Inidoneità ed esoneri dimezzano il personale nei reparti, scattano le verifiche in Puglia

2026/09/03

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I sindacati vanno in pressing e invocano nuove assunzioni nella sanità, ma la Regione vuole vederci chiaro prima di autorizzare altri innesti. E soprattutto vuole procedere in base alle reali esigenze, non ingressi a pioggia che potrebbero rivelarsi inutili. Per questo motivo, è stata chiesta una ricognizione ospedale per ospedale per avere con precisione il dato sul personale dipendente che è a mezzo servizio per via di inidoneità e limitazioni, dalla 104 all'impossibilità di svolgere turni serali o a ricoprire determinate mansioni, ad esempio. Il dipartimento Salute ha ordinato alle Asl di svolgere un monitoraggio puntuale che fotografi la situazione reale sul numero di lavoratori pienamente a disposizione, in vista anche delle future assunzioni.

Il nodo è semplice: su poco meno di 40mila dipendenti, circa un terzo ha delle limitazioni certificate, tra inidoneità, prescrizioni e limitazioni. Un dato che pesa, e non poco, sull'organizzazione del lavoro nelle singole Asl, perché sulla carta, ad esempio, a busta paga ci sono 10mila dipendenti ma effettivamente quelli a pieno servizio sono 6-7mila. Non solo: spesso le limitazioni sono concentrate in determinati settori e reparti, più penalizzati di altri. Ecco perché la Regione ha chiesto alle Asl di effettuare una ricognizione precisa, che descriva la situazione in ogni singolo ambulatorio, reparto e pronto soccorso. Solo così si avrà un quadro definitivo e il dipartimento potrà autorizzare le assunzioni sulle reali necessità che emergeranno dalla verifica. Insomma, un’indagine per misurare la distanza tra gli organici ufficiali e la forza lavoro utilizzabile. Ad esempio, dei 40mila dipendenti migliaia sono colore che beneficiano della legge 104, che li esonera dai turni di notte o dalle reperibilità; ma poi c'è chi non può stare a contatto con determinati prodotti, farmaci o materiali; chi non può fare sforzi, come sollevare pesi, per via di problemi fisici permanenti.

Insomma, una serie di limitazioni, tutte certificate, si intende, che finiscono però per rendere complicato comporre i turni di lavoro, soprattutto quando sono concentrate in un singolo reparto. Entro fine mese le Asl dovranno trasmettere i numeri, in questo modo il dipartimento Salute da ottobre potrà delineare la situazione relativa agli organici e intervenire laddove sarà necessario. Ovviamente, l'indagine servirà anche a scoprire eventuali anomalie. Se è vero che la Puglia sconta un gap rispetto ad altre Regioni (l'Emilia Romagna ha 15mila dipendenti in più, per citare un caso), è anche vero che ci sono settori che godono di un numero di operatori sovradimensionato rispetto alle esigenze e altri che, diversamente, hanno piante organiche ridotte all'osso. I pronto soccorso, ad esempio, andranno certamente rafforzati, garantendo anche incentivi per convincere i giovani medici a farsi avanti.

Dopo il Covid anche in Puglia, come nel resto d'Italia, è aumentato il numero di medici e infermieri negli ospedali, ma la voragine nelle piante organiche è rimasta pressoché invariata. Lo evidenzia una relazione di Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali: l'incremento è quasi impercettibile e il divario con le Regioni del Nord si è persino ampliato in alcuni casi. Non solo: entro il 2030, 6mila operatori usciranno dal sistema tra medici e infermieri. Nel 2019 erano operativi 6.631 medici, al 31 dicembre del 2023 (ultimo dato preso in considerazione) sono diventati 6.751, +1,81%. Basti pensare che in Emilia Romagna, regione simile alla Puglia per numero di residenti, i medici sono 9.514, nel 2019 erano invece 8.904, +6,85%. Ma lo stesso si potrebbe dire della Toscana, passata da 8.245 camici bianchi a 8.746 (+6,08%); o della Lombardia passata da 14.870 medici a 15.279 (+2,75%). Il discorso non cambia di una virgola passando agli infermieri: nel 2019 erano 15.757, nel 2023 si è passati a 17.169 unità, contro i 28.149 in servizio sempre in Emilia Romagna, ad esempio. Insomma, il divario c'era e c'è tuttora.

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