L’andamento lo aveva fatto capire da tempo, ora anche i dati arrivano a certificarlo. La provincia di Ascoli Piceno scende sotto i 200mila abitanti, ed è la prima volta che succede dalla storica divisione con quella di Fermo. Il calo è iniziato nel 2011, quando si era raggiunto l’apice con 212.010 residenti. In 15 anni ne sono spariti oltre 12mila, soprattutto nelle zone dell’entroterra. Gli ultimi dati disponibili sono usciti sul sito dell’Istat ieri mattina e fotografano la situazione a giugno 2026: nel Piceno vivono 199.981 persone, di cui 45.077 nel capoluogo Ascoli, che rispetto a giugno dello scorso anno ha perso 114 abitanti.
La città più popolosa resta San Benedetto del Tronto, tra le poche a guadagnare ancora (147 residenti in più che portano il totale a 47.087): "Sicuramente ci fa piacere – ha detto il sindaco Nicola Mozzoni –, anche perché ci muoviamo in una controtendenza rispetto a un contesto sociale che va invece in direzione opposta. Dietro a 147 persone ci sono famiglie, ci sono lavoratori: per noi questo deve essere un punto di partenza consapevole. Significa che i servizi che l’amministrazione deve offrire a una popolazione che cresce devono essere via via sempre più efficienti, e su questo dobbiamo lavorare. Siamo consapevoli che è sempre un punto di partenza, perché ci sono emergenze abitative e situazioni che dobbiamo tenere sott’occhio e affrontare. Non è mai un punto di arrivo: è sempre un punto intermedio da cui ripartire".
Sorride anche Monteprandone, che fa un balzo avanti di 42 abitanti, arrivando così a toccare quota 13.093. "Se Monteprandone cresce è anche grazie ai servizi che cerchiamo di offrire – dice con soddisfazione il primo cittadino, Sergio Loggi –. Non ultimo il nuovo plesso scolastico: abbiamo inaugurato la nuova scuola e presto lo faremo con due asili nido, per un totale di 180 posti. Ma contano anche altri fattori: i vari servizi alla comunità – dalla scuola alla terza età, fino alle iniziative culturali e sociali – e un’edilizia ricercata, con prezzi un po’ più bassi rispetto ad altri comuni. Non è un’edilizia lasciata andare, ma curata: tante famiglie scelgono Monteprandone anche per questo, e il territorio ne beneficia. Possiamo essere soddisfatti: i numeri sono la testimonianza di un territorio attivo e compatto. Forse incide anche il fatto che siamo tra i Borghi più belli d’Italia. Il borgo storico, infatti, è cresciuto, a differenza di tanti altri borghi che invece perdono residenti. Monteprandone ha guadagnato qualche abitante in più, e la cosa bella è che sono soprattutto giovani. Anche Centobuchi cresce. Siamo il secondo polo industriale più esteso della provincia: le aziende ci sono, il lavoro resta un elemento attrattivo".
Quasi tutti i Comuni sono in perdita, specie quelli che hanno vissuto più degli altri il dramma del terremoto. E così ecco i vari segni meno per Acquasanta Terme (-23), Arquata (-14) e Montegallo (-16). Ma sono in difficoltà anche comuni come Ripatransone (-53), Castignano (-18), Colli del Tronto (-20), Comunanza (-17), Cupra Marittima 5.346 (-21), Folignano (-74), Force (-23), Grottammare (-74) e Rotella (-17). Altrove il calo è più contenuto, mentre vanno in controtendenza Appignano del Tronto (+3), Carassai (+24), Castorano (+16), Cossignano (+6), Massignano (+12), Offida (+17) Spinetoli (+13) e Venarotta (+18).
A sorridere è il sindaco di Offida, Luigi Massa: "È una notizia positiva – commenta – collegata al fatto che da anni c’è la possibilità di vivere in una comunità sana. I servizi sono fondamentali e in questo senso abbiamo inaugurato il nuovo plesso per i bimbi da 0 a 6 anni e stiamo costruendo la scuola che, credo dal 2028, potrà ospitare gli studenti di elementari e medie. Abbiamo un’attenzione particolare per tutti e siamo una comunità viva anche grazie alle attività culturali e turistiche. È davvero una grande soddisfazione".
Carassai, infine, è attrattiva per gli stranieri: "Abbiamo un numero consistente di famiglie argentine e ne vengono di nuove – dice il sindaco Gianfilippo Michetti –. Ma anche olandesi e tedeschi che acquistano case in campagna e spesso avviano delle attività ricettive".
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