Il caldo estremo minaccia la vita sulla Terra: il rischio di una nuova estinzione è reale

2026/07/30

Categories: technology

Circa 252 milioni di anni fa, la Terra attraversò la più grave crisi biologica mai registrata. L’estinzione di massa del Permiano-Triassico, conosciuta come “Grande Moria”, cancellò circa il 96% delle specie marine e il 70% di quelle terrestri.

Da tempo gli scienziati sanno che l’evento fu innescato da una fase di attività vulcanica eccezionale, probabilmente collegata ai Trappi Siberiani, che liberò nell’atmosfera enormi quantità di gas serra. Il risultato fu un rapido aumento delle temperature globali, incompatibile con la sopravvivenza di gran parte degli organismi dell’epoca. A restare poco chiaro, però, era il meccanismo preciso che rese gli oceani tanto letali.

Un nuovo studio pubblicato il 6 luglio sui Proceedings of the National Academy of Sciences sostiene di aver finalmente individuato la risposta. I ricercatori della Stanford University hanno confermato che l’aumento della temperatura dell’acqua e la diminuzione dell’ossigeno disciolto furono tra le principali cause della moria marina.

Il motivo è legato a un principio fisico semplice: l’acqua calda riesce a trattenere meno ossigeno rispetto a quella fredda. Con il riscaldamento degli oceani, quindi, molte specie si trovarono intrappolate in ambienti sempre più poveri di ossigeno e difficili da tollerare (l'Oceano Antartico ha un ruolo sorprendente nel riscaldamento globale).

Come lo studio spiega l’estinzione marina

Per verificare questa ipotesi, il gruppo ha confrontato la risposta di diversi animali marini moderni con quella dei gruppi che dominavano gli oceani prima dell’estinzione. Gli studiosi hanno osservato che le forme di vita scomparse possedevano metabolismi molto meno resistenti alle acque calde e scarsamente ossigenate rispetto agli organismi che riuscirono a sopravvivere. Le specie più vulnerabili a entrambe le condizioni furono quindi quelle colpite con maggiore intensità.

Il legame con il cambiamento climatico di oggi

Oggi il cambiamento climatico causato dalle attività umane sta nuovamente aumentando la temperatura degli oceani e riducendo la quantità di ossigeno disponibile. Prima della Grande Moria, le temperature globali salirono di circa 8-12 gradi Celsius nel corso di migliaia di anni. Le proiezioni attuali indicano invece un aumento compreso tra 1,5 e 4 gradi in appena uno o due secoli.

Secondo gli autori, gli scenari più estremi potrebbero avvicinare il pianeta a condizioni simili a quelle del Permiano-Triassico. La differenza fondamentale è che oggi l’umanità può intervenire direttamente sulle emissioni di carbonio. Il margine per evitare conseguenze catastrofiche esiste ancora, ma lasciare il riscaldamento globale senza controllo trasformerebbe un disastro remoto in un avvertimento fin troppo concreto. Questa somiglianza tra passato e presente rende i risultati dello studio inquietanti per il futuro degli oceani. Ma in che modo i gas serra causano il riscaldamento globale?

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