Il problema di Christopher Nolan con i personaggi femminili vale anche per le donne della sua Odissea?

2026/07/21

Categories: lifestyle

Se Christopher Nolan non sa scrivere i personaggi femminili (quando li scrive, aggiungerebbe qualcuno), com'è andata con Odissea? La tendenza che è stata notata diverse volte nel corso della sua carriera e soprattutto nel 2024 con Oppenheimer. Che tale affermazione sia vera in assoluto è difficile da stabilire, ma è vero che molti suoi personaggi femminili sono spesso rimasti sullo sfondo delle sue storie. Le ragioni si possono trovare tranquillamente nella sua filmografia: regista e sceneggiatore da sempre interessato a storie epiche e muscolari, Nolan ha prediletto supereroi con mantelli da pipistrello, soldati appartenuti alla Storia e prestigiatori ossessionati dai trucchi di magia. Poco spazio per il femminile, quindi. Difficile dire che non ci fosse del tutto, basti pensare a un film come Interstellar. Ma quella che poteva restare un’inclinazione nel cinema di Nolan è diventata una battaglia per i commentatori di internet più accaniti e, quindi, qualcosa da dover affrontare.

Un passo indietro fino ad Oppenheimer

Con Oppenheimer l’autore britannico aveva cercato di aggiustare un po’ il tiro. Ma la pur sempre molto brava e con una candidatura alle nomination agli Oscar, Emily Blunt nel ruolo della moglie Katherine Oppenheimer rimane un po’ relegata allo stereotipo della donna che resta a casa mentre il marito cambia il mondo. Una mini rivincita se la prende quando non intende stringere la mano a chi non aveva avuto fiducia nel marito, ma è pur sempre un'azione in riferimento al protagonista più che a se stessa, un accenno di risolutezza che non la rende meno bidimensionale. Ciò è avvenuto anche con la psichiatra Jean Tatlock di Florence Pugh, per non parlare della tanto chiacchierata scena in cui siede svestita insieme al Robert Oppenheimer di Cillian Murphy nel momento meno erotico mai visto nella storia del cinema. Due personaggi nudi, l’una di fronte all’altro, che invece di instaurare un clima di complicità ed erotismo sembrano partecipare ad una seduta dal terapeuta.

Le dichiarazioni di Lupita Nyong’o e una domanda: come sono le personagge nell'Odissea di Nolan?

Nel poema attribuito a Omero appaiono una serie di figure femminili che non sono affatto unicamente a contorno delle storie delle controparti maschili, anche quando la loro presenza risulta marginale.

Lupita Nyongo nell'Odissea di Christopher Nolan

Universal Pictures

Nel corso di un'intervista, Lupita Nyong’o ha dichiarato che Christopher Nolan ha dato alle donne di Odissea una rilevanza maggiore rispetto a quanto fosse stata attribuita loro in precedenza. Affermazioni che sono state interpretate da alcuni come una critica a Omero, che potrebbe suonare ridicola o comunque ingiusta. Ma ciò che probabilmente l’attrice voleva dire, è che il regista ha saputo donare nel film un’attenzione che forse, nel corso della storia, è mancata nei confronti dei personaggi femminili, non solo quelli di Omero. Ora la domanda a cui bisogna rispondere è: Nolan ci è riuscito davvero?

L'incontro che cambia tutto: la maga Circe

Non è solo questione di tempo trascorso sullo schermo, anche perché, il protagonista, è un chiaramente un personaggio maschile. Ma è vero che, in questo film la profondità delle donne muove le coscienze dei personaggi. Le donne nell’Odissea di Christopher Nolan sono la bussola morale. Moltissime e forse tutte le scelte di Matt Damon arrivano a seguito dell’incontro con una donna. La prima è la maga Circe.

Samantha Morton è Circe nell'Odissea di Christopher Nolan

Universal Pictures

Interpretata da Samantha Morton, la maga trasforma gli uomini di Ulisse in maiali. Perché lo fa? Nel film la scena, breve ma tra le più intense della pellicola, innesta uno dei dubbi più grossi sul valore degli uomini che hanno sconfitto Troia. La trasformazione di Circe li mette di fronte alla loro natura: andati in guerra ed esaltati come eroi, hanno basato la loro intera esistenza sulla sopraffazione. Invadere terre, case, confini, stuprare e depredare. Èd è davanti alla magia di Circe che Ulisse inizia a realizzare il senso di colpa che lo pervade. Proprio da una donna arriva la consapevolezza di quanto possano essere crudeli e prepotenti gli uomini.

Calipso, il doppio e il valore della memoria

Il viaggio di Ulisse prosegue e arriva fino a Calipso. Interpretata da Charlize Theron, così come la Circe di Norton, anche la ninfa dell'isola di Ogigia è un tassello fondamentale per la presa di coscienza del protagonista, anche se colpevole, prima, di avergliela annebbiata. Costretto a restare con lei per sette anni, sarà comunque Calipso la ragione per cui Ulisse ricomincerà a ricordare chi era, cosa ha fatto e chi ha lasciato a casa. È lei che lo spronerà a interrogarsi sul rilievo che ha la memoria, altro grande tema dell’aedo Nolan, e sul perché anche se fa male è necessario attivarla. È lei che lo aiuta a ricordare e a tornare così dalla moglie Penelope.

Charlize Theron è Calipso nell'Odissea di Christopher Nolan

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Prima di passare alla regina di Itaca, è bene parlare degli altri personaggi femminili che, pur all’apparenza laterali, contribuiscono al disegno dell'Odissea. Intanto c’è il doppio ruolo di Lupita Nyong’o che, un po’ ironicamente rispetto a quanto da lei stessa dichiarato, ha un minutaggio esiguo sul grande schermo, ma anche una valenza non indifferente, soprattutto in termini di importanza per come funzionano le regole nei film di Christopher Nolan. Sappiamo infatti bene quanto sia fondamentale per il regista il concetto del doppelganger nel suo cinema, con Nyong’o che interpreta sia il ruolo di Elena che di Clitennestra, nella mitologia greca sorellastre che l’autore ha invece reso come sorelle/gemelle per sottolineare ancor di più la differenza che le divide. Sebbene nella sua Odissea tutte le donne, come abbiamo detto, hanno una funzione attiva, è evidente come Elena e Clitennestra incorporino due azioni opposte: da una parte la donna più bella del mondo che scatenò la guerra di Troia ha una posizione passiva rispetto agli eventi avvenuti, mentre Clitennestra attende il ritorno del marito Agamennone dalla sua missione per compiere la propria vendetta, mettendo in modo la sua agency. Che la Elena dell’Odissea di Nolan abbia ragioni e sentimenti più stratificati di quanto questa minima dicotomia va a rappresentare è fuor di dubbio, ma la scelta di una stessa attrice per questa medaglia dalle due facce è una maniera per dare spessore ad entrambe e incorporare uno dei concetti da sempre primari nel cinema di Nolan.

L'anima divina dell'Odissea: da Atena alle sirene

Sono poi proprio le facce che, come scopriamo verso la fine del film, sono fondamentali per l’elaborazione del trauma da parte di Ulisse. Più che facce sarebbe anzi meglio dire: teste. Andando a svelare un micro colpo di scena all’interno dell’Odissea – di cui ci scusiamo se non si è ancora visto il film, invitando o semmai a passare al paragrafo successivo – il volto di Zendaya riverbera nei ricordi di Ulisse e lo segue come monito di ciò che ha fatto e che ha visto accadere davanti ai propri occhi. Se la legge di Zeus continuamente tirata in ballo nel film è una sorta di equivalente delle buone maniere che si dovrebbero mantenere di fronte a degli ospiti, conosciuti o sconosciuti che siano, la figura di Atena nella pellicola ne è l’espressione insieme più intima e più alta. È l’aver portato la morte e lo sterminio nella casa di altri, occupando la loro terra. È il senso di colpa che si materializza e assume poteri divini con sembianze umane, popolari, a ricordare che chiunque incontriamo merita rispetto.

Zendaya nell'Odissea di Christopher Nolan

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Prima di finire e giungere finalmente a Itaca, è impossibile non riservare un piccolo spazio alle sirene del film a cui Nolan dona una nuova sfumatura. Nel poema epico le creature marine attirano col canto gli uomini lusingandoli, promettendo di svelare loro la conoscenza onnisciente. Nel film la sequenza è breve, ma straziante, con la spiegazione di Ulisse su cos’è che tanto attira le persone verso le loro adulazioni. L’uomo rivela che non sono solo le promesse a far desiderare di buttarsi in mare, ma è anche cosa viene dopo che dilania nel profondo. Alla rassicurazione di ricevere tutto ciò che si vuole, segue infatti la scoperta che in realtà era semplicemente ciò che già si aveva e che si è abbandonato. Un altro accenno alla chiave di lettura dolente dell’Odissea nolaniana. Un passaggio conciso, ma che serve ad aggiungere un ulteriore tassello alla redenzione del personaggio.

Il ritorno a casa e Penelope, regina di Itaca

Arriviamo finalmente a Itaca, nel palazzo reale, alla corte di Penelope. Astuta tanto quanto il marito, non solo per la tela e forse persino di più in questa versione a cui presta il volto Anne Hathaway, Nolan non cerca di ammorbidirsi nel tratteggiare il carattere e gli atteggiamenti della donna, di cui accentua la rabbia e la frustrazione che escono più volte fuori, persino verso il figlio Telemaco. La Penelope di Nolan non è una madre solo amorevole, accomodante. È una donna che anche col figlio rivendica la sua posizione e si risente del fatto che solamente perché sul trono non c’è un uomo allora il suo regno, che ha gestito per anni da sola, non può essere definito tale. Lasciata con un bambino da crescere e la casa invasa da pretendenti che fanno i propri interessi, la sovrana è materna con Telemaco, ma questo non significa accondiscendere all’idea che sia la persona più ovvia a cui lasciare la corona. Nel suo attaccarlo e ricordargli la giovane età non pecca di presunzione o megalomania, bensì lo mette di fronte al fatto che è perché a una donna non è concesso di regnare da sola che la loro casa è piena di Proci, e non perché lei non abbia saputo come amministrare Itaca in assenza di Ulisse.

È sicuramente una Penelope ruvida. Ma è forse anche la più vera che ci si potrebbe aspettare, la più indisponente verso gli egoismi e le mitomanie degli uomini, a cui ha dovuto sottostare prima accettando di veder partire il marito, poi trovandosi costretta a doverne scegliere un altro. È la dimensione della scelta, e della sua mancanza, che detta gli umori e gli atteggiamenti di Penelope. Tradita, inoltre, da una donna nella sua corte, la Melanto di Mia Goth. Ancella infedele già nell’epopea stessa e che nel film di Nolan può rappresentare anche l’altra faccia della virtù delle donne fin qui elencate, per restituirne uno spettro più ampio.

Anne Hathaway è Penelope nell'Odissea di Christopher Nolan

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