I capodogli producono il suono più potente tra tutti i mammiferi

2026/08/05

Categories: technology

Con la recente uscita nei cinema del film Odissea di Christopher Nolan, gli spettatori hanno potuto godere di uno dei momenti più rumorosi della storia del cinema. Trattasi del momento in cui Polifemo urla di dolore, dopo essere stato accecato dai compagni di Ulisse.

Questa scena (qui potete capire come è stata realizzata), permette infatti allo spettatore di sentire - povere loro orecchie - uno degli urli più dolorosi e strazianti mai sentiti in un film. Molte persone, in sala, hanno infatti preferito coprirsi le orecchie, pur di non allievare la sofferenza al loro udito.

Suoni potenti

Perché però stiamo parlando di Polifemo, quando sulla copertina di questo articolo ci sono dei capidogli? Per una ragione semplice: questi animali sono i mammiferi che producono i versi più forti in assoluto. Più di leoni, orsi e tigri.

Ciò è stato indicato di recente da una ricerca che è stata pubblicata sugli Annali dell'Accademia delle Scienze di New York. Andiamo però per gradi.

L'urlo di Polifemo presente nel film di Nolan raggiunge i 125 decibel, poco al di sotto del record assoluto di rumorosità presente in un altro film di Nolan, Il Cavaliere oscuro - Il Ritorno, in cui c'era una scena in cui il suono raggiungeva i 128 decibel.

I capidogli raggiungono 230 decibel

Nelle profondità dell'oceano, invece, i maschi dei capidogli emettono richiami potentissimi, a 230 decibel, capaci di attraversare fino a 70 chilometri di mare aperto.

Il lavoro che ha permesso di effettuare questa scoperta è stato condotto in diverse aree dell'Atlantico e dell'Oceano Indiano, tra le acque delle Seychelles, dello Sri Lanka, della Norvegia e della Scozia.

I versi dei capidogli non sono i classici clic impiegati per l'ecolocalizzazione registrati per i documentari né delle sequenze ritmiche già note agli studiosi. Si trattano di una successione di impulsi molto lenti, separati da intervalli di cinque-dieci secondi e sorprendentemente regolari, simili ai colpi di un gigantesco tamburo che risuona negli abissi.

Lo studio sui richiami dei capidogli

Secondo Simone Videsen dell'Università di Aarhus, prima autrice dello studio, ciò che rende eccezionale il verso di questi animali è la combinazione di tre elementi: la straordinaria intensità del segnale, il ritmo mantenuto con precisione nonostante le lunghe pause e la distanza incredibile che il suono riesce a percorrere. Gli scienziati ipotizzano che i capidogli possano sfruttare l'eco riflessa dal fondale marino come riferimento temporale per emettere il richiamo successivo, mantenendo così una cadenza sorprendentemente costante.

A rendere possibile una simile impresa è una struttura anatomica unica. Il gigantesco complesso nasale del capodoglio, che può rappresentare fino a un terzo della lunghezza del corpo e pesare diverse tonnellate, ospita particolari labbra foniche che, chiudendosi con estrema rapidità, producono i caratteristici clic. Le dimensioni di questa struttura influenzano direttamente la frequenza dei richiami: gli esemplari più grandi tendono infatti a emettere suoni più gravi.

Secondo Peter Teglberg Madsen, tra gli autori dello studio, proprio questa caratteristica potrebbe avere un ruolo fondamentale nella vita sociale dei capodogli. I richiami potrebbero rappresentare una sorta di "biglietto da visita" acustico, capace di comunicare agli altri individui le dimensioni e la forza del maschio che li produce. In biologia questo tipo di comunicazione viene definito un segnale onesto, perché fornisce informazioni difficili da falsificare.

Le ragioni precise per cui questi cetacei ricorrano a vocalizzazioni tanto estreme restano però ancora avvolte nel mistero. I ricercatori ritengono che possano essere coinvolte la competizione tra maschi, il mantenimento delle distanze o la ricerca di potenziali partner, ma saranno necessari ulteriori studi per comprendere il vero significato di questi colossali messaggi sonori.

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