Un Boeing 787-9 Dreamliner della Vietnam Airlines ha rischiato di non riuscire a decollare dall'aeroporto di Monaco. L'aereo, diretto ad Hanoi con 287 persone a bordo, è uscito dalla pista durante la fase di decollo, ha colpito alcune strutture dell'aeroporto e ha riportato gravi danni nella parte posteriore della fusoliera. Nessuno è rimasto ferito. A ricostruire quello che è accaduto sono ora gli investigatori dell'Ufficio federale tedesco per le indagini sugli incidenti aerei (BFU). E i primi dati recuperati dalla scatola nera hanno fatto emergere un elemento particolarmente importante: i freni risultano essere stati azionati mentre il Boeing stava ancora accelerando sulla pista.
Il Boeing accelera, ma qualcuno frena
Come riporta Airlive il volo era decollato dalla pista 08R di Monaco. Per quella partenza erano state calcolate tre velocità fondamentali: circa 169 nodi (313 km/h) per la decisione di interrompere il decollo, 175 nodi (324 km/h) per la rotazione dell'aereo e 180 nodi (333 km/h) come velocità di sicurezza. Secondo i dati preliminari, pochi secondi dopo l'inizio della corsa di decollo sono stati registrati comandi sui freni, contemporaneamente ai movimenti dei pedali del timone.
Il problema è che il Boeing continuava ad accelerare. I comandi frenanti si sono ripetuti durante la corsa, arrivando a livelli significativi. In pratica, mentre i motori spingevano il gigantesco Dreamliner verso la velocità necessaria per il decollo, i freni stavano contemporaneamente rallentando l'aereo. Gli investigatori devono ora stabilire perché sia accaduto. Una delle ipotesi è un problema tecnico, ma non viene esclusa nemmeno la possibilità di un'azione involontaria da parte di uno dei piloti.
La rotazione troppo presto
La situazione è diventata critica nella parte finale della pista.
Per compensare la resistenza provocata dai freni, la spinta dei motori è stata aumentata manualmente. Poi è arrivato il momento decisivo: l'equipaggio ha iniziato la rotazione a 163 nodi, circa 302 km/h, quando la velocità prevista per il distacco da terra era di 175 nodi, oltre 20 km/h in più. Il Boeing ha quindi iniziato a sollevare il muso troppo presto e a una velocità inferiore a quella prevista.
Ormai vicino alla fine della pista, il 787-9 non aveva spazio sufficiente per accelerare ancora sull'asfalto. L'aereo è uscito dalla pista e ha proseguito sulla striscia erbosa oltre la testata. Durante la manovra, la parte posteriore della fusoliera e il carrello principale hanno colpito il sistema di illuminazione di avvicinamento. Venti lampade sono state distrutte.
L'aereo riesce comunque a decollare
Il Dreamliner, nonostante l'uscita di pista e il violento impatto con le strutture, è riuscito a prendere quota. Pochi secondi dopo la rotazione si è attivato automaticamente anche il sistema di protezione dallo stallo, che ha modificato la configurazione delle ali per aiutare l'aereo a mantenere la portanza. Il Boeing ha quindi continuato la salita, ma l'equipaggio si è reso conto che qualcosa non andava. Il sospetto era che l'impatto avesse danneggiato la parte posteriore dell'aereo e gli pneumatici. È stata dichiarata un'emergenza. Per ridurre il peso del velivolo prima del rientro, i piloti hanno quindi scaricato in volo circa 62 tonnellate di carburante. Il Dreamliner è infine tornato all'aeroporto di Monaco ed è atterrato senza ulteriori problemi.
I danni
Le verifiche a terra hanno confermato la gravità dell'incidente. La parte inferiore della fusoliera posteriore ha riportato importanti danni provocati dall'impatto con la pista, mentre sono stati trovati ulteriori segni dovuti all'urto contro le strutture dell'impianto di illuminazione. Sono inoltre risultati completamente distrutti tutti e quattro gli pneumatici del carrello principale sinistro.
Perché il Boeing ha frenato?
È questa ora la domanda alla quale dovranno rispondere gli investigatori. La BFU ha acquisito le centraline che controllano il sistema frenante e altri componenti elettronici del Boeing. L'obiettivo è capire se i comandi registrati dalla scatola nera siano stati provocati da un guasto tecnico, da un problema del sistema elettronico oppure da un'azione involontaria del pilota sui pedali del freno.
I dati disponibili, dunque, permettono già di ricostruire una sequenza precisa: il Boeing ha iniziato ad accelerare, i freni sono stati azionati durante la corsa di decollo e, arrivato alla fine della pista, l'aereo ha iniziato la rotazione a una velocità inferiore a quella prevista.
Ma resta ancora da chiarire il punto fondamentale: perché i freni siano stati azionati mentre il 787 stava cercando di decollare. Saranno gli ulteriori esami tecnici della BFU a stabilire se all'origine ci sia stato un errore umano o un malfunzionamento.
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