Il primo segnale è quasi tutto di metallo. È il portellone del Boeing 737F di Poste Air Cargo che si apre sotto il cielo di Grottaglie, mentre intorno all’aereo si muovono uomini, mezzi e pedane. Non è una partenza come le altre per il «Marcello Arlotta». Ieri mattina, da qui, ha preso il via il primo volo cargo diretto a Istanbul, la rotta che nelle intenzioni della Regione e degli operatori dovrà trasformare lo scalo ionico in una porta d’accesso ai mercati internazionali per la Puglia e per il Mezzogiorno.
A guardarla da dentro, la giornata storica non comincia però sulla pista. Comincia nel terminal, appena rifatto, dove l’aeroporto mostra un volto nuovo e ancora quasi intatto. Gli spazi sono luminosi, ordinati, accoglienti. Su una parete c’è una composizione di ceramiche di Grottaglie, simbolo ormai riconosciuto in tutto il mondo. Tra le piastrelle compare una frase che sembra fatta apposta per questa giornata: «Fatto a mano, ma che mano». È una battuta che tornerà anche nelle parole del presidente della Regione Antonio Decaro, mentre intorno si incrociano istituzioni, operatori e addetti alle operazioni.
Fuori, invece, il protagonista è il carico. Diverse pedane sono pronte per essere trasferite a bordo. Ci sono soprattutto uva da tavola, nel pieno della stagione della raccolta, susine e insalata. Quest’ultima arriva dalla Campania, dettaglio che racconta già la dimensione che il progetto vorrebbe assumere: non soltanto un aeroporto per le merci pugliesi, ma un punto di raccolta per un’area più ampia, dalla Sicilia all’Abruzzo. Accanto ai prodotti agroalimentari viaggiano componenti meccaniche. È il primo carico, quello che inaugura una rotta ma anche una scommessa.
Per qualche ora, tra le merci destinate a Istanbul avrebbe dovuto esserci anche un piccolo simbolo della Puglia dolce. I pasticciotti di Martinucci erano pronti a salire sul volo, ma un problema dell’ultimo momento ha fatto saltare l’imbarco. Per loro l’appuntamento è soltanto rimandato: saranno tra le merci della prossima partenza, già fissata per il 17 ottobre. Un contrattempo minimo rispetto alla macchina organizzativa della giornata, ma anche una curiosità che rende concreto il senso di questo nuovo collegamento: qui, nelle prossime settimane, si proverà a far viaggiare prodotti che hanno bisogno di arrivare lontano conservando il più possibile la loro qualità.
Il Boeing non ha celle frigorifere a bordo. La partita della catena del freddo si gioca quindi a terra, nelle strutture del terminal cargo realizzato da Gesfa, dove sono state predisposte le condizioni per la gestione delle merci fresche. L’ex inceneritore interno è stato trasformato in una struttura coperta di circa 3.200 metri quadrati, con celle frigorifere e spazi destinati alla movimentazione. Un’infrastruttura pensata non soltanto per frutta e verdura, ma anche per merci farmaceutiche, aerospaziali, elettroniche e automotive.
La novità, però, è soprattutto nella destinazione di quel carico. Il volo per Istanbul dura meno di due ore. Da lì, la merce entra nella rete di Turkish Cargo e può proseguire verso oltre 300 destinazioni. Medio Oriente, Asia, Africa, Nord Europa, Nord America: una geografia che, fino a ieri, per molte imprese meridionali significava raggiungere su gomma altri grandi hub cargo, soprattutto Milano o Francoforte, con tempi e costi aggiuntivi. Da Grottaglie la strada verso l’aereo si accorcia.
Il progetto sperimentale promosso dalla Regione prevede una fase di avvio triennale, dal 2026 al 2028, sostenuta da un investimento regionale superiore a 1,3 milioni di euro. L’obiettivo è consolidare progressivamente il collegamento e portare a Grottaglie una quota crescente delle merci che oggi vengono instradate verso altri aeroporti. Non ci sono, almeno per ora, numeri definitivi sulla quantità di traffico che lo scalo potrà assorbire. La strategia indicata dagli operatori è quella di procedere un passo alla volta, anche perché molte aziende hanno contratti già in essere con altri hub.
Il calendario, intanto, è già scritto. Dopo il volo di oggi, il prossimo appuntamento è il 17 ottobre. E proprio la continuità sarà uno dei banchi di prova della scommessa di Grottaglie: più merci raccolte, più aziende coinvolte, più collegamenti potranno rendere il terminal un punto di riferimento per il Sud.
E mentre il primo cargo si prepara a lasciare Grottaglie intorno alle 9.30, sullo sfondo si apre un’altra partita. È quella dei passeggeri. Aeroporti di Puglia ha pubblicato un bando per raccogliere proposte delle compagnie interessate ad attivare rotte civili di linea dall’Arlotta, con termine per le candidature fissato al 31 dicembre. La Regione valuta anche l’ipotesi della continuità territoriale, con collegamenti verso Roma e Milano, e Decaro ha ribadito che la prospettiva dei voli civili resta nell’orizzonte dello scalo. Non è una conseguenza automatica dell’apertura del cargo, né una data già fissata: è un percorso parallelo, legato alle condizioni di mercato e alle procedure necessarie.
Per ora, però, a Grottaglie si guarda verso Istanbul. Il Boeing è pronto. Le ultime operazioni precedono la partenza. Le pedane sono dentro, il piazzale torna progressivamente a svuotarsi e il terminal, con le sue ceramiche, resta alle spalle.
Tra le piastrelle c’è quella frase che oggi assume un significato particolare. «Fatto a mano, ma che mano». A Grottaglie, per una volta, la metafora non serve a raccontare soltanto la bellezza dell’artigianato, la meraviglia del lavoro manuale unico, meravigliosamente imperfetto e irripetibile. Serve a descrivere un aeroporto che prova a costruirsi, pezzo dopo pezzo, una nuova funzione: non più soltanto una pista nel cuore del territorio, ma un luogo dal quale le produzioni del Sud possono prendere il volo.
>> Home