Nei giorni successivi all'incendio che ha interessato alcuni terreni privati lungo la via Laurentina, all'altezza di Fonte Laurentina, a Roma sud, proprio il comitato di quartiere ha deciso di scrivere ad Arpa Lazio, l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, chiedendo di analizzare non solo l'aria (cosa fatta dall'ente) ma anche i terreni circostanti. La presenza di rifiuti sversati in superficie e sotto terra e i valori di diossina superiori a quanto prefissato dall'Oms, come da rilevazioni avvenute nelle 48 ore successive al rogo, hanno spinto i cittadini a volerci vedere chiaro. La preoccupazione, infatti, era che le sostanze più tossiche si fossero depositate a terra. I cittadini volevano anche un confronto dei dati attuali con quelli delle analisi fatte nel 2017, dopo il maxi incendio che coinvolse la Eco X di Pomezia nel maggio 2017.
Arpa Lazio risponde ai cittadini
La risposta da parte di Arpa Lazio è arrivata nella mattinata del 28 agosto, nonostante la data di protocollo riportata sul documento sia di due settimane prima, e porta la firma del dirigente dell'Unità Suolo e Bonifiche di Roma Fabrizio Gismondi e del direttore del Servizio Suolo e Bonifiche Mauro D'Ange. Riferendosi proprio alla richiesta del comitato Fonte Laurentina, presieduto da Michele Ambrosone, Arpa Lazio fa sapere che nessuna analisi sui terreni circostanti quelli dell'incendio è stata finora fatta, per due motivazioni molto chiare.
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Perché nessuna analisi sul suolo dopo l'incendio
Partiamo dalla seconda: Arpa non ha attuato “attività di valutazione qualitativa delle matrici ambientali potenzialmente interessate da contaminazione per ricaduta al suolo di inquinanti” perché, come si legge nel documento inviato anche alla Prefettura, a Roma Capitale, alla Città Metropolitana, alla Regione Lazio e all'Ispra (l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), “conformemente alle proprie procedure operative oggi in vigore, condivise in ambito SNPA (sistema nazionale protezione ambiente, ndr), in linea generale non conduce analisi sul suolo che, sulla base delle esperienze passate, non hanno mai evidenziato concentrazioni significative di inquinanti in concomitanza con incendi riconducibili ad emergenza ambientale, quale quello in discussione”. Arpa quindi si basa su una storico e sull'esperienza pregressa, facendo esplicito riferimento a protocolli anche nazionali.
“L'incendio ha effettivamente generato diossina”
Non solo. Arpa riporta i valori emersi dall'analisi dell'aria post rogo per giustificare la scelta: "Nel caso di specie, i dati registrati dalla centralina installata per la verifica della qualità dell’aria hanno evidenziato un’unica modesta atipicità per il solo parametro Diossine nel campione rappresentativo del periodo 27-28 luglio, pari a 0,36 pg/m3. Giova ricordare che per quanto riguarda le diossine non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. L’Oms (organizzazione mondiale della sanità, ndr) nel documento Air quality guidelines for Europe 2000, stima concentrazioni di tossicità equivalente di diossine e furani in ambiente urbano pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni superiori a 0,3 pg/m3 indicano la presenza di una fonte di emissione localizzata, ovvero significano che l’incendio ha effettivamente generato diossina".
In sostanza, Arpa Lazio nel motivare la decisione di non analizzare i terreni, conferma che nei giorni subito dopo il rogo i valori di diossina nell'aria erano sicuramente al di sopra della concentrazione indicata dall'organizzazione mondiale della sanità, e per di più il valore rilevato indicava che c'era stato effettivamente un incendio che aveva generato diossina essendo superiore allo 0,3m seppur di poco. Non è chiaro, quindi, se i protocolli nazionali e regionali prevedano di soprassedere rispetto all'analisi dei terreni anche quando i valori di diossina sono palesemente superiori al massimo consentito a livello mondiale.
Nessuna richiesta di svolgere analisi
Ma la motivazione che sta generando più polemica e perplessità tra i cittadini di Fonte Laurentina è soprattutto la prima, quella subito messa nero su bianco nella lettera: “Nel merito della richiesta in via preliminare si rende noto che allo stato attuale, per l’area interessata dall’incendio, non risultano essere state avviate le procedure di cui alla Parte IV del Titolo V del D.lgs. 152/06 e della DGR Lazio n. 3 del 2024; di fatto agli atti della scrivente Unità non risulta acquisita nessuna specifica notifica di potenziale contaminazione”. Uscendo dal burocratese: Arpa Lazio afferma di non aver ricevuto richieste di alcun genere da parte delle istituzioni autorizzate a farlo. Il decreto legislativo 152 del 2006 non è altro che il Testo Unico dell'Ambiente e regolamenta la bonifica dei siti contaminati: impone per legge una sequenza precisa di azioni dopo eventi di potenziale inquinamento. La DGR Lazio del 2024 è una delibera della giunta regionale che detta le linee guida operative su come gestire queste procedure nel Lazio. Ma se nessuno ha fatto leva sulla legge, non ritenendo che l'incendio di fine luglio potesse causare conseguenze sui terreni, Arpa non ha motivo di agire di sua iniziativa.
Chi avrebbe dovuto avanzare la richiesta
L'agenzia regionale, rispondendo così ai cittadini, dice implicitamente che formalmente l'incendio non è stato catalogato come pratica di potenziale contaminazione. Non è quindi entrata in gioco la legge del 2006 e ancor meno la delibera regionale di due anni fa. Ma, soprattutto, né chi ha la responsabilità dell'inquinamento (inclusi i gestori dei terreni), né le autorità competenti hanno inviato segnalazioni: da Roma Capitale alla Città Metropolitana, dalla polizia giudiziaria ai vigili del fuoco.
Cittadini in agitazione
In queste ore a Fonte Laurentina non si parla d'altro. I cittadini, ricevuta la risposta dell'agenzia regionale, già vorrebbero mobilitarsi per attirare l'attenzione della politica e convincere chi di dovere a svolgere approfondite analisi: “Tra poco si rientra a scuola, vogliamo sapere se i nostri figli sono al sicuro” dicono alcuni residenti del quartiere. La rabbia, le perplessità e le richieste si accavalleranno senza dubbio il 2 settembre dalle 9 in poi, quando si svolgerà una commissione Urbanistica e Ambiente proprio sull'incendio del 26 luglio e le sue potenziali conseguenze.
L'assessore: “Preoccupazione comprensibile ma affidiamoci ai riscontri tecnici”
“Comprendo la preoccupazione vissuta in queste settimane da tante famiglie e residenti del quadrante tra Laurentina, Vallerano e Fonte Laurentina” commenta Manuel Gagliardi, assessore all'Urbanistica del IX. “Proprio per questo credo sia fondamentale affidarsi ai riscontri tecnici e alle misurazioni scientifiche degli enti preposti, che permettono di avere una risposta certa sulla situazione. Dalla nota di Arpa emerge con chiarezza che, per fortuna, l'impatto delle emissioni è stato contenuto e circoscritto, senza aver determinato contaminazioni dei terreni. L’agenzia chiarisce, inoltre, che in aria ambiente non esiste un limite normativo fisso per le diossine. L’Oms stima un valore medio urbano ordinario intorno a 0,1 pg/m3. Concentrazioni superiori a 0,3 pg/m3 segnalano la presenza di una sorgente localizzata nelle ore del rogo, senza conseguenze durature o livelli tali da giustificare campionamenti sul suolo” conclude l'assessore.
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