Il G8 25 anni dopo, in piazza Alimonda il ricordo di Carlo Giuliani diventa memoria per Fakir e Gaza

2026/07/20

Categories: world-news

Chiedono di «attualizzare le lotte», le analisi e i rilanci dell’anniversario, ma per dare forza alla memoria del G8 di Genova 25 anni dopo basta molto meno, bastano – c’è chi le chiama – «le ferite aperte di questo mondo». Così racconta il giorno del ricordo della morte di Carlo Giuliani, in quella piazza Alimonda che ogni luglio viene (re)intitolata a colpi di pennarello sulla targa al manifestante ucciso negli scontri seguiti alle cariche delle forze dell’ordine del 20 luglio del 2001.

Una commemorazione per oltre mille persone, nella piazza simbolo della repressione di allora, dove la richiesta di ogni anno – «Mai più» – diventa pure più urgente nelle cronache di giornata. Da Bologna, per prima, la notizia della mobilitazione per chiedere giustizia per Abderrahim Fakir, il 42enne morto sotto casa durante un’intervento di polizia. «Un altro morto nelle mani dello Stato», è l’appello, «che non possiamo dimenticare».

Il silenzio delle 17 e 27, l’ora esatta dello sparo del carabiniere Mario Placanica che 25 anni fa uccise Carlo Giuliani, è così forse l’unica, vera chiamata del passato. «Il senso di questa giornata è duplice», spiega la stessa Heidi, mamma Giuliani: «da una parte si ricorda quello che è successo, dall’altra si riflette sul perché i temi di allora siano ancora tutti così tragicamente presenti oggi».

Per questo viene srotolato a tutta piazza l’enorme lenzuolo bianco che riporta scritti nomi e cognomi dei 18.457 bambini uccisi a Gaza dalle bombe israeliane. O il dramma del Pilastro a Bologna, bufera politica compresa, diventa un modo per rendere «più necessario» il ricordo di quei giorni che «brucia ancora».

In piazza ci sono reduci e volti noti della storia del G8 genovese, ma anche pezzi di società civile della città, giovani collettivi, presidi studenteschi, la portavoce della Flotilla Maria Elena Delia. C’è Vittorio Agnoletto, allora portavoce del Genoa Social Forum. Ci sono alcuni dei legali già allora in prima fila per la causa, come Emanuele Tambuscio e Laura Tartarini, o Alessandra Ballerini.

C’è la sindaca Silvia Salis, che celebra il ritorno di un primo cittadino alla commemorazione dopo anni e invita a «non ridurre» il ricordo agli scontri: «quella pagina di storia è stata anche la grande presa di consapevolezza di una parte di società, di ideali e proposte». La parte più difficile da riportare alla mente, forse, nella giornata dedicata a un morto.

Ad abbracciare «Heidi, Giuliano, Elena Giuliani», li mette in fila come a partecipare alle veglia laica della piazza, c’è del resto anche Claudia Pinelli, che quando il padre Giuseppe morì precipitando dalla finestra della questura di Milano aveva appena otto anni e riflette sul senso più attuale della giornata.

«A Bologna è arrivata un’altra morte per mano dello Stato, ogni volta è lo stesso tradimento e si spera invano sia l’ultimo», il suo sfogo. «L’immagine dello stesso Stato da cui noi abbiamo avuto le scuse solo dopo decenni, da cui i Giuliani non hanno mai avuto un’ammissione di responsabilità, che dovrebbe proteggere e invece usa i decreti sicurezza per reprimere il dissenso. Questo fa male e insieme fa sperare, perché guardare le piazze ritrovate che si riempiono contro le ingiustizie fa pensare che non è tutto finito ma che tutto può ricominciare». Anche 25 anni dopo, persino in piazza Alimonda.

>> Home