Henry Winkler ha impiegato decenni per fare pace con il rapporto avuto con i genitori durante l'infanzia, eppure la star di Happy Days non può ancora superare una umiliazione subita.
Henry Winkler, noto come il Fonzie di Happy Days ha impiegato decenni per fare pace con il rapporto avuto con i genitori durante l'infanzia. L'attore, a lungo alle prese con una dislessia mai diagnosticata, ricorda le umiliazioni subite a scuola e in famiglia e ammette di averli perdonati. Non tutto, però, può essere lasciato alle spalle.
Henry Winkler: "Mi dicevano che ero stupido e pigro"
Per anni Henry Winkler non ha avuto una spiegazione per le difficoltà che incontrava a scuola. La dislessia sarebbe stata diagnosticata soltanto quando aveva 31 anni, mentre da bambino l'attore interpretava quelle difficoltà attraverso le parole che gli venivano rivolte dagli adulti intorno a lui. "Non ne avevo mai sentito parlare. Mi dicevano soltanto che ero stupido. Mi dicevano che ero pigro. E io ci credevo", ha raccontato nel podcast In Depth with Grant Bensinger.
La diagnosi arrivò soltanto quando Winkler aveva già iniziato a costruire la carriera che lo avrebbe reso celebre in tutto il mondo grazie ad Arthur "Fonzie" Fonzarelli in Happy Days.
La dislessia, tuttavia, non smise di condizionarlo neppure quando era ormai una star. Nel memoir Being Henry: The Fonz... and Beyond, pubblicato nel 2023, l'attore ha raccontato quanto fossero difficili per lui persino le letture collettive delle sceneggiature.
"Il mio cervello e io eravamo in codici postali diversi", ha scritto, descrivendo la sensazione di non riuscire a stare al passo mentre gli altri membri del cast aspettavano che terminasse.
Ripensando oggi a quegli anni, Winkler si domanda come fosse possibile che insegnanti e genitori vedessero un bambino in difficoltà senza chiedersi che cosa ci fosse davvero dietro. "Come può un insegnante o un genitore vedere che il proprio figlio sta avendo dei problemi e non pensare: "Aspettiamo un attimo. C'è qualcosa che non va"?", ha spiegato. La risposta che riceveva, invece, era che quelle difficoltà fossero una sua scelta, quasi un comportamento deliberato.
Winkler parla dei genitori con sentimenti tutt'altro che semplici. Da una parte c'è l'ammirazione per la loro storia: erano riusciti a fuggire dalla Germania nazista, arrivare negli Stati Uniti e costruirsi una nuova vita. Suo padre, ricorda l'attore, parlava undici lingue. Ma il rapporto con il figlio era segnato da una profonda disapprovazione. "Li ammiro davvero. Sono scappati dalla Germania nazista, sono arrivati in un altro Paese e sono riusciti a restare qui. Apprezzo tutto questo. Ma come esseri umani, per loro ero un fallimento. Me lo facevano sapere", ha raccontato.
Le parole non furono l'unica forma di violenza che Winkler ricorda. Nel corso dell'intervista ha confermato anche un episodio di abuso fisico da parte del padre. Da bambino aveva fatto una battuta mentre i due aspettavano l'ascensore; dopo essere corso su per le scale, il padre lo aveva inseguito e raggiunto.
È un ricordo che si inserisce in una lunga serie di episodi nei quali l'attore percepiva continuamente il giudizio e il disprezzo del genitore.
"Ho perdonato i miei genitori", ma una cosa resta imperdonabile
A distanza di molti anni, Winkler dice di essere riuscito a perdonare i genitori. "Penso di averli perdonati, alla fine", ha spiegato. La sua esperienza, però, ha avuto un effetto preciso sul modo in cui ha scelto di crescere i propri tre figli insieme alla moglie Stacey Weitzman. Una delle sue priorità è stata proprio quella di essere un genitore diverso da quelli che aveva avuto.
È qui che emerge ciò che Winkler non riesce ancora a considerare accettabile. "Quando vedi che tuo figlio sta avendo un problema, non gli dici "stupido cane". Dici: "Aspetta, c'è qualcosa che non va. Non so cosa sia, ma vediamo di capirlo"".
Per l'attore, il punto non è soltanto trovare una diagnosi. È impedire che un bambino trasformi le proprie difficoltà nella convinzione di valere meno degli altri. "Almeno fai in modo che si senta meglio, così non continua a brancolare nel buio, a sentirsi inferiore e a sentirsi un fallimento. Questo, per me, è ancora imperdonabile", ha aggiunto.
Il successo, quindi, non cancellò quella sensazione di inadeguatezza. Henry Winkler ha trasformato quell'esperienza anche in un modo per parlare ai più giovani della dislessia, arrivando a creare insieme a Lin Oliver la serie di libri per ragazzi dedicata a Hank Zipzer, un personaggio che affronta proprio le difficoltà legate al disturbo dell'apprendimento.
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