In Italia il 42% dell’acqua potabile immessa in rete viene persa. E ci costa 9,8 miliardi all’anno

2026/07/13

Categories: science

In Italia il 42% dell'acqua potabile immessa in rete viene dispersa, con un costo stimato di 9,8 miliardi all'anno. Lo rileva l'ufficio studi della Cgia, citando dati Istat 2022, in piena emergenza idrica estiva. che ha spinto tra l’altro il ministro Matteo Salvini a convocare la apposita cabina di regia. Ogni giorno si perdono 157 litri per abitante. In totale, nel 2022, si sono persi 3,8 miliardi di metri cubi di acqua. Le cause principali sono le rotture nelle condotte, l'età avanzata degli impianti, errori di misurazione dei contatori e allacci abusivi.

Le città con le perdite più elevate sono Potenza (71%), Chieti (70,4%), L'Aquila (68,9%), Latina (67,7%) e Cosenza (66,5%). Le più virtuose sono Como (9,2%), Pavia (9,4%) e Monza (11%). Nel Sud non mancano però eccezioni positive: Lecce si ferma al 12%, meno di Milano (13,4%).

A livello regionale, la Basilicata registra la dispersione più alta (65,5%), seguita da Abruzzo (62,5%) e Molise (53,9%), mentre l'Emilia-Romagna è la più virtuosa (29,7%) davanti a Valle d'Aosta (29,8%) e Lombardia (31,8%). Il Lazio è la regione con il costo economico delle perdite più elevato: 1,5 miliardi, seguita da Sicilia e Lombardia con poco più di un miliardo ciascuna.

L'Italia è anche il paese europeo con il prelievo idrico più alto, pari a 36,5 miliardi di metri cubi nel 2023, davanti a Spagna (33 miliardi) e Francia (26 miliardi). Il 49% va all'agricoltura, il 23% agli usi civili, il 18% all'industria e il 10% alla produzione di energia elettrica. La crisi colpisce anche le imprese manifatturiere ad alta intensità idrica: estrattivo, tessile, petrolchimico, farmaceutico, ceramica e carta.

La Cgia chiede un piano infrastrutturale urgente che includa il recupero dell'acqua piovana e la realizzazione di nuove infrastrutture come vasche di laminazione, invasi e grandi adduzioni. «In questa fase di cambiamento climatico - avverte l'istituto - non possiamo più permetterci di sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un'occasione persa, anche per l'economia del territorio. Insomma, è necessario un piano infrastrutturale serio, investimenti immediati e la volontà politica di agire ora, non domani».

Guardando èiù nel dettaglio, nel 2023 - continua l'analisi della Cgia - il prelievo idrico totale in Italia è stato pari a 36,5 miliardi di metri cubi. Di questi, il 49% è in capo all’agricoltura (17,5 miliardi di metri cubi), il 23% viene impiegato per usi civili (8,4 miliardi), il 18% per l’industria (6,6 miliardi) e il 10% per produrre l’energia elettrica (4 miliardi). E, come anticipato sopra, siamo quelli che chiedono più acqua in Europa; seguono a distanza la Spagna (con poco meno di 33 miliardi di metri cubi) e la Francia (con 26 miliardi di metri cubi). Sia in agricoltura che nell’industria siamo il Paese che registra i consumi idrici più elevati in Ue. In merito all’uso civile della risorsa idrica, gli italiani consumano 23 milioni di metri cubi al giorno.

La dispersione idrica è «riconducibile a più fattori: alle rotture presenti nelle condotte, all’età avanzata degli impianti, ad aspetti amministrativi dovuti a errori di misurazione dei contatori e agli usi non autorizzati (allacci abusivi). La presenza di fontanili nei centri urbani, può dar luogo a erogazioni considerevoli e di conseguenza a elevate perdite. Nella campagna romana e abruzzese, inoltre, i fontanili sono degli abbeveratoi in muratura utilizzati dagli agricoltori e dagli allevatori nelle tenute e nei recinti per il bestiame».

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