Il Consiglio dei Ministri ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto sulle accise sul gasolio, cioè le imposte di importo fisso che gravano su ogni litro di carburante. In mancanza di proroga lo sconto sarebbe terminato a mezzanotte. Complessivamente è di 17 centesimi al litro, tra riduzione delle accise e conseguente calo dell’IVA (che è calcolata sul prezzo complessivo, accise incluse).
Questo è l’undicesimo provvedimento che prevede uno sconto sulle accise da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente a fine febbraio. L’ultimo era stato approvato solo due giorni fa, e aveva previsto solamente una breve estensione della scadenza perché le risorse per finanziarlo tramite il sistema delle “accise mobili” erano finite.
È un meccanismo che funziona così: quando i prezzi dei carburanti crescono, aumenta in proporzione anche l’IVA incassata dallo Stato, che si impegna a usare l’extra gettito dell’IVA incassato nel periodo dei rincari per ridurre le accise nel periodo successivo. La riduzione è una cifra “mobile”, perché è proporzionale alle entrate ottenute con l’IVA. I soldi raccolti così però sono finiti per questo mese.
Per prorogarla ulteriormente, quindi, il governo ha dovuto trovare altre risorse: secondo l’ANSA, il totale ammonta a circa 130 milioni di euro. Non si sa per ora se dopo il 5 settembre la misura verrà estesa di nuovo.
Finora la riduzione delle accise sui carburanti ha richiesto quasi 2 miliardi di euro a fronte di effetti molto limitati nel calmierare il prezzo dei carburanti: è però un provvedimento molto popolare tra chi usa l’auto per spostarsi e toglierlo sarebbe molto rischioso sul piano politico (soprattutto in questi giorni in cui molte persone si mettono in viaggio per tornare dalle vacanze). La riduzione delle accise è poi una battaglia storica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che quando era all’opposizione chiedeva di ridurre strutturalmente le accise, anche con modi scomposti e caricaturali.
La benzina costa poco più di 2 euro al litro, quasi il 20 per cento rispetto a prima della guerra, e il gasolio 2,131 euro al litro, il 23 per cento in più. E questo nonostante gli sconti sulle imposte sui carburanti, tra accise e IVA. Lo sconto deciso mercoledì riguarda però solo le accise sul gasolio, mentre quelle sulla benzina rimangono piene.
Il gasolio del resto è il carburante che serve per i trasporti e per molti processi industriali e agricoli, mentre la benzina serve perlopiù per i veicoli privati: sono i rincari del gasolio che rischiano di far salire il prezzo dei beni di consumo, e quindi l’inflazione, e dunque il governo ha concentrato le risorse – come visto molto limitate – solo su questo carburante.
– Leggi anche: Perché dobbiamo preoccuparci più del prezzo del gasolio che di quello della benzina
>> Home