Il leader cinese in America dopo 11 anni. Oggi vertice e cena con i capi di Big Tech. Nuovi modelli: dopo gli alert sulla sicurezza riparte la corsa tra OpenAI e Anthropic

Donald Trump (al centro) partecipa a una riunione multilaterale del Consiglio di cooperazione del Golfo

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Roma, 24 settembre 2026 - Il presidente americano Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping si incontreranno oggi alla Casa Bianca, in una partita a scacchi in cui ogni concessione può diventare una pedina da spendere. I dossier sono molti e riguardano non solo politica estera e commercio, ma anche sicurezza e tecnologia con la possibile creazione di una linea rossa Washington-Pechino per notificare all’altra parte incidenti dell’IA. Come nella guerra fredda. Impossibile sapere in quale ordine verranno affrontati: l’agenda ufficiale è una cosa, la piega che prenderanno i colloqui un’altra. Ma qualche indiscrezione è filtrata, raccolta dal Wall Street Journal e da Reuters.
Secondo le anticipazioni, due dei temi più delicati saranno Taiwan e l’Iran. Pechino punta soprattutto a ottenere un cambio di passo americano sull’isola. Xi, che torna negli Usa dopo 11 anni, vorrebbe che Trump si esprimesse apertamente contro l’indipendenza di Taiwan e, riferisce Reuters, chiederà anche di fermare le vendite di armi a Taipei, richiamandosi al comunicato sino-americano del 1982. Nel mirino ci sono pure le forniture già ordinate, compreso un pacchetto da circa 14 miliardi di dollari ancora in attesa del via libera della Casa Bianca.
Per Pechino è un dossier decisivo: la Cina considera Taiwan parte del proprio territorio e non esclude l’uso della forza per arrivare alla riunificazione. Washington, invece, pur non avendo relazioni diplomatiche ufficiali con Taipei, è vincolata dal Taiwan Relations Act a sostenere la capacità di autodifesa dell’isola. È quindi difficile immaginare concessioni senza contropartite.
Una delle possibili monete di scambio è l’Iran. Gli Stati Uniti chiedono alla Cina maggiore collaborazione nelle pressioni su Teheran, soprattutto sui flussi finanziari e sul petrolio. Pechino continua invece a chiedere una soluzione negoziale e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Dietro il vertice c’è poi la battaglia per il predominio tecnologico. Al centro, l’intelligenza artificiale. Washington limita l’accesso cinese ai semiconduttori più avanzati, Pechino accelera sulla produzione nazionale di chip e cerca di ridurre la dipendenza dalle aziende americane.
La corsa non rallenta neppure negli Stati Uniti: a pochi giorni dagli appelli alla prudenza, Anthropic e OpenAI hanno lanciato nuovi modelli più efficienti e meno costosi. Anthropic ha presentato Opus 5.5, OpenAI GPT-6 Sol e GPT-6 Luna. Anche xAI di Elon Musk ha lanciato Grok 4.7. Una competizione alimentata dall’ascesa dei modelli cinesi a basso costo, come DeepSeek.
La centralità della tecnologia si vedrà anche a tavola. Alla cena di Stato alla Casa Bianca sono attesi alcuni dei nomi più potenti della Silicon Valley: Jeff Bezos, Sundar Pichai, Sam Altman, Tim Cook, Elon Musk, Jensen Huang e Michael Dell, oltre ai vertici della finanza e di grandi gruppi industriali. Una platea che trasforma la visita di Xi anche in un vertice parallelo sui rapporti economici e tecnologici fra le due potenze.
Proprio sull’IA potrebbe aprirsi un primo spazio di cooperazione. Stati Uniti e Cina stanno discutendo la creazione di un canale di comunicazione per affrontare le questioni legate all’intelligenza artificiale. Il segretario al Tesoro Scott Bessent è già in contatto con i negoziatori cinesi. Non significa fermare la corsa: entrambi considerano l’IA decisiva per economia, sicurezza nazionale e capacità militari. Ma un filo diretto potrebbe almeno impedire che la competizione tecnologica diventi il prossimo terreno di crisi tra Washington e Pechino.
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