In un mondo attraversato da cambiamenti climatici, crisi geopolitiche, migrazioni, rivoluzione digitale e nuove sfide educative, comprendere il territorio non significa più soltanto saper leggere una carta geografica: significa soprattutto imparare ad interpretare la complessità del presente. È proprio da questa consapevolezza che nasce il 68° Convegno nazionale dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG), dal titolo “Il coraggio di conoscere il mondo. Didattica, educazione, futuro”: l’evento si svolgerà a Torino dall’8 al 10 ottobre prossimi e metterà al centro il ruolo della Geografia nella formazione delle nuove generazioni, tra educazione civica, sostenibilità, intelligenza artificiale e cittadinanza globale.
Il Convegno rappresenta uno dei principali appuntamenti italiani dedicati alla formazione degli insegnanti e all’innovazione della didattica geografica.
L’iniziativa – valida anche come 29° Corso nazionale di aggiornamento e sperimentazione didattica – riunirà docenti di ogni ordine e grado, studiosi, ricercatori, operatori del mondo della scuola e dell’editoria educativa con l’obiettivo di riflettere sul futuro dell’insegnamento della geografia e sul suo contributo alla formazione di cittadini più consapevoli.
Anche l’UNESCO e l’OCSE hanno di recente ricordato che nel tempo la geografia ha assunto un ruolo sempre più strategico, con la dimensione territoriale sempre centrale in eventi sempre più disparati: dalla pandemia alle guerre, dalla crisi energetica ai cambiamenti climatici.
Comprendere dove avvengono i fenomeni, quali conseguenze producono e come influenzano la vita delle persone significa sviluppare competenze indispensabili per interpretare il mondo contemporaneo.
Non è un caso che anche l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite richiami continuamente l’importanza dell’educazione alla sostenibilità, alla cittadinanza globale e alla conoscenza dei territori, elementi che trovano proprio nella geografia una disciplina di riferimento. Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, infatti, richiedono competenze interdisciplinari capaci di collegare ambiente, economia e società
Secondo l’OCSE, inoltre, le competenze geografiche rientrano tra quelle che favoriscono il pensiero critico, la capacità di analizzare dati e la comprensione delle relazioni tra fenomeni locali e globali, abilità considerate sempre più essenziali nel XXI secolo.
Tra gli appuntamenti più attesi del convegno, figura il conferimento del Premio Geografia al filosofo della scienza Telmo Pievani, docente dell’Università di Padova e tra i più autorevoli divulgatori scientifici italiani.
Dopo la premiazione, Pievani terrà la lectio magistralis dal titolo “Omaggio di un evoluzionista alla geografia”, offrendo una riflessione sul rapporto tra evoluzione, conoscenza geografica e comprensione delle grandi trasformazioni del pianeta. Il suo intervento rappresenta un ponte tra discipline diverse, mostrando come biologia evolutiva, ecologia e geografia siano strettamente collegate nell’interpretazione dei cambiamenti ambientali e sociali.
Negli ultimi anni Pievani ha più volte sottolineato che: “le grandi crisi globali possano essere comprese solo attraverso uno sguardo interdisciplinare, capace di mettere in relazione ambiente, storia, scienza e territorio”. Una prospettiva che coincide perfettamente con gli obiettivi del convegno.
Un altro momento centrale sarà la tavola rotonda dedicata a “L’educazione geografica nelle nuove Indicazioni Nazionali e nei manuali scolastici“, durante la quale si discuterà della revisione dei programmi ministeriali e delle prospettive dell’insegnamento della disciplina.
Il dibattito coinvolgerà rappresentanti dell’editoria scolastica, docenti universitari ed esperti del settore, affrontando temi come la qualità dei libri di testo, l’innovazione metodologica e l’integrazione delle nuove tecnologie nella didattica.
Negli ultimi anni il Ministero dell’Istruzione ha infatti avviato un percorso di aggiornamento delle Indicazioni Nazionali per adeguare la scuola ai profondi cambiamenti della società contemporanea, con particolare attenzione alle competenze trasversali, all’educazione civica, alla sostenibilità e al digitale.
La giornata del 9 ottobre sarà dedicata alle Officine didattiche, laboratori rivolti agli insegnanti per sperimentare nuove modalità di insegnamento della geografia.
Tra i temi affrontati figurano l’outdoor education, la rappresentazione dei luoghi, l’immaginazione geografica, il gioco come strumento educativo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella progettazione delle attività didattiche. Uno spazio importante sarà dedicato anche ai nuovi quadri orari degli Istituti Tecnici e alle opportunità offerte dalle tecnologie digitali nella scuola.
Quindi, sebbene il convegno dei geografi sia rivolto principalmente ai docenti, le tematiche affrontate riguardano direttamente anche gli studenti: una scuola capace di rinnovare i propri strumenti didattici produce infatti formazione più vicina ai problemi reali del nostro tempo.
Infine, va detto che la geografia non è più soltanto una materia da studiare sui libri: è educazione alla cittadinanza, lettura critica delle informazioni, comprensione delle dinamiche internazionali e conoscenza delle trasformazioni ambientali. In un’epoca in cui ogni evento globale produce effetti immediati anche nella vita quotidiana, imparare a leggere il territorio significa imparare a comprendere il futuro.
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