Il papa al Meeting di Rimini: «Le persone prima dei confini»

2026/08/22

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Dopo Giovanni Paolo II, un Pontefice torna alla kermesse di Comunione e Liberazione. Oltre 60mila persone per Leone XIV che parla di pace, libertà e chiede: «Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti»

Ci sono voluti 44 anni perché un papa tornasse al Meeting di Rimini. E ad aspettare Leone XIV, il 22 agosto, alla Fiera sono arrivate oltre 60mila persone. Famiglie intere, moltissimi ragazzi e bambini di ogni età, suore di ogni ordine, donne incinte, mamme con neonati in braccio. Alcune li allattano sedute mentre aspettano. Tutto intorno, oltre 3mila volontari, giovanissimi in gran parte, che fanno funzionare ogni ingranaggio della Fiera. Sulle transenne, gli striscioni ripetono: «Benvenuto Papa Leone XIV».

L’ultima volta di un papa qui era stata il 29 agosto 1982, quando Giovanni Paolo II aveva partecipato alla terza edizione del Meeting, attraversato il centro della cittadina romagnola e celebrato la Messa sulla spiaggia, nella zona del porto. È stato il primo pontefice a partecipare di persona alla manifestazione nata dall’esperienza di Comunione e Liberazione. Dopo di lui, né Benedetto XVI né Francesco sono mai arrivati al Meeting, anche se hanno mantenuto i rapporti con la Fraternità in altre occasioni, come il centenario di don Luigi Giussani, fondatore del movimento.

Quarantaquattro anni dopo, Leone XIV ha scelto di esserci e di ripercorrere quasi la stessa geografia di Wojtyla: il Meeting, la città, la Cattedrale e infine il mare. Ma quella che nel 1982 era una manifestazione giovanissima oggi è uno dei principali appuntamenti del cattolicesimo italiano e un crocevia estivo della politica, delle istituzioni e dell’impresa. Se Giovanni Paolo II arrivava qui in un’Europa divisa dalla guerra fredda, Leone XIV è tornato a Rimini in un mondo nuovamente attraversato dalle guerre.

La giornata

L’attesa in Riviera è iniziata la mattina presto, Leone XIV arrivava da San Marino, prima tappa di una giornata fittissima che ha ben riassunto il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi. «È il più grande spettacolo dopo il Big Bang». Sul Titano, il pontefice ha ricordato il motto della piccola Repubblica: «Libertas, per voi, vuol dire anche un impegno mai venuto meno di una partecipazione attiva e positiva alla costruzione della pace», ha detto Leone alle autorità, in un discorso in cui ha citato anche i temi bioetici e l’accoglienza dei profughi ucraini da parte dello stato sanmarinese.

Poi, poco dopo le tre del pomeriggio, Robert Francis Prevost è atterrato in elicottero alla Fiera e l’ha attraversata tutta a piedi e in golf cart, con passo spedito, sorridendo e godendosi l’entusiasmo della folla. Le braccia si sono allungate verso di lui, i telefoni hanno filmato ogni secondo, i genitori hanno sollevato bambini nella speranza di una carezza o una benedizione, che, per molti di loro, è arrivata. L’ingresso trionfale è stato al Grand Auditorium, 20mila posti, sold out, tutti gratis.

I fedeli hanno cominciato a gridare il nome del pontefice mentre il coro intonava i brani cari alla Fraternità. Presenti, tra gli altri, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, la sottosegretaria Lucia Bergonzoni, il cardinale Matteo Zuppi, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale, l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni, da sempre dentro Cl, il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvad e il vescovo Anselmi.

Ma bastava guardare la platea per capire che il volto della giornata era soprattutto quello dei giovani e delle famiglie. È a loro che ha parlato il pontefice. «Sì, l’amore muove», ha esordito, riprendendo il titolo scelto per la 47esima edizione, l’ultimo verso della Divina Commedia: «L’amore che move il sole e l’altre stelle». È stato il filo che ha attraversato le circa due ore trascorse dal papa al Meeting, inaugurate prima dai saluti di Davide Prosperi, presidente di Cl e Bernard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli. «L’amore muove, urge, risveglia dal torpore e chiama a rischiare», ha continuato Leone. «Il nostro cuore che è così grande, così capace di amare, non deve essere mai chiuso. Cerchiamo tutti la strada per camminare insieme, per costruire un mondo di pace e di amore». Poi si è rivolto direttamente alle ragazze e ai ragazzi, presenti a migliaia, visibilmente emozionati. «Siete il segno che il futuro è una promessa, non una minaccia».

Il richiamo alla pace

Ma il discorso ha anche un diretto richiamo alla politica: «Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo». «Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni», ha detto il papa, «la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia». E poi ha aggiunto: «Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti», quelli che sono «alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo». Rivolgendosi a Comunione e Liberazione, il pontefice ha ricordato che la chiesa «non fa proselitismo» e ha riconosciuto che spesso «la nostra testimonianza è segnata dal limite e dal peccato». La strada che indica è quella dell’ascolto reciproco.

In chiusura, passato e presente di Comunione e Liberazione si sono incontrati al momento dei saluti, quando don Julian Carron, che ha guidato CL dal 2005, raccogliendo l’eredità di don Luigi Giussani dopo la sua morte, fino al 2021, si è avvicinato a Leone XIV per il momento dei saluti. Una lunga fila di volti della chiesa e delle istituzioni alternati a una ridotta quota di presenze femminili.

Dalla Fiera, mentre la folla continuava a cantare per lui, il Pontefice si è spostato verso la Cattedrale e il mare. Prima c’è stato l’intenso saluto con Roseline Hamel e Nassera Kermiche, rispettivamente la sorella di padre Jacques Hamel, ucciso nel 2016, e la madre di Adel, uno dei suoi attentatori. Entrambe, nel segno del perdono, sono state protagoniste dell’apertura del Meeting.

Quando mancava poco al tramonto, in spiaggia, venticinquemila fedeli hanno pregato insieme al Pontefice, prima dei saluti finali, a pochi passi dalle onde dell’Adriatico.Come aveva fatto al termine della sua visita Giovanni Paolo II, nel 1982. «A volte c’è voglia e bisogno di sentire parole non di odio ma di pace», ripete una signora col cappellino giallo, arrivata da Milano e in partenza con un autobus notturno. «Che le dica Lady Gaga, il Dalai Lama o il papa, va bene così».

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