Il futuro è oggi, è il Giro di Campania edizione numero 64. È il Giro che partirà da Caserta, sotto lo sguardo della Reggia e il via ufficiale da Maddaloni, per raggiungere Napoli, Piazza Plebiscito, dopo un percorso di 192 chilometri che traverserà tutte le nostre cinque province. Il futuro è oggi, per un lotto di oltre cento atleti, distribuiti in 18 team, WorldTour, Professional, Continental, secondo il ranking algido dell’ UCI, in una gara affidata alla Terenzi Sport Event. Il futuro è oggi, per la nostra corsa di casa e di famiglia, benedetta dalle istituzioni - dalla Regione alla Città Metropolitana - che riprende a pieno titolo la sua dignità, inserita come è stata senza riserve, noi siamo titolari, nella Challenge della Coppa Italia delle Regioni del ciclismo. Il futuro è oggi, fra i nomi plausibili per un albo d’oro da aggiornare di Conca e Masnada, di Vendrame e Plapp, di Crescioli e Covi, di Pezzo Rosola e Marcellusi, fra campioni di Italia scorsi e vincitore di tappe al Giro d’ Italia, di corse internazionali affisse sul globo a pedali.
Il futuro è oggi, e non ci sfuggirà di mano, non smarriremo noi e loro del ciclismo quella traiettoria che ritrova Arpaia e Montesarchio, Benevento ed Avellino, Montoro non più superiore ed inferiore come quando correva Coppi, ma dove Coppi alberga ancora. E planerà sulla Costiera da Vietri ad Amalfi, a quel Furore incastonato da aggredire con amore. L’Agerola, e la criticità della memoria e della passione lontana di Coppi nel 1955. E poi la discesa nella pianura operosa, a Castellammare, Pompei, in un Campania davanti alla Madonna vinse Moser, 1982. E a Torre, le due Torri, Ercolano, Portici, la Marina, fino al Porto di Napoli. E l’arrivo, già visto al Giro di maggio, a Piazza Plebiscito. È qui, il senso della irreversibilità della traccia, in Dario Nicoletti, primo nel 1991 a Caserta, oggi direttore sportivo della Biesse Carrera Premac che ci raccomanda, «Leonardo Vesco, vi conosce già, ha vinto a Maiori nel Campania under 23 del 2025…».
Giro della Campania, Saronni: «Qui ho lasciato il cuore»
Il senso che invade di futuro il presente, nel ciclismo come noi coniugato al passato e talora al silenzio, e ti fa illuminare per una giornata ancora come ci saranno tre campani al via oggi. E si, i casertani Michele Pascarella ed Ivan Toselli, e il napoletano Giuseppe Sciarra. Da Caivano, Coppa Caivano en passant. Li, hinterland e Boys Caivanese, dove germogliò l’amore campano per Learco Guerra, che lui poi sublimò, per alcuni versi maradoniano, nel tris ineguagliabile dei Campania ‘32, ‘34 e ‘35, solo perché nel 1933 non si corse. Il senso che persiste nella passione unica che per il ciclismo, sia pure nell’attualità al netto delle città difficili, gli angoli e i panorami e i borghi della Campania sanno esprimere. Il presente, anche se non sono qui al via, è in quel loro sentirsi tutti un po’ napoletani. «L’amore per noi ed il ciclismo che dall’ Arenaccia, fino al 1976, e poi ovunque, da Caserta a Sorrento, voi ci avete dimostrato è senza pari». E firmano Boifava, Bitossi, Moser, Saronni, Gavazzi, Baffi, Rabottini, Ballerini per delega, Zilioli, Cassani, Della Santa, Konychev, nella pioggia e nel sole. E canta Zandegù che intonava all’Albricci, dopo il successo del 1967 ‘O sole mio’. Il presente, e il futuro, vanno così mirabilmente in sintonia con il loro dettato. Ed in fondo questo 2026 e’ per noi il simbolo fortunato, il dejavu centenario del Campania 1926. Allora vinse Frascarelli, un romano forte, di nome arduo Leonida. E nei primi dieci c’erano però un bel novero di ciclisti napoletani. Si chiamavano Perna e Damiano, cognomi ciclisticamente trasmessi per li rami e buoni per due secoli, Liguori e Temponi, quell’Alberto che nel 1927 avrebbe vinto il suo ‘Campania’. Ecco, anche in nome di quei ciclisti eroici, 1926, era quotidiano il ciclismo, e mica solo per noi, vinti e disillusi del tempo, il Campania di oggi è già domani.
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