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Cento euro al mese. Dodicimila chilometri. Rottamazione obbligatoria. Tre anni e poi, magari, l’acquisto
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Pubblicato il 23 Luglio 2026 ore 19:20
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Ecco l’idea: “noleggio sociale a lungo termine”. Un prestito di civiltà a rate da cento euro al mese, Iva inclusa. Il ministro Urso e il presidente dell’ACI Geronimo La Russa lo hanno presentato al Mimit con la solennità di chi inaugura un ponte. “Mobilità più accessibile e parco auto più moderno”, ha detto il primo. “Sicurezza e sostenibilità”, ha aggiunto il secondo. Parole che, messe una dietro l’altra, possono cambiare lo scenario della mobilità.
Il meccanismo è semplice, e proprio per questo affascinante. Se hai un ISEE sotto i trentamila euro, un’auto vecchia fino a Euro 4 da rottamare (posseduta da almeno un anno, attenzione: niente furbi dell’ultimo minuto) e la pazienza di non superare i dodicimila chilometri all’anno, lo Stato – tramite ACI – ti affitta una macchina nuova, omologata, non troppo assetata di CO2. Trentasei mesi minimi. Alla fine, se ti sei affezionato, puoi anche comprarla con uno sconto del dieci per cento sul valore di mercato. Come se ti dicessero: “Guarda, te l’abbiamo fatta provare. Se ti piace, te la tieni a prezzo d’amico”.
È una misura sperimentale, fino al 2030. Se funziona, promettono di farla diventare strutturale e di metterci più soldi. Nel frattempo, le domande si presenteranno in ordine cronologico su uno sportello telematico ancora in via di definizione. Chi arriva primo, noleggia. Chi arriva secondo, aspetta. È la democrazia digitale applicata alla mobilità: non conta quanto sei povero, conta quanto sei veloce a cliccare.
C’è, in tutto questo, un’idea di progresso che ha il sapore delle cose italiane riuscite. Il parco auto nazionale è tra i più vecchi d’Europa, è vero. Le famiglie a basso reddito faticano a cambiare macchina, è vero. L’ambiente e la sicurezza stradale ne risentono, è vero. Allora si inventa il noleggio sociale: non ti diamo i soldi per comprarla, ti prestiamo la macchina. Non ti liberiamo dalla dipendenza dall’automobile, te la rendiamo un po’ più accessibile.
La Russa parla di “Mobility Club moderno”. Suona bene. L’Automobile Club d’Italia che si trasforma in qualcosa di più leggero, di più contemporaneo, di meno legato al solo possesso. È un’evoluzione rispettosa: non si rinuncia alla macchina, si cambia il modo di tenerla. Un po’ come passare dal matrimonio al convivenza: stessi doveri, meno documenti.
Cento euro al mese. Dodicimila chilometri. Rottamazione obbligatoria. Tre anni e poi, magari, l’acquisto. È una soluzione elegante nella sua modestia. Si limita a dire: se non ce la fai a comprarne una nuova, almeno non circolare con una che inquina come un caminetto degli anni Settanta. E se proprio ti piace, te la lasciamo a un prezzo di favore.
C’è da chiedersi quanti ci riusciranno. Quanti avranno l’auto da rottamare pronta, l’ISEE in regola, la connessione internet abbastanza stabile da entrare nella graduatoria cronologica prima che i posti finiscano. Quanti, dopo trentasei mesi e dodicimila chilometri all’anno, avranno ancora voglia – e possibilità – di comprarla. Ma queste sono domande da pedanti. L’importante, per ora, è che esista. Che qualcuno, a Roma, abbia pensato che anche chi guadagna poco abbia diritto a un motore meno inquinante e a una macchina più sicura.
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