Pubblicato il: 20/08/2026 – 13:47
LAMEZIA TERME «Se il referendum popolare sulle modifiche allo Statuto regionale verrà confermato, non credo che la questione dell’aumento del numero degli assessori e della reintroduzione dei sottosegretari alla Presidenza possa rappresentare la priorità politica, men che meno quella economico-sociale della Calabria. Ma non per questo intendo iscrivermi al deleterio partito del qualunquismo e dell’ipocrisia. Il centrosinistra dovrebbe cogliere questa occasione per elaborare una proposta credibile di cambiamento dell’architettura istituzionale della Regione e, soprattutto, per costruire una vera alternativa alla narrazione politica del centrodestra». Lo scrive su facebook Raffaele Mammoliti, dirigente nazionale del Pd. «La crisi della politica e il progressivo scollegamento dei partiti dalla società reale, particolarmente evidente in Calabria, ci portano troppo spesso – sostiene Mammoliti – a non affrontare adeguatamente i problemi fondamentali della nostra regione: il lavoro, la povertà, la sanità, i servizi pubblici essenziali, le aree interne, le infrastrutture, i porti, il ruolo della Calabria nel Mediterraneo. Gli indicatori economico-sociali continuano a essere drammaticamente insufficienti. La Calabria occupa posizioni di assoluta criticità nelle classifiche nazionali ed europee sulla vulnerabilità economica e sociale, presenta livelli di PIL e reddito pro capite tra i più bassi d’Europa e continua a registrare condizioni strutturali di arretratezza. Tutto questo accade nonostante oggi siano disponibili risorse economiche e finanziarie che, probabilmente, il regionalismo meridionale non aveva mai avuto a disposizione in una misura analoga. La vera domanda, allora, è: come vengono utilizzate queste risorse e quale idea di sviluppo si vuole costruire per la Calabria? Su questi temi, invece, la politica sembra spesso ripiegare sulla gestione dell’ordinario, assumendo posizioni di convenienza e, talvolta, atteggiamenti populistici e qualunquistici. Prendiamo il tema della povertà. Perché non si torna a discutere seriamente dell’istituzione di un Reddito di Dignità , che era stato indicato dal centrosinistra come uno degli impegni qualificanti della precedente campagna elettorale? Perché non viene presentata una proposta di legge organica capace di affrontare concretamente la condizione di migliaia di calabresi che vivono in situazione di disagio economico e sociale? La politica, al netto dei provvedimenti che competono ai diversi livelli istituzionali, dovrebbe essere capace di indicare un orizzonte verso il quale orientare le scelte e le iniziative. Dovrebbe cioè proporre una visione e non limitarsi a commentare ciò che accade. Anche sul ciclo dei rifiuti, per esempio, è stato adottato dal direttivo di Arrical il Piano d’ambito. Si tratta di un atto che affronta questioni strategiche per il futuro della Calabria. Eppure, su un tema così rilevante, non si è registrata una discussione politica adeguata. Anche in vista del prossimo appuntamento referendario, – prosegue Mammoliti – registro legittime e anche condivisibili posizioni ma senza affrontare fino in fondo il merito delle questioni. Non ci sono dubbi sulle priorità della Calabria: sono necessarie ben altre scelte rispetto all’aumento del numero degli assessori. Ma anche sulla figura dei sottosegretari occorre evitare semplificazioni. I sottosegretari alla Presidenza erano già previsti in Calabria e furono utilizzati anche da governi regionali di centrosinistra. Inoltre, figure analoghe sono oggi operative in diverse Regioni italiane, governate tanto dal centrosinistra quanto dal centrodestra. Il problema politico vero, quindi, non è semplicemente stabilire se i sottosegretari siano utili o inutili. La domanda che dovremmo porci è un’altra: qual è la qualità dell’azione di governo e quale deve essere la qualità della rappresentanza politica nella nostra Regione? E ancora: perché un consigliere regionale della Calabria deve percepire risorse significativamente superiori rispetto a un consigliere regionale dell’Emilia-Romagna? Su questo tema, invece, sembra calare un silenzio trasversale.Nella precedente legislatura presentai una proposta di legge per ridurre le risorse percepite dai consiglieri regionali a titolo di rimborsi esentasse. La proposta non trovò ascolto: il Pd rimase sostanzialmente silenzioso, l’opposizione non la sostenne e la maggioranza la ostacolò, anche grazie al silenzio dell’opposizione. Ecco perché non mi convince una semplice crociata, sic et simpliciter, contro reintroduzione dei sottosegretari. Non sono certamente una priorità e non rappresentano la soluzione ai problemi della Calabria. Ma sarebbe altrettanto sbagliato trasformarli nel simbolo di tutti i mali della politica regionale». Secondo Mammoliti «il vero problema è la qualità della politica e dell’azione di governo. Se si lavorasse bene, se si varassero provvedimenti concreti e se si costruissero politiche economiche e sociali capaci di produrre sviluppo, lavoro e coesione, anche i sottosegretari potrebbero eventualmente svolgere una funzione utile. Potrebbero, per esempio, contribuire a rafforzare la rappresentanza di territori che rischiano di rimanere ai margini della massima istituzione regionale,oppure consentire il coinvolgimento di personalità competenti in specifici settori.Vorrei sottolineare che quello della rappresentanza territoriale è un problema democratico enorme.Una Regione nella quale alcune aree territoriali non riescono più ad avere una presenza adeguata nei luoghi dove vengono assunte le decisioni rischia di accentuare ulteriormente gli squilibri interni. È come se si decidesse di escludere la rappresentanza della Calabria nel Parlamento della Repubblica. La soluzione, però, non può essere l’aumento dei costi della politica. La strada dovrebbe essere quella di allargare la rappresentanza senza aumentare la spesa, riducendo invece indennità, rimborsi e costi delle strutture, rinunciando a privilegi, vitalizi e trattamenti di fine mandato. Su questi temi, invece, alle nostre latitudini ho sentito parlare troppo poco. Io, personalmente, ho rinunciato formalmente ai vantaggi previsti per i consiglieri regionali della Calabria, compresi vitalizio e trattamento di fine mandato. La politica è una scelta importante. Si può e si deve fare con spirito di militanza, con impegno civico e con senso delle istituzioni, assolvendo le funzioni pubbliche con disciplina e onore, come recita l’articolo 54 della Costituzione. È proprio da qui che dovremmo ripartire. Dopo oltre cinquant’anni di regionalismo, la Calabria ha bisogno di interrogarsi sul funzionamento della propria Regione. A mio avviso occorre ripensare profondamente il rapporto tra Regione ed enti locali, trasferendo progressivamente la gestione delle risorse agli enti di prossimità più vicini ai cittadini e concentrando la Regione sulle sue funzioni fondamentali di programmazione, coordinamento e definizione delle politiche di sviluppo.È questa la discussione che vorrei si animasse nel corso del prossimo appuntamento referendario, se sarà confermato.Per questo valuterò la mia posizione senza associarmi a campagne demagogiche prive di respiro strategico e di una reale volontà di cambiamento.Il referendum potrebbe diventare un’occasione importante per almeno due ragioni. La prima: accanto alla scelta di votare contro l’aumento del numero degli assessori e contro la reintroduzione dei sottosegretari, si potrebbe aprire una discussione seria sul ripensamento dell’architettura istituzionale della Regione dopo oltre cinquant’anni di regionalismo e alla luce delle prospettive legate all’autonomia differenziata. La seconda: il referendum potrebbe rappresentare l’occasione per costruire una nuova stagione politica del centrosinistra e provare a interrompere la sequenza delle pesanti tre sconfitte elettorali subite negli ultimi anni. Ma, sinceramente, in Calabria faccio fatica a percepire quel fermento politico, popolare e partecipativo che invece si avverte, a livello nazionale, dopo il referendum sulla giustizia intorno al centrosinistra. Intanto nel frattempo il governo regionale di centrodestra continua la propria narrazione e può contare su un blocco economico e sociale rilevante, che si consolida anche attraverso l’orientamento e l’utilizzo di ingenti risorse pubbliche. La vera sfida dunque è capire se quelle risorse saranno finalmente in grado di produrre un cambiamento strutturale nelle condizioni di vita e di lavoro dei calabresi e se il centrosinistra sarà capace di proporre un’idea alternativa di Calabria. Una proposta che metta al centro lavoro, diritti, sanità, servizi, infrastrutture, aree interne, ambiente, sviluppo economico, porti e Mediterraneo. Una proposta che restituisca alla politica il compito di indicare una prospettiva,un orizzonte politico-ideale. Perché la Calabria non ha bisogno soltanto di un’alternativa elettorale al centrodestra. Ha bisogno di un’alternativa politica, sociale e culturale. E il referendum, se confermato, potrebbe essere l’occasione per cominciare finalmente a costruirla».
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