I vegliardi di via Menotti: “Sindaco, più panchine”

2026/07/26

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La protesta dei vegliardi di via Ciro Menotti s’è palesata l’altroieri quando al giornale s’è presentata la signora Zena Geri....

Gli anziani vorrebbero le panchine e il tavolino dall’altra parte della ciclabile, così da poter conversare insieme

Gli anziani vorrebbero le panchine e il tavolino dall’altra parte della ciclabile, così da poter conversare insieme

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La protesta dei vegliardi di via Ciro Menotti s’è palesata l’altroieri quando al giornale s’è presentata la signora Zena Geri. "Ho 87 anni e un desiderio che dico a voi perché ad esaudirlo sia il sindaco Andrea Biancani – osserva la pesarese –. Vorrei che in via Ciro Menotti venissero aggiunte almeno due panchine e un tavolino, nel punto esatto dove sono stati in passato, ma sono stati tolti".

Geri parla a nome di un gruppetto di coetanei, anno più anno meno, tutti residenti storici della zona e determinati a raggiungere l’obiettivo. "Intanto scriva i nostri nomi – dice uno che mette il casco per fuggire dietro a un proprio impegno – che se serve le faccio sapere gli altri che la pensano come noi: se il sindaco vuole riacchiappare i nostri voti, sistemi la faccenda". Appuntiamo diligenti: Zena Geri, Alberto Sperindio, Liliana Tamburini, Gaudenzi e Rossi.

Ma qual é il problema? Non certo che in via Ciro Menotti nel punto dove c’è l’attraversamento del Genica, lato cuneo verde, manchino le panchine. Ce ne sono ben otto. Il nodo è la dislocazione che non piace ai vegliardi. Questi vorrebbero che in un punto preciso e in quello soltanto, ce ne fossero almeno tre per garantire a una quindicina di persone di stare sedute contemporaneamente, guardandosi in faccia, senza dover urlare per farsi sentire dagli altri. A completare il quadro, i vegliardi chiedono di avere un tavolino dove appoggiare la spesa di ritorno dal mercato o intavolare un gioco a carte o una bibita fresca.

A guardarsi intorno la domanda sorge spontanea: perché i vegliardi non considerano di utilizzare le panchine con tavolini disposte sotto il gazebo distante meno di 5 metri dal fantomatico ’punto perfetto’? Le ragioni sono diverse, ma quella che sembra veramente fare da impedimento è che il gazebo è spesso vissuto da una compagnia non compatibile con la loro. "Spesso è gente di fuori, stranieri che si ritrovano a mangiare cartoni di pizza e bere birra. Con noi non c’entrano nulla. E poi vuoi mettere la frescura che si ha senza un tetto di plastica sopra la testa?"

Altre due panchine si trovano dall’altro lato della strada, ma nessuno dei vegliardi le considera: ci si mettono i ragazzini e immancabilmente la serata termina con i residenti che allertano i carabinieri. "E’ successo anche il 23 luglio". Quindi? "Chiediamo – conclude Geri – tre panchine e un tavolino nel punto perfetto: da quando il Comune ha riarredato questo posto non riusciamo più a trascorrere le serate in compagnia come prima. Le mie amiche stanno rinunciando. Ci dividiamo cinque da una parte della ciclabile e cinque dall’altra, ma è assurdo: non riusciamo a parlarci. Non è impossibile ciò che chiediamo".

Solidea Vitali Rosati

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