Su molte vetture di oggi, però, può diventare un problema serio. Il motore moderno ha bisogno del flusso d’aria previsto dal costruttore: se lo si ostacola, il rischio è il surriscaldamento, soprattutto quando si esce dalla città e si viaggia più a lungo o più veloci.
Negli anni Settanta e Ottanta, specie nelle zone fredde e in campagna, il cartone sulla calandra era quasi una scena normale. Si infilava davanti al radiatore, fermato con due elastici o incastrato nella griglia, per tagliare l’aria gelida e aiutare il motore ad arrivare prima alla giusta temperatura. Su quelle auto, in certi casi, funzionava davvero.
Erano macchine diverse. Molti motori avevano blocchi in ghisa, termostati meccanici semplici e riscaldamenti dell’abitacolo tutt’altro che rapidi. Nei tragitti brevi la lancetta saliva piano, e l’aria calda arrivava quando si era già quasi a destinazione. Era un trucco da garage, non certo da libretto d’uso. Ma in quel mondo più meccanico e meno elettronico un senso lo aveva.
La logica era semplice: meno aria fredda sul radiatore dell’auto, più calore trattenuto nel vano motore. Con impianti poco raffinati e controlli limitati, quel rimedio casalingo poteva accorciare l’attesa senza creare subito guai. Oggi, però, quel quadro tecnico non esiste più.
Termostati elettronici e centraline: oggi il caldo lo decide l’auto
Sulle auto moderne non è il guidatore, con un pezzo di cartone, a gestire il riscaldamento del motore. Ci pensa la centralina elettronica, che legge temperatura esterna, carico del motore, giri, velocità e richiesta del climatizzatore. I termostati elettronici aprono e chiudono il passaggio del liquido refrigerante seguendo valori stabiliti dal costruttore, così da portare il motore alla temperatura corretta nel modo più rapido e sicuro possibile.

Termostati elettronici e centraline: oggi il caldo lo decide l’auto-melablog.it
Per questo coprire la calandra non aiuta davvero. Anzi, toglie al sistema una parte del margine di sicurezza previsto in fase di progetto. Un’auto di oggi deve lavorare bene in situazioni molto diverse: mattina sottozero, coda nel traffico, salita lunga, estate con il climatizzatore acceso. La gestione del calore tiene conto di tutto questo, non solo dei primi minuti dopo l’avviamento.
Il punto è spesso sottovalutato: il raffreddamento del motore serve anche quando fuori fa freddo. La combustione produce comunque temperature altissime e il liquido refrigerante deve smaltire calore in modo continuo. Coprire l’ingresso dell’aria, magari pensando di proteggere il motore, può invece rompere un equilibrio studiato con precisione.
In autostrada il rischio aumenta: meno aria, più calore e guarnizione della testata a rischio
Il pericolo maggiore arriva quando il cartone davanti al radiatore resta lì e l’auto passa dal percorso urbano a una strada veloce. In città, con pochi chilometri e andature basse, il problema può non comparire subito. Poi si entra in tangenziale o in autostrada, il motore sale di giri, lavora di più e ha bisogno di aria. Ma quell’aria, almeno in parte, è bloccata.
A quel punto la temperatura può andare oltre il livello previsto. La centralina può intervenire tagliando potenza, accendendo una spia o attivando protezioni. Se però l’avviso viene ignorato, o se si continua a guidare, il surriscaldamento del motore diventa un rischio concreto. E non è una noia da poco. Tra i danni possibili c’è la rottura della guarnizione della testata, un guasto che richiede lo smontaggio della testa del motore, controlli accurati e manodopera specializzata.
Il conto, in casi del genere, può superare di molto un normale tagliando. Dipende dal modello, dal motore e dall’entità del danno, ma la sostanza non cambia: un rimedio nato per guadagnare qualche minuto può trasformarsi in una riparazione pesante. Anche i sensori di temperatura, se esposti a cicli di calore fuori norma, possono iniziare a leggere male o far comparire errori in diagnosi.
Spie, odori e ventola sempre accesa: cosa guardare e cosa fare contro il freddo
La prima regola è netta: non coprire la griglia anteriore con cartone, plastiche o pannelli improvvisati, salvo indicazioni precise del costruttore. Alcuni veicoli, soprattutto in climi estremi, possono avere accessori dedicati o sistemi di chiusura attiva delle prese d’aria. Ma sono componenti progettati per lavorare insieme all’elettronica dell’auto. Il fai-da-te, qui, rischia solo di fare danni.
I segnali da non ignorare sono quelli classici: spia della temperatura, lancetta che sale oltre il normale, ventola sempre in funzione, odore di liquido refrigerante caldo, calo di potenza. Se compaiono, meglio fermarsi in sicurezza, spegnere il motore e aspettare. Attenzione invece ad aprire il tappo del circuito a caldo: il liquido può essere in pressione e provocare ustioni.
Per affrontare l’inverno bastano abitudini più semplici, ma corrette. Usare un liquido refrigerante adatto alla stagione, controllarne il livello, verificare la batteria e lasciare al motore qualche secondo prima di partire, senza lunghe soste al minimo. Poi si guida con calma finché la temperatura non sale. Il vecchio cartone, insomma, può restare nei ricordi d’officina. Sulle auto di oggi è soprattutto un rischio.
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