Il presidente veneto del Cai: «Fare il rifugista è uno stress. Non reggiamo questo boom di turisti»

2026/09/16

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AGORDO (BELLUNO) - Non si spegne l'eco della tragedia avvenuta nel cuore della notte ai piedi del Civetta, quando un fotografo 43enne ceco, alloggiato al rifugio Coldai assieme ad alcuni amici, ha perso la vita precipitando per 160 metri nel probabile tentativo di compiere uno scatto fotografico. «La montagna è un ambiente ostile e bisogna sapersi muovere perchè in natura l'insidia è sempre dietro l'angolo - sottolinea il presidente veneto del Cai Francesco Abbruscato - Il problema è che sentiamo sempre più di avvenimenti tragici che accadono per poca conoscenza dell'ambiente. La ricerca spasmodica dell'immagine più bella e particolare purtroppo incentiva comportamenti privi del senso del limite. Specie di notte bisogna essere preparati e abituati a muoversi perchè il buio cambia la percezione dell'ambiente e quindi le insidie aumentano molto. Chiaro che nel caso del turista ceco è difficile fare delle valutazioni perchè bisognerebbe conoscere esattamente l'accaduto, ma di sicuro questo tragico episodio fa riflettere: morire per un'immagine fotografica è dura da digerire». 


La sentinella della montagna


Il rifugista è sempre stato considerato "la sentinella della montagna". Conosce i sentieri, le pareti e ogni angolo del proprio territorio di riferimento, ed è spesso la figura alla quale alpinisti ed escursionisti si rivolgono per consigli o suggerimenti. Le sezioni Cai del Veneto sono proprietarie di una trentina di rifugi in provincia di Belluno. «La novità è che sta diventando un impegno sempre più faticoso - prosegue Abbruscato - molti gestori ci riferiscono di una stagione particolarmente impegnativa. Tutti mi hanno detto che stanno facendo delle valutazioni per un contenimento delle prenotazioni in futuro. È sempre bello avere il rifugio pieno e sapere di portare a casa la stagione con profitto, ma a tutto c'è un limite». 
In effetti l'estate che sta finendo ha visto il boom di turisti, escursionisti e frequentatori dei rifugi, e in questa situazione, il tempo per un dialogo o uno una parola in più con la clientela, diventano difficili, anche alla luce di altri fattori. «Ci stiamo rendendo conto che non abbiamo le risorse per gestire numeri di clienti così elevati - prosegue Abbruscato - In primo luogo c’è il problema dell'acqua: gli scorsi anni ce n'era a sufficienza grazie a nevicate in inverno e piogge in primavera estate. Quest'anno invece il venire meno di questi due fattori, assieme a una grande domanda di risorsa idrica dovuta anche al numero maggiore di utenti, ha fatto sì che molti rifugi siano andati sotto stress, con il risultato di non sentirsi in condizione di lavorare bene e di offrire il servizio desiderato». 


In emergenza


Molti rifugi specie ad agosto sono infatti stati costretti a chiudere i bagni, qualcuno a farsi portare l'acqua dall'elicottero. «Si è lavorato con l'incubo di dover chiudere perchè senza acqua il rifugio non può tenere aperto - prosegue il presidente Cai - È una problematica che stiamo monitorando seriamente. Ci saranno incontri al vertice anche con Regione e Provincia per capire quali possono essere le strategie per le prossime stagioni che non pensiamo saranno tanto diverse da questa». Settembre sta regalando giornate ideali per la frequentazione della montagna. Sole, temperature miti, aria tersa. Tutti fattori che invogliano ancora la frequentazione della montagna. «Sì, c'è ancora molta gente e soprattutto stranieri - conclude Abbruscato - Molti rifugi stanno pensando di allungare la stagione, mentre altri riflettono sulla chiusura consueta del 20 settembre: non ce la fanno più per la fatica e la stanchezza di una stagione davvero impegnativa. Si va sempre più verso la destagionalizzazione. Questo periodo è caratterizzato anche da clientela over 60 che dispone di parecchio tempo e rimane volentieri a frequentare la montagna: anche su questo aspetto bisogna fare dei ragionamenti, perchè da un lato tenere aperta una struttura fuori stagione diventa gravoso in termini di investimento e dall'altro si rischia di avere una frequentazione con giorni feriali dove non entra nessuno». 
 

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