I segreti della Uno Bianca: Alberto Savi e Occhipinti parlano e rispondono ai magistrati

2026/09/27

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Bologna, 27 settembre 2026 – Accelera la nuova inchiesta della Procura di Bologna sui crimini della banda della Uno Bianca: gli inquirenti hanno sentito, nel mese di settembre, Alberto Savi e Marino Occhipinti. E i due hanno scelto di rispondere alle domande dei pm. Nel 2023, è stata aperta una nuova inchiesta (due i fascicoli, in mano al procuratore aggiunto Lucia Russo e al pm Andrea De Feis, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido) in seguito all’esposto presentato dai familiari delle vittime, assistiti dagli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser: si cercano complici e mandanti.

La strage del Pilastro della Uno Bianca

La strage del Pilastro della Uno Bianca

Ad Alberto Savi domande sulla strage del Pilastro

E ora ad Alberto, 61 anni, il più piccolo dei fratelli Savi, anche lui ex poliziotto (assistito dall’avvocato Annamaria Marin) gli inquirenti avrebbero chiesto della strage del Pilastro (4 gennaio 1991). Tra le altre cose, Savi avrebbe dovuto rendere conto di quelle dichiarazioni del lontano 1995 (un anno dopo l’arresto) quando in carcere, confidandosi con i compagni di cella, disse che il sodalizio godeva del supporto di ’agenti di copertura’. Fece il nome di Mario Fabbri del Sisde (coinvolto anche nel caso Moro), specificando che suo fratello Roberto (il maggiore dei Savi e leader della banda) aveva strane amicizie. E riguardo al massacro dei tre carabinieri nel ’91, riferì: “L’attentato al Pilastro era una direttiva. In quel periodo i carabinieri avevano grossi problemi all’interno, erano in crisi. C’erano dei problemi con il Cocer (Consiglio centrale di rappresentanza) e l’opinione pubblica. C’era una direttiva per creare qualcosa di eclatante sui carabinieri in modo che questi tornassero di nuovo a galla”. E ancora: “Dovevamo farlo per forza... I Savi avevano delle coperture in Questura... Il nome era Mario Fabbri”.

Le interviste tv

A maggio, sono andate in onda le interviste tv a Roberto e a Fabio Savi, l’unico non poliziotto della banda: il primo ha parlato di coperture dei Servizi, mentre l’altro, smentendo il fratello, ha ribadito, citando il se stesso del passato, che dietro la Uno Bianca ci sono solo la targa, i fanali e il paraurti. Loquace in tv, davanti ai pm che sono andati a interrogarli l’11 giugno scorso, Roberto si era avvalso però della facoltà di non rispondere, mentre Fabio aveva risposto solo a qualche domanda degli inquirenti. Alberto, invece, ha scelto di parlare. Così come Occhipinti, anche lui oggi 61enne e anche lui ex poliziotto.

Il rapporto tra i componenti della banda

Un rapporto, quello tra i componenti della banda, che andava ben oltre l’ambito lavorativo (nel caso dei poliziotti) o quello dei crimini commessi assieme. Spunta, infatti, un foglio: si tratta di una pagina dell’agenda del 1988 di Marino Occhipinti, il quale, compilando la lista degli invitati al suo matrimonio, scrive i nomi di Savi, Gugliotta e Vallicelli. Un totale di circa 50 invitati, si legge nell’appunto, scritto a penna, tra cui ’Savi + 1’, ’Vallicelli’, ’Gugliotta + 2’. In altre parole, a quelle nozze c’erano quindi (quasi) tutti i componenti della banda della Uno Bianca, che tra il 1987 e il 1994 seminò il terrore tra Emilia-Romagna e Marche, lasciando dietro di sé 23 morti e oltre cento feriti.

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