Per la prima volta da molti anni l’aumento delle persone obese e in sovrappeso in Italia e negli Usa si è fermato: erano 23 milioni dunque un adulto su due in Italia e 190 milioni 3 adulti su 4 negli Stati Uniti, ma ora la crescita si è arrestata. C’è anzi una lieve discesa dell’1-2 per cento. Tutto questo succede grazie alla diffusione dei nuovi farmaci, le incretine, che stanno cambiando il modo di curare l’obesità. «Ma oltre a favorire il calo di peso, ora abbiamo verificato che hanno un’azione forte e positiva, perché vanno a incidere su tante altre cose», racconta il professor Andrea Fabbri, docente di Endocrinologia all’Università Tor Vergata di Roma, tra gli organizzatori e i relatori del convegno che si terrà nella Capitale il 10 ottobre sul tema: “Incretine e salute metabolica. Rivoluzione di cura per sovrappeso, obesità e patologie correlate”.
Professore, oggi tutti parlano di questa tipologia di farmaci, inizialmente sviluppati contro il diabete e poi rivelatisi molto efficaci per perdere peso. Il 10 ottobre però parlerete anche di altri benefici.
«Esatto. L'obesità è una malattia infiammatoria cronica. Questi farmaci (incretine) agiscono prima di tutto spegnendo l'infiammazione sistemica, riducendo i rischi cardiovascolari (infarto, ictus) e la steatosi epatica ("asciugano" e rendono elastico il fegato grasso). Parleremo dei risultati che vanno oltre la perdita di peso. Alcuni esempi: il professor Giuseppe Rosano illustrerà, per la parte cardiologica, l'aspetto della prevenzione e cura delle cardiopatie; il professor Luca Miele tratterà di “Incretino-mimetici e fegato: novità nella terapia della steatoepatite”; c’è anche il campo reumatologico, con il professor Carlo Perricone che parlerà degli incretino-mimetici e delle malattie reumatiche, con le novità nella terapia dell'artrite psoriasica. In sintesi: grazie alla riduzione dell’infiammazione, si ottengono ottimi risultati in vari campi, penso anche alla ginecologia, alla psichiatria e alla neurologia. Inoltre, nelle donne ci sono dati sulla protezione del seno: -30% di tumori al seno e -30% di recidive nelle persone che hanno già avuto un tumore al seno».
Come si è arrivati a questi risultati? Il grande pubblico conosce il nome commerciale dell’Ozempic, ma in realtà i farmaci di questo tipo sono numerosi.
«Inizialmente nascono per controllare la glicemia, quindi per i diabetici. Poi si è visto un effetto sul dimagrimento molto buono, e quindi si è studiata l'efficacia su sovrappeso e obesità per dire: “vediamo cosa succede laddove non c'è il diabete”. Si è visto che la risposta era molto più alta: se la riduzione ponderale media nel diabetico è del 10-12%, nel non diabetico è del 18-20%. Quindi il non diabetico sovrappeso od obeso risponde molto di più».
Quando si perde peso rapidamente con questi farmaci, c'è il rischio di perdere massa muscolare anziché solo grasso?
«L'uso dei farmaci incretinici non deve spaventare per la perdita muscolare: è del tutto paragonabile a quella di una normale dieta. Ma c'è un vantaggio enorme: le incretine inducono un dimagrimento qualitativamente superiore. Sfiammano il tessuto muscolare e lo liberano dal grasso infiltrato, rendendolo alla fine più sano e performante».
Quali sono le novità in arrivo?
«Prima di tutto, deve essere chiaro che la perdita di peso deve basarsi su tre pilastri: l’alimentazione, l’attività fisica e, se necessario, il ricorso ai farmaci, che deve comunque essere seguito dal medico ed evitare il fai-da-te. Ora stiamo passando dai farmaci somministrati con le iniezioni alle pillole. La prima ad arrivare sarà a fine anno, la semaglutide orale. L'altra, l'orforglipron, arriverà verso l'inizio dell'anno prossimo. Negli Stati Uniti la risposta è impressionante: c'è un sito che valuta le prescrizioni settimanali delle pillole e attualmente sono circa 250.000 a settimana, che vuol dire un milione di pillole al mese. E ci sarà anche un'importante riduzione dei costi. Però c’è un altro argomento che affronteremo al convegno: quello dello stigma».
Cosa intende?
«Fino a oggi c’è stato lo stigma dell’obesità come malattia. Di recente si parla di stigma della cura: c’è chi si vergogna a dire che fa uso di questa tipologia di farmaci perché c’è chi gli dice: “Ah no, tu prendi una scorciatoia, in realtà devi fare attività fisica e dieta”. E quindi la persona non racconta come si sta curando perché si vergogna quasi di essere criticata. Questo è paradossale e non è accettabile».
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