Sono già 8 tonnellate quelle prelevate nella prima sessione. "Specie invasiva nella valle: la presenza non prevista dal piano di gestione" .

Sono già 8 tonnellate quelle prelevate nella prima sessione. "Specie invasiva nella valle: la presenza non prevista dal piano di gestione" .

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È iniziato qualche giorno fa il trasloco della carpe dalla Valle Mandriole al Canale Destra Reno. Sono già 8 tonnellate quelle prelevate nella prima sessione dalla società Eurocarp di Ferrara ingaggiata tramite la Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva attività subacquee e nuoto pinnato) su incarico del Parco del Delta del Po. L’obiettivo? "Trasferirne quante più possibili, – spiega il direttore del Parco Massimiliano Costa – perché le carpe non sono una specie esotica, onnivora, prolifica e gregaria. Questo la rende altamente invasiva e fa sì che in molti tratti dei corsi d’acqua ci siano quasi solo carpe. Insomma, fa male all’ecosistema. E nella valle della Canna la presenza della carpa non è prevista dal piano di gestione". E così, liberandole nel canale in Destra Reno, dove c’è un campo gara per la pesca sportiva e chiunque può andare a pescare in autonomia.
"Circa un mese fa – spiega Costa – abbiamo scritto a carabinieri forestali, Comune e Regione dicendo che stavamo andando verso il prosciugamento naturale di Valle Mandriole. Vista mancanza di precipitazioni, quello era il modo migliore per evitare il rischio botulino. E abbiamo spiegato che avremmo valutato cosa fare delle carpe, evidenziando che per noi sono un problema perché è esotica, altamente invasiva e fa male al sistema. Insieme ai carabinieri biodiversità abbiamo cercato di organizzare una rimozione: abbiamo chiesto alla regione e al consorzio di bonifica la possibilità di metterli in canale destra reno. E così siamo partiti".
Con il prosciugamento della valle, i pesci si radunano nel canale principale, unico ancora bagnato, dove entra l’acqua del Lamone e che esce nel Rivalone. "Così è più semplice prenderle e ormai lì dentro quasi il 100% dell’ittiofauna è composta da carpe, perché appunto mangiano tutto il resto – continua Costa –. Il nodo della carpa è dato dal fatto che sì, è un animale esotico ma, visto il grande interesse che ha per la pesca sportiva, è considerato para autoctono. Questo fa sì che si possa rilasciare in natura e ripopolare, a discapito dei nostri habitat. Il trasloco, dunque, non è fatto per salvarle, perché lì potrebbero vivere senza problemi, ma per ripristinare l’habitat originario e la biodiversità. Obiettivo che stiamo perseguendo anche attraverso il progetto europeo Life Fresh e per cui è cruciale ottenere il via libera dalla Regione per realizzare un nuovo canale di adduzione diretta di acqua dolce dal Lamone".
Lucia Bonatesta
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