di Enza Plotino
Il lavoro nobilita, ma non per la destra meloniana che evita l’argomento come la peste! Senza il lavoro le persone perdono la dignità. Ma oggi la dignità è una merce rara perché il lavoro è povero, senza tutele e crea fasce ampie di popolazione schiava e priva di mezzi di sussistenza. Una crisi che sta diventando strutturale in cui il lavoro non genera più reddito, tranquillità e sicurezza. Questa era stata la promessa del ‘900, tempo in cui ai governanti, ai partiti politici, ai sindacati, ad ogni pubblico decisore era richiesto un impegno per garantire a chi era alla base della piramide di poter prendere l’ascensore sociale per ambire ai piani alti del sistema produttivo e/o alle professioni più qualificate.
Come è potuto accadere lo sfacelo di oggi? Il lavoro è il vero assente nel dibattito pubblico perché è meglio far finta che la crisi non esista e che non si cerchino le responsabilità. E’ da molti anni e non solo per colpa del Governo Meloni che il lavoro ha completamente perso il potere negoziale rispetto al capitale. Da Berlusconi in poi, passando per Renzi e finendo a Meloni, tutti i governi sono stati incapaci, quando non artefici della perdita di equilibrio tra interessi, capitale e lavoro. Si è iniziato a guardare più all’interesse del capitale e dell’impresa che al lavoro e ai lavoratori. E così i salari non sono più riusciti a garantire una situazione dignitosa e il tema della povertà operaia è sparito dal dibattito pubblico e dagli obiettivi dei politici. Una condizione che ha creato negli ultimi anni sei milioni di poveri, un ceto medio in affanno, l’assenza di qualsiasi diritto costituzionale e un sindacato che fatica ad agire per bilanciare lavoro e capitale e per tutelare i più deboli, gli ultimi della catena produttiva che sono diventati gli ultimi anche della catena sociale, cioè i lavoratori e le lavoratrici.
Governi che vivono di propaganda e che ricattano la popolazione affaticata dalle difficoltà del vivere, con lo spauracchio dello straniero, di chi arriva dal mare per “rubare” il lavoro, ma che sono incapaci di mettere in campo strumenti che rafforzino le reti sociali, che creino le condizioni per un lavoro dignitoso, ma che, al contrario sbagliano ogni misura, continuano ad agire con politiche fiscali assolutamente non progressive, diseguali e discriminatorie peggiorando anno dopo anno la situazione generale del Paese.
La destra di Meloni soprattutto, non vuole vedere la povertà. L’ha cancellata dalla vista per non doverne fare i conti. Fermare questa deriva economica ma anche sociale è il compito che devono darsi una politica giusta e un sindacato attento. Il Pd di Schlein insieme alla Cgil di Landini hanno rimesso al centro del dibattito il tema del lavoro povero perché solo da sinistra può ripartire una risposta forte contro la povertà e per una giustizia ed equità sociale in un Paese che l’ha persa. Rimettere in equilibrio l’asse delle priorità per invertire la rotta verso il baratro deve essere l’obiettivo dell’azione politico-sindacale. Risolvere le discriminazioni e creare lavoro di qualità e dignitoso.
Questo è il faro anche per un sindacato nuovo e innovativo che deve rappresentare anche chi è disoccupato o precario per creare un sistema che possa garantire tutti e in cui il lavoro ritorni ad essere un valore e il primo diritto di ogni essere umano.
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