Il caldo spegne anche il nucleare: Danubio in secca, centrali ferme in Romania e Ungheria

2026/08/03

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Redazione 03 agosto 2026 13:11

L'esplosione per far defluire l'acqua verso la centrale di Cernavodă, organizzata dall'esercito romeno (Foto: Screenshot / X)

Il caldo estremo che sta investendo l'Europa orientale sta mettendo in discussione anche uno dei pilastri della sicurezza energetica del continente: il nucleare. Non è il sole a fermare i reattori, ma la mancanza di acqua. La lunga siccità ha infatti ridotto drasticamente la portata del Danubio, rendendo sempre più difficile raffreddare gli impianti che sorgono lungo il fiume. Il risultato è una produzione di elettricità in calo proprio mentre la domanda cresce per l'utilizzo dei condizionatori.

La situazione più critica si registra tra Romania e Ungheria, dove i governi sono stati costretti ad adottare misure eccezionali per evitare il blocco degli impianti nucleari. In alcune zone il Danubio ha raggiunto livelli che non si registravano da decenni, con una portata scesa in Romania a circa 1.500 metri cubi al secondo, meno di un terzo della media del mese di luglio.

In Romania esplosivi per "salvare" la centrale

Per mantenere operativo l'impianto nucleare di Cernavodă, il governo romeno ha autorizzato un intervento senza precedenti. La marina ha utilizzato circa 180 chilogrammi di esplosivo per demolire una formazione rocciosa che ostacolava il flusso dell'acqua verso il ramo del Danubio da cui la centrale preleva l'acqua necessaria al raffreddamento.

💥 Romania blows up a rock to save a nuclear power plant from shutting down

The military detonated Pârjoaia Rock in the Danube to redirect more water toward the Cernavodă Nuclear Power Plant. Severe drought has caused river levels to fall rapidly, putting pressure on the plant’s… https://t.co/8VO9D8rxQN pic.twitter.com/V49LmcHlfM

— NEXTA (@nexta_tv) August 3, 2026

Secondo il ministro della Difesa ad interim Radu Miruță, l'operazione consentirà di guadagnare tempo prezioso e mantenere in funzione l'impianto il più a lungo possibile. Le autorità, tuttavia, non escludono che, se il livello del fiume continuerà a diminuire, anche i reattori possano essere fermati temporaneamente.

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La centrale di Cernadova (Fonte: Google Maps) 

La crisi energetica è diventata talmente seria che Bucarest ha proclamato lo stato di emergenza nazionale per tutto il mese di agosto, dopo il calo della produzione elettrica causato dalla siccità.

L'Ungheria costretta a ridurre la produzione

Anche l'Ungheria deve fare i conti con gli effetti della secca del Danubio. La centrale di Paks, l'unica del Paese, ha iniziato a ridurre drasticamente la propria attività perché non dispone più dell'acqua necessaria per garantire il raffreddamento dei reattori nelle condizioni previste dagli standard di sicurezza.

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La centrale di Paksi (Fonte: Google Maps) 

Secondo le autorità ungheresi, è la prima volta in oltre quattro decenni che l'impianto è costretto a limitare la produzione per questa ragione e, se il livello del fiume dovesse continuare a scendere, nei prossimi giorni potrebbe arrivare anche lo spegnimento completo dei reattori. Il governo ha già avviato misure di contenimento dei consumi, tra cui lo spegnimento di numerosi schermi pubblicitari elettronici.

Non soffre soltanto il nucleare

La scarsità d'acqua sta mettendo sotto pressione l'intero sistema energetico dell'Europa sud-orientale. In Serbia la centrale idroelettrica di Djerdap 1, la più grande del Paese, produce ormai solo una frazione della propria capacità a causa del livello eccezionalmente basso del Danubio. Anche le centrali a carbone hanno dovuto ridurre la produzione perché l'acqua disponibile non è sufficiente per raffreddare gli impianti.

Gli effetti della siccità si estendono inoltre alla navigazione commerciale. Le principali vie fluviali europee trasportano ogni anno milioni di tonnellate di cereali, carbone, petrolio e altre materie prime, ma il livello dell'acqua sempre più basso limita il pescaggio delle navi, rallenta i trasporti e aumenta i costi logistici.

L'energia europea sempre più vulnerabile ai cambiamenti climatici

L'ondata di caldo attesa nei prossimi giorni potrebbe aggravare ulteriormente il quadro, con temperature superiori ai 40 gradi in diverse aree dei Balcani. Il paradosso è evidente: mentre il caldo fa impennare i consumi elettrici per il raffrescamento degli edifici, la stessa crisi climatica riduce la capacità di produrre energia.

L'episodio dimostra come anche il nucleare, spesso considerato una fonte stabile e indipendente dalle condizioni meteorologiche, dipenda in realtà dalla disponibilità di grandi quantità d'acqua. Quando i fiumi si prosciugano, infatti, non sono a rischio soltanto l'agricoltura e la navigazione, ma anche una parte della produzione elettrica europea, rendendo il sistema energetico più esposto agli eventi climatici estremi.

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