima fase della sperimentazione si è conclusa e, secondo Ricci, i risultati iniziali offrono indicazioni positive, anche se saranno necessari ulteriori approfondimenti per valutare gli effetti nel medio periodo.

«Si è conclusa la prima fase della sperimentazione dell’IA a scuola – ha spiegato il presidente Invalsi –. I primi esiti che abbiamo, poi servirà un approfondimento, sembrano incoraggianti. Riscontriamo esiti positivi nel superamento di alcune difficoltà degli studenti».

Una valutazione prudente, dunque, che evidenzia opportunità ma anche limiti ancora da analizzare.

Il nodo delle competenze: l’IA funziona se gli studenti sono preparati

Uno degli aspetti sottolineati da Ricci riguarda il rapporto tra strumenti di intelligenza artificiale e competenze di base. La tecnologia, secondo il presidente Invalsi, può produrre benefici soltanto se inserita in un percorso educativo solido. «Il ruolo centrale lo hanno le competenze di base per poter giovare opportunamente dei vantaggi dell’IA», ha affermato.

Il rischio, infatti, è che l’intelligenza artificiale venga utilizzata come scorciatoia, senza sviluppare capacità autonome di comprensione, analisi e rielaborazione. Per questo, accanto alle potenzialità degli strumenti digitali, resta centrale la missione della scuola: formare persone capaci di ragionare, valutare informazioni e prendere decisioni consapevoli. «Le ombre sono legate al fatto che non vediamo esiti diretti sugli apprendimenti in alcuni contesti», ha aggiunto Ricci, richiamando la necessità di distinguere tra l’effetto immediato dell’utilizzo dell’IA e il reale miglioramento dei processi educativi.

La tecnologia entra in classe, ma il docente resta centrale

Il dibattito sull’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle scuole si inserisce in una più ampia riflessione sul futuro della didattica. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva annunciato nei mesi scorsi l’avvio di un programma nazionale sull’IA in collaborazione con Invalsi, collegato anche agli interventi per il contrasto ai divari territoriali. Tra le misure indicate dal ministro figura un piano di formazione da 100 milioni di euro rivolto a docenti e studenti, con attività laboratoriali finalizzate a utilizzare l’IA come strumento per rafforzare le competenze. L’obiettivo dichiarato è quello di accompagnare le scuole nell’adozione consapevole delle nuove tecnologie, evitando però una visione esclusivamente tecnologica dell’innovazione.

«Guai se dovessimo considerare l’IA una protesi che rischia di atrofizzare l’arto, ossia l’intelligenza umana», aveva dichiarato Valditara, sottolineando la necessità di mantenere al centro il ruolo della persona e delle relazioni educative. Secondo il ministro, strumenti come libri, scrittura manuale e materiali tradizionali continueranno ad avere un ruolo nella formazione degli studenti, mentre l’intelligenza artificiale dovrà essere utilizzata come supporto e non come sostituto dei processi cognitivi.

Una sfida anche per la formazione degli insegnanti

L’ingresso dell’IA nella scuola pone inevitabilmente una questione di formazione del personale. Per utilizzare questi strumenti in modo efficace, i docenti dovranno acquisire nuove competenze, non soltanto tecniche ma anche metodologiche e pedagogiche. La domanda centrale non riguarda infatti solo “come usare” l’intelligenza artificiale, ma “perché” e “quando” utilizzarla nel percorso didattico. Un uso efficace potrebbe riguardare, ad esempio, la personalizzazione degli apprendimenti, il supporto agli studenti in difficoltà, la creazione di materiali didattici differenziati o l’analisi dei percorsi di apprendimento. Ma restano fondamentali la capacità dell’insegnante di progettare le attività e quella dello studente di sviluppare autonomia.

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