Sono oltre due mesi che il nostro Paese è interessato da masse di aria molto calda salvo rari episodi che si sono verificati nei mesi scorsi e che hanno, per poco, ridotto le temperature. Una situazione così bollente non fa altro che contribuire al surriscaldamento del mar Mediterraneo che registra temperature al di sopra della norma quasi ovunque. Nelle Baleari la boa di Sa Dragonera ha registrato un valore di 33° C, una temperatura da isole tropicali. E nell’Adriatico cosa sta avvenendo? Il Carlino ha intervistato Roberto Danovaro, professore ordinario del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente della Politecnica, uno dei massimi esperti internazionali per lo studio degli ecosistemi marini.
Professore, l’acqua del Mediterraneo tocca i 33°C, cosa sta succedendo nel nostro mare Adriatico?
"Al momento la situazione è migliore rispetto alle Baleari perché abbiamo subito un fenomeno molto particolare alla metà di luglio, cioè il raffrescamento, con una decina di giorni di caldo più clemente, unito al fenomeno di risalita di acque più profonde e fresche che hanno temporaneamente migliorato la situazione".
La condizione è allora più tranquilla?
"Era più tranquilla. Da allora, da metà luglio la temperatura ha iniziato a salire in modo molto rapido e ad oggi siamo giunti, ad esempio a Fano, a temperature in superficie di 29,5°C, che hanno sforato i 30°C in diverse regioni dell’Alto Adriatico con 30,5°C".
Quali sono le conseguenze di questo riscaldamento dell’acqua?
"Il livello di guardia è sui 30,5°-31°C soprattutto se questa condizione è prolungata per alcuni giorni. Non solo perché sono temperature al di sopra della soglia di tolleranza di molti organismi ma perché si uniscono ad un dato molto preoccupante che è il crollo della concentrazione di ossigeno in acqua. Quindi quando questo si riduce provoca la morte per soffocamento di molti organismi marini unito a fenomeni biologici come la comparsa di malattie marine per stress da calore". Quindi in che fase siamo?
"In una situazione di preallarme. Speriamo in una nuova inversione di tendenza come quella della prima metà di luglio, che riporti i valori sotto soglia ma altri dieci giorni di temperatura che continua a crescere sopra i livelli attuali potrebbero essere fatali per molti ecosistemi marini costieri".
Anche il mosciolo selvatico è in pericolo?
"Si, è a rischio, soprattutto per la parte di novellame, di reclutamento più recente che già a fine giugno, prima del raffrescamento, aveva dato segnali di stress con alcune morti da calore e adesso è soggetta ad una estate veramente stressante". Come esperto che consiglio darebbe a chi vive il mare in questo periodo di vacanza? "Attenti all’esposizione nelle ore più calde e soprattutto all’idratazione".
Questo caldo eccessivo può causare fenomeni improvvisi a livello atmosferico. A cosa dobbiamo prestare attenzione?
"Il mare accumula il 90% del calore dell’atmosfera. Più calore accumula, più calore rilascia e quindi è possibile che la stagione sempre più anticipatoria di rovesciamenti atmosferici, l’autunno avviene già alla prima metà di settembre, ci porti le famose bombe d’acqua e condizioni estreme, con esondazioni e disastri geologici".
Come esseri umani possiamo fare qualcosa?
"A livello nazionale è stato approvato un Piano nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici ma se non lo mettiamo in esercizio siamo sempre a raccogliere drammi e ferite che hanno poi costi altissimi, dieci, venti volte superiori a quelli che avremmo mettendo in sicurezza gli ecosistemi, adottando questo Piano. Raccomando un approccio non politico o ideologico, perché il Piano deriva dalle migliori esperienze che la comunità scientifica condivide a partire dal 2017 e che non può rimanere un pezzo di carta chiuso in un cassetto".
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