Inchiesta clan Buccarella, il Riesame conferma i domiciliari per Pietro Guadalupi: «Nessuna vittima, fu intermediario»

2026/09/03

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Non una vittima ma l’intermediario del clan Buccarella per avvicinare l’imprenditore disposto a consegnare 500 euro. Un regalo non un’estorsione, precisò l’imprenditore. Un regalo, sì. Tanto - aggiunse - sui cantieri si presenta sempre qualche “malato” per chiedere 100, 200 euro. Il costo della guardianìa.
Trentasei pagine di motivazioni quelle depositate dai giudici del Tribunale del Riesame di Lecce (presidente Bianca Maria Todaro, relatore Andrea Giannone, a latere Maddalena Torelli), per rigettare la richiesta di annullare l’ordinanza di custodia cautelare applicata il 17 marzo a Pietro Guadalupi, 35 anni, della frazione di Tuturano di Brindisi, ex presidente del consiglio comunale, nella rosa dei candidati del centrodestra alle elezioni comunali del 2023, collaboratore di parlamentari, imprenditore, laureato in Giurisprudenza.

La richiesta

Rigettata  anche la richiesta di attenuare gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico disposti a fine giugno dal giudice per l’udienza preliminare Marcello Rizzo con il rinvio a giudizio (processo al via giovedì prossimo 10 settembre nel Tribunale di Brindisi).
Il Riesame ha detto in pratica che sussistono i presupposti per ritenere fondate le esigenze cautelari anche dopo i rilievi della Corte di Cassazione con l’annullamento con rinvio della prima ordinanza del Riesame in composizione collegiale diversa per non avere tenuto in debita considerazione la ricostruzione del collegio difensivo (professore Alfredo Gaito con gli avvocati Danilo Di Serio e Gianvito Lillo) basata sul presupposto che Guadalupi fosse una vittima del clan e non l’intermediario indicato dall’accusa di concorso in estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.
Perché? L’ultima ordinanza ha valorizzato soprattutto tutte quelle intercettazioni in cui Guadalupi viene indicato a suo agio con gli uomini del clan. Si parla di familiarità, di averli agevolati nell’avvicinare l’imprenditore: fornendo a Mauro Iaia dettagli sull’identità, di avere dato seguito all’indicazione di incontrare Attanasi padre e figlio per concordare con loro di mettere al corrente di tutto l’imprenditore e di presenziare all’incontro per la consegna dei 500 euro. 


La difesa

Ha sostenuto invece di un comportamento dettato dalla paura, del tentativo di mettere fine a tutta quella vicenda nei tempi e nei modi più indolori. E che quel denaro alla fine lo avrebbe messo di tasca sua lo stesso Guadalupi pur di sbarazzarsi degli uomini del clan.
Sentito dalla titolare dell’inchiesta, il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Carmen Ruggiero, l’imprenditore ha riferito di avere notato Guadalupi particolarmente preoccupato. Sul punto il Riesame sostiene che quell’atteggiamento sarebbe stato l’unico modo per persuadere l’amico a pagare: preoccupato per la reazione del clan, se avesse risposto picche alla richiesta del “pizzo”.
Sono tutte circostanze di cui si occuperà il dibattimento in aula a cui spetta il giudizio ultimo sulle responsabilità contestate all’imputato, ferma restando la presunzione di non colpevolezza fino al pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio. Il Riesame intanto sugli indizi di colpevolezza presupposto della misura cautelar non ha condiviso tutte le circostanze segnalate dalla difesa. Il suo profilo: imprenditore, un recente passato da politico, collaborazioni con esponenti del Parlamento. Non un delinquente abituale, insomma. Episodio unico, quello contestato. La cessione delle quote della sua società. Nessun rapporto con gli uomini del clan. 
Ciò che invece i giudici del Riesame continuano a ribadire è la presunta facilità con cui Guadalupi si sarebbe messo a disposizione del clan.

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