
3 Minuti di Lettura
lunedì 10 agosto 2026, 17:57
Le imprese dell’indotto dell’ex Ilva proseguono lo stato di mobilitazione e si preparano a procedere con la richiesta di licenziamento collettivo. È quanto comunicano le associazioni datoriali al termine della riunione urgente convocata questa mattina nell’ambito del “Tavolo Permanente per Taranto”, istituito due settimane fa dagli imprenditori per individuare soluzioni in grado di scongiurare il disastro occupazionale ed economico legato alla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento.
All’incontro hanno partecipato Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager.
«Al termine di un confronto in cui è stata rimarcata la gravità di una crisi senza precedenti - si legge nella nota - è maturata la sensazione che gli effetti provocati dalla fine dell'operatività dell'area a caldo non rimarranno confinati nel territorio tarantino».
«Anzi, l'ipotesi più verosimile è che a breve andranno ad allargarsi e ad interessare buona parte del Paese», sottolineano le associazioni.
L’orientamento comune emerso dalla riunione, però, è netto: «Non c'è più tempo da perdere».
Per questo, è stato deciso «di proseguire lo stato di mobilitazione di tutte le aziende dell'indotto e di procedere con la richiesta di licenziamento collettivo».
Un provvedimento che, spiegano le associazioni, si rende necessario perché «la chiusura dell'area a caldo inevitabilmente porterà ad un esubero diretto di tutto il personale dell'indotto impegnato in quell'area e successivamente di un'altra parte di risorse impiegata nell'area a freddo».
Quest’ultima, viene evidenziato, «per mancanza di alimentazione di acciaio sarà la prossima a fermarsi».
Le associazioni definiscono le iniziative annunciate «forti», ma avvertono che «potrebbero non essere isolate», soprattutto se nelle prossime ore «non arriveranno notizie in grado di segnare una strada percorribile ed idonea a garantire il connubio salute-lavoro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
>> Home