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- Inchiesta Mensa dei Poveri a Varese: la Procura generale ricorre in Cassazione contro la sentenza d’appello
Il giudizio di secondo grado aveva ridotto a un anno con la sospensione condizionale la pena all’ex europarlamentare saronnese di Forza Italia Lara Comi. Il prossimo passaggio a Roma dovrà però fare i conti col rischio della prescrizione

Caso Mensa dei Poveri La Procura generale ricorre in Cassazione Contesta la sentenza d’appello sulle posizioni di Comi e Gorrasi

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Varese, 24 settembre 2026 – La vicenda giudiziaria non è ancora arrivata al suo ultimo atto. Bisognerà attendere il 2027 per conoscere la data dell’udienza in Cassazione sulle posizioni di Lara Comi e Carmine Gorrasi, due dei nomi più noti del procedimento nato dall’inchiesta Mensa dei Poveri. Sia le difese sia la Procura generale di Milano hanno impugnato la sentenza d’appello. Per l’ex europarlamentare saronnese di Forza Italia, i giudici di secondo grado hanno ridotto la condanna a un anno, con sospensione condizionale, limitandola a un episodio di truffa ai danni del Parlamento europeo.
I suoi legali hanno presentato ricorso contro la decisione. A loro volta, i magistrati della Procura generale, attraverso il sostituto procuratore generale Vincenzo Fiorillo, hanno chiesto alla Suprema Corte di rivalutare alcuni aspetti della sentenza, comprese le motivazioni alla base delle assoluzioni.

La Corte di Cassazione a Roma
I punti contestati
Tra i punti contestati c’è anche la decisione sull’utilizzabilità di chat e intercettazioni telefoniche, ritenute non utilizzabili dai giudici d’appello in relazione alla tutela dell’immunità parlamentare di cui Comi avrebbe goduto all’epoca dei fatti contestati. Diversa la situazione di Gorrasi, avvocato bustocco ed ex coordinatore provinciale di Forza Italia per un breve periodo: in appello è arrivata l’assoluzione nel merito dall’accusa di concorso in una truffa ai danni del Parlamento europeo. Anche questa posizione è stata però impugnata dalla Procura generale.
L’indagine al via nel 2019
Il prossimo passaggio davanti alla Cassazione dovrà fare i conti anche con il fattore tempo. Per alcune contestazioni si profila il rischio della prescrizione. Sono trascorsi quasi sette anni e mezzo da quando, nell’aprile 2019, la maxioperazione Mensa dei Poveri fece scattare gli arresti e portò alla luce un articolato sistema di rapporti tra politica e imprenditoria sull’asse Milano-Varese. Le accuse comprendevano, a vario titolo, corruzione, appalti pilotati, nomine, truffe e finanziamenti illeciti. Dopo i procedimenti con rito abbreviato e il processo ordinario milanese, il quadro si è progressivamente ridimensionato. Tra le condanne più note quella di Nino Caianiello, che ha già scontato quattro anni e dieci mesi di carcere.
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