Insta360 Luna Ultra in prova: sfida a DJI. Recuperati in un colpo 8 anni di gap sulle pocket camera

2026/07/16

Categories: technology

Insta360 Luna Ultra in prova: sfida a DJI. Recuperati in un colpo 8 anni di gap sulle pocket camera

Non solo non ha timori reverenziali, ma Insta360 si permette lo "sgarro" di passare davanti alla rivale DJI lanciando per prima la pocket camera a doppia ottica. Luna Ultra si ispira molto al modello delle Osmo Pocket ma sa andare anche oltre. E, con gli ultimi firmware, ha raggiunto una solidità e una maturità non certo da opera prima. La nostra prova esplora nel dettaglio i tanti pregi e qualche limite di questa incredibile videocamera da taschino.

di  Gianfranco Giardina  -  16/07/2026 13:16 0

Luna Ultra: si chiama curiosamente con un nome "italiano" l'ultima importante creatura di Insta360, il prodotto con il quale scaglia il proprio attacco frontale a DJI, società che oramai è stata messa nel mirino in una lotta tutta cinese.

La Insta360 Luna Ultra è chiaramente ispirata alla DJI Osmo Pocket, giunta oramai alla quarta generazione, e trae più di qualche elemento dal reverse engineering delle 4 generazioni del prodotto concorrente che da 8 anni oramai domina questo mercato. Ma Insta360, si capisce subito, vuole fare un salto in avanti rispetto ai risultati già ottenuti dalla più celebre gimbal camera alzando non poco l'asticella, per lo meno fino al livello e oltre rispetto alla Osmo 4P, la versione "professionale", che DJI si appresta a lanciare nelle prossime settimane e che di fatto la Luna Ultra ha "bruciato" con un lancio anticipato nel tempo.

Infatti Luna Ultra è già in commercio e ha la vistosissima caratteristica che differenzia anche la Osmo 4P, di cui è una specie di gemella diversa: entrambi gli apparecchi hanno una doppia ottica e doppio sensore, con disposizione orizzontale Insta360 e layout verticale DJI.

In questa prova abbiamo condensato tutte le considerazioni che abbiamo fatto in oltre un mese di utilizzo della Insta360 Luna Ultra, che è stata in pianta stabile nel nostro zaino. In particolare, il bundle da noi testato è il pacchetto Creator, che oltre a una pochette, la batteria aggiuntiva e una lente addizionale grandangolare, aggiunge anche un trasmettitore Mic Pro (quello con l'e-ink sul frontale per intenderci), in grado di connettersi senza ricevitore alla Luna Ultra.

Il bundle Creator di Luna Ultra

Una prova che esce con un po' di necessario ritardo: nelle prime settimane dal lancio, si sono susseguiti, a cadenza molto serrata, una serie di nuovi firmware che di fatto hanno via via messo a punto le prestazioni che inizialmente, con i firmware 0.x, erano spesso "ballerine". Un'abitudine di Insta360 - quella di lanciare prodotti da ottimizzare ancora via software - che è nemica delle prove: le considerazioni di oggi potrebbero essere smentite dai firmware di domani. Il rischio c'è comunque anche adesso, malgrado i tanti aggiornamenti fatti. Anzi, ad onor del vero, proprio mentre scriviamo, stiamo scaricando la versione 1.0.47, l'ultima disponibile: tutte le nostre riprese - per chiarezza - sono state fatte con versioni precedenti. Ma non potevamo rimandare ancora l'uscita dell'articolo. Trattandosi poi di un prodotto finalizzato alla ripresa video, consigliamo la visione della (lunga) videoprova che esemplifica con le immagini, i concetti da noi espressi in questo articolo.

La videoprova completa di Luna Ultra con tutte le immagini test

Luna Ultra porta il tele nelle camere pocket

La Osmo Pocket ha definito un nuovo segmento: non c'è oramai evento o conferenza stampa in cui, al momento buono, apprecchietti di questo tipo non saltino fuori da ogni tasca; e non è raro vedere immagini ai telegiornali girate proprio con le pocket camera. Insta360 non aveva alcuna esperienza su questo fronte, anche se in gamma ha da anni una camera con mini-gimbal, la Link (arrivata ora alla generazione 2). Ma quest'ultima è più che altro una webcam pan&tilt più che una camera stabilizzata. L'algoritmo di controllo dei motori per garantire una stabilizzazione in tempo reale era per Insta360 tutto da inventare. E - lo chiariamo subito - gli ingegneri di Luna sono stati bravi: la camera funziona e stabilizza, pur essendo una prima generazione.

Ecco Insta360 Luna Ultra: attacco diretto a DJI Osmo Pocket. Doppia camera con sensore da 1" e controller wireless

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Ma soprattutto, la versione Ultra (c'è anche quella Pro, mono-camera), introduce, come dicevamo, la doppia camera: una principale da 20mm di focale equivalente e sensore da 1 pollice che è capace di zoomare per via digitale fino (quasi) a 3X. A 60mm di focale equivalente interviene la fotocamera tele: sensore un po' più piccolo, da 1/1,3", che spinge l'inquadratura iniziale fino a 6X (120mm) senza perdita di risoluzione e prosegue in continuo fino a 12x (240mm) con uno zoom digitale con perdita.

In centro tra le due ottiche si scorge un sensore di temperatura di luce finalizzato al miglior bilanciamento del bianco. Molto preciso, ma reagisce non immediatamente: bisogna lasciargli il tempo di valutare a pieno la scena e poi registrare.

E la grande differenza è tutta qui, in quel tele: per la prima volta una pocket camera va su focali così lunghe, focali che sono precluse anche alla stragrande maggioranza degli smartphone che di fatto sono i principali competitor delle pocket camera. Così effettivamente la gara non si pone più: la Luna Ultra può fare riprese che gli smartphone non possono fare, per lo meno con un sensore di quelle dimensioni e con un'ottica di quella qualità. A proposito dell'ottica: quella della camera principale è una Summicron F1.8 disegnata da Leica, a garanzia di nitidezza assoluta. Sempre Leica ci ha messo lo zampino nella calibrazione cromatica della macchina e in una serie di profili colore, come vedremo più avanti.

Ma le unicità di Luna Ultra non finiscono qui: un altro elemento distintivo, che supera anche la Osmo 4P, è la possibilità di staccare l'intero blocchetto di display e comandi, che diventa un vero e proprio telecomando con feedback visivo, da usare a distanza per esempio per autoinquadrarsi e girare uno stand-up in configurazione da "one man band". Non solo, il piccolo telecomando integra anche un microfono: infatti quando il blocchetto è separato dall'unità principale, il telecomando diventa anche un trasmettitore radiomicrofono e permette quindi al soggetto ripreso di parlare ed essere catturato adeguatamente (come si vede anche nella nostra video-recensione).

Sul fronte delle riprese, Luna Ultra cattura immagini a 1080, a 2,7k, in 4K e anche in 8K, a frame rate differenziati a seconda della risoluzione. In Full HD arriva anche a 240 fps, per un rallenti 8x; in 4K ci si ferma a 120, mentre in 8K non si va oltre i 30 fps.

Da segnalare anche una memoria interna da 47 GB interamente disponibile per eventuali riprese: anche se finisce la micro SD card non si resta a piedi.

Veniamo ai prezzi: il kit standard, con la camera e qualche accessorio di base, costa 729 euro. A 929 euro invece c'è il kit Creator (quello che abbiamo provato) che comprende anche la batteria aggiuntiva, il radiomicrofono, la pochette di trasporto e una lente addizionale ultra grandangolo. Siamo ben sopra la Osmo Pocket 4 (che però ha una sola ottica) e a un livello probabilmente simile al quale si posizionerà la Osmo Pocket 4P quando sarà disponibile, probabilmente entro qualche settimana da quando scriviamo.

L'ergonomia: resta una camera tascabile, ma la doppia ottica e la custodia di protezione la "ingrassano"

Non c'è dubbio che Luna Ultra resti nella categoria delle camere pocket. Ma va detto che l'impugnatura non piccolissima e soprattutto la custodia di protezione in plastica, indispensabile per la convivenza sicura nello zaino con altri oggetti, finiscano per conferire alla macchina un volume non proprio da "tasca". Vicino a una Osmo Pocket "tradizionale", le dimensioni aumentano sia in altezza che in sezione. Non è un male: la camera si impugna bene e resta usabile, anche in considerazione del fatto che inevitabilmente ci sono tanti controlli.

Al classico joystick e al tasto rec, si aggiunge anche il bilanciere dello zoom. Inoltre, subito sotto il display, ci sono due tasti aggiuntivi che possono essere programmati a piacere dell'utente per dare accesso immediato a determinate funzioni, come per esempio i profili colore o la correzione dell'esposizione. Tutto il pannello comandi, display compreso, come dicevamo, si stacca dal corpo macchina e diventa un telecomando con un raggio di utilizzo utile di una ventina di metri e sulle cui performance diremo più avanti.

La carica è via USB e il connettore si trova sotto la base. Proprio come nel caso di DJI, c'è un piccolo addendum da agganciare nella parte bassa che ripete la porta USB verso il lato posteriore e soprattutto mette a disposizione l'inserto filettato per l'aggancio a treppiede, cosa che può essere molto utile, dato che la Luna Ultra si può anche trasformare in una vera e propria camera "pan-tilt-zoom" remotata.

E poi, cosa molto ben studiata, la base aggiuntiva nasconde anche tre braccetti metallici che di fatto formano un mini-treppiede per un appoggio volante su un muretto, una mensola o un tavolo.

Nel nostro kit più "ricco" (si sfiorano i 1000 euro), c'è anche il modulo aggiuntivo un po' più alto rispetto al "cubetto" base, che non solo offre l'inserto filettato e il mini-treppiede integrato, ma anche una batteria aggiuntiva in serie con quella principale, capace di estenderne la durata.

La pochette presente nel kit Creator è carina e ben organizzata e consente di tenere tutti gli accessori in ordine, insieme alla macchina.

La qualità di ripresa: il video è sempre a 10 bit. Ottimi margini di manovra in post-produzione

La Luna Ultra ha tre modalità di ripresa video fondamentali: standard, I-Log e Dolby Vision. La prima è la modalità classica, non HDR, nello spazio colore Rec.709; la seconda permette di catturare immagini con il profilo I-Log di Insta360 (sono disponibili sul sito, anche se un decisamente nascosti, i file .cube con le LUT) dai quali poi estrarre in editing, dopo una fase di color correction, contenuti SDR o HDR; la modalità Dolby Vision è invece pensata soprattutto per chi vuole condividere al volo sui social i video senza editing particolare potendo comunque avere accesso a immagini HDR. Tutte e tre le catture sono comunque a 10 bit, cosa che permette di avere margini per una color correction che non crei disturbi o eccessivo rumore anche su contenuti girati in modalità standard.

La qualità di ripresa di Luna Ultra è molto buona, a tratti esemplare (ancora una volta consigliamo la visione della video-prova) soprattutto con la camera grandangolare, anche se un occhio attento rischia di scorgere un pizzico di edge enhancement di troppo sulle linee più contrastate; siamo comunque a un ottimo livello qualitativo, anche nelle condizioni di immagini complesse e nei controluce.

Attenzione: questo e quelli che seguono non sono fotografie ma frame capture catturati dal video e possono essere affetti dal normale motion blur. Si consiglia la visione della video prova per un'idea più corretta.

Si poteva prevedere che il passaggio alla camera secondaria, con sensore più piccolo e ottica non Summilux, potesse essere particolarmente penalizzante da questo punto di vista: invece no, dobbiamo dire che le immagini sono molto belle anche con l'ottica tele, a patto di non forzare troppo lo zoom (di cui diremo più avanti).

In alcune circostanze, la tendenza della macchina è quella di prediligere esposizioni molto aperte, un po' troppo chiare sui chiari e molto leggibile sugli scuri, per lo meno rispetto ai nostri gusti.

Per questo qualche volta, a seconda dell'estetica che si vuole raggiungere, è necessario o innestare qualcuno dei 9 profili colore disponibili per garantirsi un look un po' più sofisticato, un po' più cinematografico; oppure si può scegliere di catturare in standard e poi delegare la messa a punto a una fase successiva di color correction in fase di montaggio: il materiale a 10 bit è decisamente malleabile e si fa correggere facilmente senza grandi controindicazioni. Insomma, un po' il contrario delle catture della DJI Osmo Pocket, almeno quelle delle generazioni precedenti, che invece sono molto bilanciate in uscita ma poco inclini a farsi modificare in color, condizione in cui solarizzano ed espongono un rumore a tratti eccessivo.

Venendo ai profili colore, ci sono tre modalità espressamente pensate da Leica: Natural, Vivid e Chrome. Quello che noi preferiamo è il Leica Vivid, che aggiunge quel tocco di colore che rende le immagini ancora più piacevoli. Non si pensi a differenze clamorose: gli interventi di ogni profilo sono "gentili" e finalizzati proprio ad avere file già pronti per essere montati, magari su uno smartphone, senza un passaggio in color correction.

Le immagini controluce reggono la botta e anche il lens flare, pur presente e inevitabile, è esteticamente interessante e va derubricato quasi sempre tra gli effetti piacevoli, in alcuni frangenti dal gusto quasi cinematografico.

La gamma dinamica è molto interessante, anche in modalità standard, con chiarissimi che non si bruciano completamente e scuri che restano sempre ben leggibili.

Le riprese in bassa luce: la Luna Ultra è un animale notturno

Se le immagini diurne sono certamente belle, quelle in serali lasciano spesso a bocca aperta: la luminosità dell'ottica conta e il processing del segnale è evidentemente ben fatto. Così, malgrado una sensibilità ISO che si ferma a 6400, le immagini notturne sono davvero belle, sature, non rumorose (salvo quelle fatte con il tele upscalato 12x), ancora ben dettagliate. Insta360 ha predisposto addirittura una modalità specifica per fare le riprese di notte che aggiunge un ulteriore filtro di correzione in tempo reale, così potente che lo stesso menù informa che la camera potrebbe scaldare particolarmente con questa funzione attiva.

Il risultato è mediamente eccellente, come si può facilmente vedere nella nostra videoprova, con colori che restano saturi anche quasi al buio e una quantità di rumore, nelle riprese in modalità standard, assolutamente sotto controllo.


L'unico vero consiglio è quello di tenersi alla larga dallo zoom 12x se la luce è poca: l'ingrandimento digitale, che in circostanze luminose riesce a mascherarsi benino, in condizioni difficili viene a galla forte e chiaro, con la dimensione del rumore che risulta troppo visibile (viene ingrandito anche lui) e una perdita sensibile di dettaglio che dà una sensazione di bassa qualità.

Zoom 12x dallo stesso punto di ripresa del frame precedente

Va segnalato ancora qualche problema qua e là, forse risolvibile nelle prossime versioni di firmware: innanzitutto, in condizioni di luminosità bassa in luce mista, soprattutto con la camera tele, l'esposizione a tratti non è stabile, come se in alcune condizioni entrasse un pilotaggio diverso del sensore, con un guadagno più alto. Compare occasionalmente quindi un repentino sbalzo di luminosità che inficia la qualità della ripresa. Non siamo però riusciti a trovare le condizioni che replichino meccanicisticamente il problema e quindi neppure abbiamo identificato per ora la causa certa.

Il secondo problema riguarda alcuni circuiti di correzione delle immagine in basse luci che da un lato, oggettivamente, fanno miracoli; ma dall'altro creano anche delle distorsioni geometriche un po' "ondeggianti", soprattutto sul quadrante sinistro inferiore dell'immagine. Anche qui va capita la natura del problema, problema che si scopre, ovviamente, solo riguardando le immagini e non al momento della cattura dal piccolo display. E questo è forse il maggior limite di questa Luna Ultra (come anche di tutte le pocket camera): il display è troppo piccolo per vedere chiaramente sul campo la qualità dei dettagli della ripresa.

Il gimbal: già maturo alla prima generazione

Una camera stabilizzata ha come compito specifico quello di… stabilizzare l'immagine. In questo caso il compito è più complesso del normale, perché un conto è stabilizzare un'immagine grandangolare e tutt'altro è avere a che fare con una focale di 120 mm e oltre. La stabilizzazione della Luna Ultra è buona, soprattutto nelle ultime versioni di firmware (inizialmente era un po' brusca). Come è normale che sia, nelle camminate, non può compensare l'asse Z, che quindi resta sensibile se non si compie una camminata sufficientemente "felpata"; ma anche nella corsa gli scuotimenti sono compensatissimi e resta solo un po' di sbandieramento sulle sterzate repentine. Ovviamente da menù è possibile regolare la sensibilità e la risposta della stabilizzazione per adattarsi al meglio al movimento che si intende fare. Alla luce dei risultati possiamo dire che questo gimbal non ha nulla da invidiare a quello della Osmo Pocket, malgrado la grandissima esperienza degli ingegneri DJI sugli algoritmi e sugli attuatori di stabilizzazione, derivanti anche dalla lunga esperienza sui droni. Un minimo di instabilità, quando si è in macro a 12x, va comunque messa in conto, è inevitabile: se proprio si vuole si potrà poi mitigare in post-produzione.

Lo zoom 12x: un'esperienza nuova per una pocket camera

Una delle novità portate sul mercato da Insta360 Luna Ultra è la possibilità di avere uno zoom (apparentemente) continuo tra i 20mm equivalenti della focale più corta e i 240mm di quella più tirata. Come abbiamo detto, questa escursione è ottenuta con due camere combinate e con l'impiego di zoom digitale che, nell'ultima moltiplicazione da 120 a 240 diventa "con perdita", ovverosia a risoluzione interpolata.

A dispetto di tutta questa "composizione" di strategie, la zoomata appare abbastanza continua e graduale, salvo l'inevitabile saltino attorno ai 3x nel passaggio da una camera all'altra: al di là del cambio di sensore, la posizione delle due ottiche affiancata svela un minimo di errore di parallasse. Il bilanciere dello zoom non è ad attivazione graduale e neppure ha una curva di ease-in e ease-out; e la velocità della zoomata è costante, seppur regolabile da menù su tre livelli. Purtroppo, anche alla velocità lenta, lo zoom è troppo veloce per un movimento davvero morbido e professionale e onestamente eviteremmo di utilizzare lo zoom durante riprese "importanti". Più utile, in preparazione alla ripresa, è lo zoom a step, attivabile con un solo colpetto sul bilanciere dello zoom: in questo caso si salta da 1x a 2x e quindi a 3x, 6x e 12x, così da muoversi velocemente alla focale preferita.

In termini di dettaglio e qualità, riprendendo in 4K, fino a 6X, non si vedono perdite di dettaglio e risoluzione particolari, soprattutto se si riprende in buona luce, e quindi a ISO bassi.

Superando i 6x e avanzando verso i 240mm di focale equivalente, l'immagine, vista su monitor grande, si sgrana inevitabilmente per, come dicevamo, degradarsi parecchio in caso di basse luci. Purtroppo tutto ciò non si vede sul piccolo monitor nel momento della ripresa ed è normale che sul campo l'appetito venga mangiando e venga voglia comunque di comporre l'immagine con una zoomata estrema a 12x. Sarebbe bello, per questo motivo, avere un'impostazione che limiti lo zoom a 6x, così da evitare, in caso di riprese di livello, di sperimentare nel campo dell'interpolazione per poi scoprire solo a casa che il dettaglio non ha retto.

Il grandangolo è ottimo ma il tele fa la differenza. Il tracking è formidabile

Gli utenti più esperti non faranno fatica a vedere la differenza: riprendere con un teleobiettivo non vuol dire solo ingrandire la parte centrale del fotogramma di un grandangolo, ma significa avere uno schiacciamento dei piani altrimenti impossibile. Le nostre riprese in viale della Conciliazione a Roma, in vista di San Pietro, sono eloquenti: San Pietro sembra subito alle nostre spalle anche siamo praticamente alla fine del viale, a circa 800 metri dalla Basilica.

Come dicevamo la tentazione di andare a 12x è molto forte e, guardando nel piccolo monitor, non si vedono i limiti di risoluzione. Va detto che in condizioni di buona illuminazione, quindi a bassi ISO, l'ingrandimento 12x produce immagini certamente accettabili mentre la situazione si degrada facilmente se la luce scende.

Con l'inquadratura molto stretta può fare molto comodo usare il tracking automatico, soprattutto nelle situazioni di autoripresa. Il sistema, che è basato anche su un modello AI, è decisamente valido e non si lascia ingannare neppure quando il soggetto si volta o viene temporaneamente occultato: una volta agganciato non viene mai lasciato.

Un'unicità di questo active tracking è il fatto che accetta anche di tracciare un gruppo di persone e non solo un soggetto singolo, funzione che può essere utile se si è più di uno davanti alla videocamera.

L'algoritmo di tracking - volendo proprio trovare qualche difetto - potrebbe migliorare nella composizione: nei movimenti trasversali sarebbe più corretto comporre l'immagine lasciando "aria" davanti al soggetto, assecondandone la camminata; invece il sistema tende a inseguire il movimento, lasciando più spazio dietro il movimento che davanti. Inoltre, il tracking al momento gestisce solo il movimento del gimbal ma non agisce sullo zoom: certamente in questo modo si ha più controllo sul risultato finale, ma in caso di avanzamenti potrebbe avere anche senso poter impostare un range di zoom in cui l'algoritmo possa operare liberamente. Un altro appunto sul taccuino degli ingegneri per le prossime versione di firmware.

Il telecomando rimovibile è un vero game changer

Un'altra unicità della Luna Ultra, forse la più distintiva, è il display-console di comando rimovibile. Se lo si stacca dal corpo macchina, in una frazione di secondo si connette wireless e continua ad essere perfettamente funzionante: una funzione terribilmente comoda, in unione con il mini-treppiede integrato, per farsi una ripresa in autonomia non "a sentimento" ma sapendo bene cosa si sta facendo. O anche solo per vedere bene l'inquadratura anche quando la piccola camera è posizionata in maniera impervia, magari in posizione molto ribassasta, o alzata ben oltre la linea degli occhi.

Certo, la stessa funzione (o quasi) è ottenibile collegando lo smartphone alla pocket camera, operazione che però è più laboriosa e certamente meno immediata. Il "quasi" è tutto nel microfono integrato nel telecomando, che diventa così un radiomicrofono: in questo modo non solo si controlla la camera a distanza ma si cattura anche la voce a distanza. Una distanza che non può essere infinita: e si supera una distanza di 30 metri (l'azienda dichiara 20 metri di range massimo) il segnale rischia di arrivare discontinuo o disturbato. Se "strappa" l'immagine ripetuta sul display non è un gran problema: sulla macchina l'immagine sarà catturata comunque alla perfezione; se invece si spezza l'audio, questo verrà salvato "sbagliato" e non ci sarà modo di recuperarlo, perché il telecomando, rispetto per esempio a un Mic Pro, non ha una memoria interna per salvare la traccia di sicurezza.

Va detto che il display-telecomando rimovibile è una soluzione per catturare una clip al volo, in maniera occasionale o per utilizzi particolari, e non da utilizzare di continuo, anche perché la batteria integrata è molto piccola (anche il telecomando lo è) e l'autonomia non certo infinita. Peccato che l'alimentazione e la ricarica del display rimovibile avvenga solo attraverso i contatti proprietari con il corpo macchina e non via USB-C, perché se così fosse si sarebbe potuto usare il sistema anche per remotare la camera in continua: se ci fosse questa necessità, si può comunque optare per il controllo remoto via smartphone.

La macro anche sul tele abilita nuove riprese. Peccato non poter regolare la velocità dei salti di fuoco

La Luna Ultra focheggia a breve distanza. Il fuoco minimo per l'ottica grandangolare è di 9 cm; ma quello che più conta è che è di 15 cm per l'ottica tele, il che significa un ingrandimento del soggetto decisamente notevole. Infatti le riprese che abbiamo fatto non smentiscono questo dato e sono vere e proprie riprese macro che è possibile fare senza avvicinarsi eccessivamente al soggetto.

Nel nostro caso, per esempio, abbiamo potuto seguire da vicino i movimenti di una mosca senza spaventarla o farla scappare; eppure l'inquadratura è veramente ravvicinata e lo sfondo completamente sfuocato. È questo il caso in cui la stabilizzazione torna utile: la stessa ripresa con uno smartphone a mano sarebbe molto difficile, tremolante oppure stabilizzata in elettronica, con gli artefatti del caso.

Passando da un soggetto ravvicinato a uno lontano, ovviamente c'è un salto di fuoco: la Luna Ultra lo fa, almeno per i nostri gusti, in maniera un po' troppo repentina, poco cinematografica. Purtroppo non c'è, tra le impostazioni, una regolazione della velocità dell'autofocus, ma solo la correzione del focus breathing, che abbiamo comunque attivato. In generale va comunque detto che l'autofocus si comporta bene, identificando il soggetto prevalente in maniera quasi sempre corretta. La cosa è particolarmente importante quando si riprende con l'ottica tele che ha una profondità di campo ridotta.

La ripresa in I-Log: c'è ancora qualcosa da mettere a punto. Dolby Vision OK

La promessa dei 14 stop di gamma dinamica è legata al fatto di girare in Log e poi passare a una color correction. Abbiamo provato la cattura in Log soprattutto in situazioni di gamma dinamica sfidante: sole al tramonto, luci intense, ombre profonde e così via. Come si può vedere nella nostra video prova, il risultato è soddisfacente solo in determinate condizioni, segno che c'è ancora qualcosa che va messo a punto o che non abbiamo colto appieno.

Chiariamo che la color correction "manuale" è stata minima: abbiamo optato quasi sempre per una applicazione quasi pedissequa della LUT ufficiale che è stata rilasciata da Insta360. La resa, nella maggior parte dei casi, non comporta vantaggi particolari rispetto a una comune ripresa standard, anzi la sensazione è che, in alte luci, non si guadagni gamma dinamica, anzi se ne perda un po'. Non solo, in molte situazioni c'è una perdita di dettaglio visibile e che sconsiglia, almeno per ora, di effettuare riprese in Log a cuor leggero.

Probabilmente nelle riprese in Log non vengono applicati i filtri di edge enhancement che invece riguardano la post in macchina sulle riprese standard, ma viene anche il sospetto che i parametri di ripresa della modalità Log (soprattutto la scelta degli ISO) vadano ancora messi a punto (noi abbiamo girato sempre in automatico, lasciando fare esposizione e altre scelte alla macchina). Infatti a noi il risultato non è parso sempre soddisfacente, se non in sequenze con gamma dinamica contenuta. Sarebbe stato molto utile avere la possibilità di caricare una LUT di preview sulla macchina per poter dare, seppur sul piccolo monitor, un'idea più precisa di come si sta esponendo e cosa si sta catturando: senza questo al momento riprendere in I-Log è un atto di fiducia un po' rischioso. Sarà un tema da approfondire con i prossimi aggiornamenti firmware.

Va più frequentemente a buon fine la cattura in Dolby Vision, che effettivamente è un bel HDR, bilanciato e dettagliato, per lo meno se lo si lascia tale e lo si visualizza su display e device compatibili. Editare una clip in Dolby Vision per un output sempre in Dolby Vision richiede invece un workflow complesso ed è sconsigliato per usi non professionali. In molti casi, comunque, un tonemapping in color correction della clip in Dolby Vision per un'esportazione in Rec.709 dà risultati buoni, probabilmente un pizzico migliori di quanto non faccia la macchina nella modalità automatica.

A questo proposito va ricordato che la cattura in modalità Dolby Vision è particolarmente esigente in termini di banda e mette alla frusta schede microSD non veloci.

Nel nostro caso è andata in crisi su alcune clip anche la scheda marchiata Insta360 che l'azienda ci ha dato espressamente per provare la macchina. Non a caso, Lexar, per esempio, ha lanciato una campagna pubblicitaria proprio citando la Luna Ultra, indicando le proprie card silver come "Dolby Vision Proof", e questo malgrado i dati di targa tra le due card corrispondessero.

Lo slow motion: bello e da usare di più

Lo slow motion è decisamente poco usato nei video amatoriali ma è un mattone indispensabile nel linguaggio cinematografico. Questa Luna Ultra è capace di un ottimo slow motion: in 4K arriva a 120 fps, in Full HD anche a 240 fps. Va detto che, purtroppo, quando si gira ad alti frame rate, per motivi che non ci sono noti, lo zoom non è utilizzabile e quindi si può riprendere solo alle focali principali delle due camere (20mm e 60mm).

Certamente una limitazione che non impedisce comunque la cattura di splendidi ralenti, come è possibile vedere nella nostra video prova. Ralenti che sono ulteriormente nobilitati, soprattutto nelle riprese a 3x, da una profondità di campo ridotta rispetto a quello che probabilmente potrebbe fare uno smartphone. Certo, non siamo ai livelli di una mirrorless, ma si possono ottenere ottimi risultati.

Timelapse e hyperlapse in macchina, soluzioni comode

Tra le diverse modalità di ripresa, la Luna Ultra ha anche le modalità timelapse e hyperlapse (che Insta360 chiama TimeShift). Si tratta ovviamente di accelerazioni che è possibile fare anche in post produzione, ma catturando filmati molto lunghi e pesanti. Poterli fare in macchina vuol dire occupare meno memoria con video molto più brevi. In questo caso la differenza la fa l'usabilità del menù nel configurare tutti i parametri: la Luna Ultra da questo punto di vista eccelle, con menù facili e ben congegnati, frutto dell'esperienza già maturata con i tanti modelli di camere 360 del brand.

Per i timelapse, oltre a poter configurare la frequenza di scatto, la durata della ripresa e la risoluzione, è possibile anche selezionare alcuni preset con i parametri già ottimizzati per i soggetti più frequenti. Nel caso degli hyperlapse, invece si imposta solo il moltiplicatore di velocità della ripresa, visto che si prevede che la cattura sia più breve e comunque presidiata. Il risultato è molto interessante, migliorabile forse solo per quello che riguarda la stabilità dell'esposizione negli hyperlapse, forse un po' troppo in balia delle mutazioni di luce dei diversi fotogrammi catturati.

E poi c'è la fotocamera, anche 360, ma multi scatto

Da non dimenticare poi la funzione di fotocamera della Luna Ultra, probabilmente non il motivo per il quale si compra questo apparecchio ma pur sempre utile in molte circostanze. In particolare, grazie al mini treppiede e al telecomando-display rimovibile, diventa una perfetta super-selfie camera (una volta si sarebbe detto "autoscatto") che permette di fare cose precluse o molto complicate da fare con lo smartphone.

Per il resto le foto sono piacevoli, ben bilanciate, risolute, non al livello di una mirrorless, probabilmente, ma certamente in grado di competere con i migliori smartphone.

E poi c'è la funzione fotografica ideale per una camera con gimbal: parliamo della funzione panoramica, gestita in multiscatto (quindi a risoluzione decisamente alta) e con stitching automatico in macchina. Le modalità sono due: a 180 gradi con taglio panoramico o a 360 gradi con layout sferico da "sviluppare" poi nell'applicazione Insta360 Studio, la stessa che si utilizza per le celebri camere 360 che hanno dato il nome a Insta360 stessa e l'hanno resa celebre.

Apri originale

Questa è una riduzione dello scatto a 180° da 200 megapixel a 5000 pixel di base rispetto ai 20mila di base.

Gli scatti a 180 gradi hanno la risoluzione monstre di 200 megapixel (sono letteralmente 20mila pixel per 10 mila) e sono il risultato di 24 scatti congiunti; lo stitching è quasi sempre buono anche se qualche volta, se passa una linea continua in alcune porzioni di passaggio, la saldatura si può scorgere a causa di una legger discontinuità.

Uno scatto a 360 gradi su canvas rettangolare.

Gli scatti a 360 sono invece a risoluzione più bassa, ma comunque non bassissima: il canvas è da 32 megapixel (8000x4000) ed è ottenuto con 19 scatti raccordati tra loro. Lo sviluppo permette poi di estrarre inquadratura e ingrandimento preferito, a seconda delle esigenze.

Un possibile sviluppo di una foto 360

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