Infortuni sul lavoro: è responsabile tutto il Cda?

2026/08/14

Categories: business-finance

Quando i membri del Consiglio di amministrazione rischiano la condanna per gli incidenti in azienda e come funziona la delega di funzioni.

Quando si verifica un incidente all’interno di una società di capitali, individuare il colpevole non è sempre un’operazione immediata. La legge impone regole severe per garantire la sicurezza dei lavoratori, ma spesso ci si chiede chi debba fisicamente rispondere davanti al giudice se qualcosa va storto: il presidente, l’amministratore delegato o tutti i consiglieri? La risposta parte da un principio di solidarietà molto esteso. Nelle aziende gestite in forma societaria, infatti, la figura del “datore di lavoro” non coincide con una sola persona fisica, ma si spalma sull’intero organo di vertice. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio la questione, rispondendo alla domanda: per gli Infortuni sul lavoro è responsabile tutto il Cda? Vedremo come la giurisprudenza ha delineato i confini della responsabilità penale, spiegando che l’obbligo di sicurezza grava su tutti i membri del consiglio, a meno che non siano stati adottati specifici atti formali che trasferiscono i poteri. Capiremo inoltre il ruolo dei comitati esecutivi e perché la presenza di un tecnico della sicurezza non basta a salvare i vertici aziendali dalla condanna.

Indice

Chi risponde dell’infortunio nelle società di capitali?

La regola generale stabilita dai giudici è molto severa e mira a non lasciare zone d’ombra nella gestione della sicurezza. Nelle società di capitali, gli obblighi inerenti alla prevenzione degli infortuni, che la legge pone a carico del datore di lavoro, gravano indistintamente su tutti i componenti del consiglio di amministrazione(Cass., sezione IV, sentenza 3 gennaio 2020 n. 54).

Questo significa che, in caso di incidente, ogni singolo membro del consiglio può essere chiamato a risponderne. Non basta sostenere di non essersi occupati direttamente della questione, poiché la posizione di garanzia (ossia il dovere di proteggere i lavoratori) appartiene all’intero organo collegiale. Un esempio concreto si trova in una vicenda in cui è stata confermata la condanna del Presidente del Consiglio di amministrazione per un infortunio subito da un dipendente; la causa era la mancata manutenzione dei macchinari, un’omissione di cui il vertice è stato ritenuto responsabile (Cass., sezione IV, sentenza 20 febbraio 2017 n. 8118).

Come evitare la responsabilità di tutto il consiglio?

Esiste un solo modo per evitare che la responsabilità ricada su tutti i membri del Cda: il conferimento di una delega di funzioni. In linea generale, il presidente non è l’unico rappresentante della società, poiché tale potere spetta a tutto il consiglio. Tuttavia, il Cda può approvare una specifica delibera con cui trasferisce l’obbligo di adottare le misure antinfortunistiche e di vigilare sulla loro applicazione a un singolo consigliere o all’amministratore delegato (Cass., sezione IV, sentenza 20 maggio 2013 n. 21628).

Affinché l’esonero sia valido, la delega deve essere conferita in modo formale e valido. Se ciò avviene, il delegato subentra in tutti i poteri e doveri, diventando il diretto destinatario degli obblighi di sicurezza. Attenzione però: il consiglio di amministrazione non si libera completamente di ogni pensiero. In capo al Cda rimane infatti un generico dovere di controllo sull’andamento della gestione e l’obbligo di intervenire in via sostitutiva se si accorge che il delegato non sta facendo il suo dovere.

I membri del comitato esecutivo sono sempre punibili?

Nelle organizzazioni societarie più grandi e complesse, spesso esiste un comitato esecutivo (il cosiddetto “board”). Anche i membri di questo organo possono assumere posizioni di garanzia, ma solo a determinate condizioni. La responsabilità scatta se è ravvisabile una loro reale partecipazione ai processi decisori, ovvero se vi è una concreta ingerenza nelle scelte operative della società riguardanti l’igiene e la sicurezza (Cass., sezione IV, sentenza 7 dicembre 2017 n. 55005).

Se invece i membri del comitato non hanno potere effettivo, non possono essere condannati. Per chiarire questo concetto possiamo citare un caso riguardante l’esposizione di lavoratori all’amianto: i giudici hanno assolto i componenti del comitato esecutivo perché questo organo non si era mai riunito. Di fatto, i poteri erano stati delegati in modo sostanziale all’amministratore delegato e ad altri soggetti esterni al comitato. In assenza di un potere decisionale reale, non può esserci responsabilità.

Nominare un responsabile sicurezza esonera il capo?

Molti amministratori pensano che basti nominare un tecnico per lavarsi le mani da ogni problema. Non è così. La presenza nell’organigramma aziendale del responsabile del servizio di prevenzione e protezione(RSPP) non elimina la responsabilità penale del datore di lavoro o del Cda.

L’RSPP, infatti, non è titolare di una posizione di garanzia autonoma, ma agisce solo come ausiliario del datore di lavoro. Il suo compito è consigliare e assistere, ma tocca sempre al vertice aziendale provvedere alla neutralizzazione delle situazioni di rischio.

Un esempio chiarificatore riguarda un caso in cui il Presidente del Cda aveva anche una specifica delega per la sicurezza. Egli aveva una duplice funzione di garanzia: come datore di lavoro e come delegato. La difesa ha provato a scaricare la colpa sulla presenza dell’RSPP, ma i giudici hanno respinto questa tesi: solo la delega di funzioni a un amministratore (e non la semplice nomina di un tecnico) trasferisce la responsabilità (Cass., sezione IV, sentenza 20 maggio 2013 n. 21628).

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