È sorprendente come Simone Bellotti sia in grado di rivisitare ogni stagione i codici di Jil Sander mantenendoli sempre estremamente riconoscibili. Al centro della primavera-estate 2027 c'è il concetto di uniforme, da sempre caro al brand che però, per questa stagione perde sicurezza, diventa più fragile. Un modo per ricordare come anche quelli che spesso vengono considerati pilastri possono sgretolarsi da un momento all'altro.

Un look Jil Sander primavera-estate 2027

Un look Jil Sander primavera-estate 2027
Un movimento ondulato conquista la passerella. Gli abiti vengono decostruiti e ricostruiti. Niente è più rigido, tutto è movimentato e spostato: abiti increspati, si gonfiano creando dei volumi inaspettati, pullover accorciati, giacche che sembrano ristrette all'ultimo per calzare perfettamente sul corpo delle modelle. La palette risponde a quella che ha sempre caratterizzato Jil Sander: toni neutri, mai troppo accessi. Un incursione di colore, però, arriva su un completo che riporta un dipinto giapponese. Sembra che Bellotti, con questa collezione, abbia definitivamente cristallizzato la sua visione di Jil Sander.

Un look Jil Sander primavera-estate 2027
Le origini: una visione in anticipo sui tempi
Non tutti i debutti portano con sé un successo immediato. È il caso di Jil Sander, che dopo aver aperto un negozio ad Amburgo - dove vendeva le sue creazioni accanto a pezzi di Thierry Mugler e Sonia Rykiel - lancia ufficialmente il suo marchio nel 1968. A poco meno di dieci anni di distanza svela la sua prima collezione, accolta con estrema freddezza dalla stampa: le linee pulite e rigorose che saranno per sempre la firma stilistica di Jil Sander non rispondono all'estetica massimalista e spettacolare degli anni Settanta. Bisognerà aspettare il 1988 perché la designer tedesca torni a mostrarsi al fashion system: questa volta i tempi sono pronti, e la sua visione essenziale si inserisce perfettamente in un periodo in cui l'opulenza degli anni Ottanta sta lentamente lasciando spazio a quello che sarà il decennio d'oro dell'estetica minimalista. Il debutto milanese di questa collezione segna l'inizio di una liaison duratura con la città meneghina, che ancora oggi ospita i suoi show.
La primavera-estate 1997
Gli anni Novanta sono il decennio in cui Jil Sander diventa davvero se stessa. Dopo la quotazione alla Borsa di Francoforte nel 1989, il marchio consolida la propria presenza internazionale: nel 1993 apre il flagship di Avenue Montaigne a Parigi nell'ex sede di Madeleine Vionnet, un dettaglio che la stilista ama ricordare come un passaggio di testimone quasi simbolico e nel 1997 arriva la prima boutique newyorkese, oltre al debutto ufficiale della linea uomo e delle fragranze. È il decennio in cui il minimalismo, che negli anni Settanta era sembrato un azzardo fuori tempo, diventa improvvisamente il linguaggio dominante della moda: assieme a Prada, Jil Sander viene riconosciuta come una delle pioniere di quel "lusso silenzioso" che definirà l'estetica di fine millennio, fatto di tagli netti, tessuti costosi mai esibiti e un rigore che comunica status proprio rifiutandosi di metterlo in scena. Non è un caso che proprio in quegli anni Sander conii una delle sue affermazioni più citate: il proprio lavoro non andrebbe ridotto a "semplicità", ma va inteso come "purismo", una distinzione sottile che rivendicherà per tutta la carriera.

Un look Jil Sander primavera-estate 1997

Un look Jil Sander primavera-estate 1997

Un look Jil Sander primavera-estate 1996

Un look Jil Sander primavera-estate 1997
La primavera-estate 2007
Nel decennio che separa il 1997 dalla primavera-estate 2007, Jil Sander vive il capitolo più turbolento della sua storia: i tre addii della fondatrice, l'acquisizione di Prada, le prime perdite di bilancio, e infine, nel 2005, l'arrivo di un giovane designer belga praticamente sconosciuto al grande pubblico, Raf Simons, chiamato a guidare una linea donna nonostante non ne avesse mai disegnata una. Il suo esordio, per l'autunno-inverno 2006, resta fedele ai codici puristi della maison quasi fino all'eccesso: un esercizio di stile che non convince fino in fondo la critica, ancora scettica su questo outsider chiamato a raccogliere l'eredità della Queen of less.

Un look Jil Sander primavera-estate 2007

Un look Jil Sander primavera-estate 2007
È con la seconda collezione, la primavera-estate 2007, che qualcosa cambia. Per la prima volta emerge una voce personale dentro il rigore della casa: una camicia giallo acido abbinata a una gonna corta in raso duchesse blu notte, un tailleur fatto di pantaloni neri aderenti e una giacca corta chiusa da un unico bottone alto, sotto cui spunta il colletto di una camicia verde smeraldo. Colori che la Jil Sander delle origini non avrebbe mai osato accostare con tanta disinvoltura, innestati però su una struttura sartoriale rigorosissima, esattamente l'equilibrio che diventerà la cifra distintiva dell'era Simons. Sarà solo la collezione successiva, l'autunno-inverno 2007, a conquistare il consenso unanime della critica: Cathy Horyn scriverà sul New York Times che quella sfilata avrebbe fatto sembrare "tutto il resto un po' artificiale, un po' goffo, un po' sciocco", la definitiva consacrazione di un designer che di lì a poco sarebbe diventato uno dei nomi più influenti della moda contemporanea.

Un look Jil Sander primavera-estate 2007

Un look Jil Sander primavera-estate 2007
La primavera-estate 2017
Tra il 2007 e il 2017 Jil Sander cambia ancora pelle più volte. Raf Simons lascia nel 2012, sostituito per due stagioni dalla stessa fondatrice, tornata per l'ultima, breve parentesi prima di salutare le passerelle definitivamente nel 2014. Nel mezzo, il marchio passa di mano dal gruppo Prada al fondo di private equity londinese Change Capital Partners. È in questo clima di continuo ricambio che arriva Rodolfo Paglialunga, che esordisce nel 2014, curiosamente, con un inchino finale in bermuda e calzettoni al ginocchio, un gesto quasi ironico per un marchio nato sulla serietà assoluta della sartoria.

Un look Jil Sander primavera-estate 2017

Un look Jil Sander primavera-estate 2017
La sfilata primavera-estate 2017, il suo secondo anno alla guida, arriva in un momento in cui l'intera moda è attraversata dall'onda delle spalle esagerate lanciata da Demna Gvasalia tra Vetements e Balenciaga e Jil Sander, per una volta, non resta immune alla tendenza del momento. Paglialunga costruisce una collezione di contrasti: spalline anni Ottanta quasi da soap opera, abbinate a righe sartoriali anni Quaranta, pieghe strettissime che omaggiano apertamente Issey Miyake e top in pelle color zucca. La critica resta divisa: c'è chi nota che il designer sembra finalmente trovare un proprio vocabolario dentro la grammatica della maison, e chi invece giudica il risultato eccessivo, quasi freddo nella sua ricerca di provocazione: un marchio che fatica ancora a trovare un equilibrio stabile dopo l'uscita di scena della sua fondatrice.

Un look Jil Sander primavera-estate 2017

Un look Jil Sander primavera-estate 2017
La primavera-estate 2027: cosa resta e cosa cambia
Queste tappe non raccontano la storia di un'estetica che si ripete identica a se stessa, ma quella di una domanda che ogni successore ha dovuto porsi: quanto ci si può discostare dal rigore di un nome, restando comunque leggibili come quel nome? Raf Simons trova la sua risposta nella innestando colori inattesi su una struttura sartoriale che non cede di un millimetro. Paglialunga, dieci anni dopo, insegue invece una tendenza che arriva da fuori senza mai trovare fino in fondo una voce propria: non è un caso che il suo mandato si chiuda proprio l'anno successivo. Bellotti, oggi, sembra aver capito qualcosa che i suoi predecessori avevano intuito solo in parte: quella di Jil Sander non è un'estetica da conservare intatta, ma un metodo, una tensione costante tra disciplina e rottura, da riattivare ogni stagione con materiali nuovi. L'uniforme che perde sicurezza, i volumi inaspettati, le giacche che sembrano ristrette all'ultimo momento non sono un tradimento del rigore delle origini: ne sono, semmai, la versione più onesta, perché ricordano che anche ciò che consideriamo un pilastro può incrinarsi senza per questo crollare.

Un look Jil Sander primavera-estate 2027

Un look Jil Sander primavera-estate 2027
Quello che cambia è il grado di vulnerabilità che il marchio si concede di mostrare. La Jil Sander delle origini comunicava status rifiutandosi di esibirlo; quella di Bellotti sembra invece ammettere, per la prima volta, che anche il rigore ha bisogno ogni tanto di incrinarsi per restare vivo. Non stupisce che proprio questa collezione non si limiti a imitare la purezza di Sander, ma vuole dimostrare che quella purezza può ancora, diversi decenni dopo, trovare un nuovo modo di essere messa in discussione.

Un look Jil Sander primavera-estate 2027

Un look Jil Sander primavera-estate 2027
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