I 27 giorni di Malagò: il piano del commissario dalla politica agli stadi

2026/10/08

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ROMA - «Non ha perso nessuno, tranne la federazione», sussurrano da Via Allegri il giorno dopo il commissariamento. Dentro al palazzo lo sanno che qui non è come nel Gattopardo, dove tutto cambia per non cambiare. La voce del popolo parla di ennesima storia all’italiana e ieri si è espresso anche il presidente della Federtennis Binaghi: «È la prima volta che vedo una cosa del genere, oggi il Coni vale molto meno». In effetti Malagò che commissaria Malagò in attesa del ritorno di Malagò potrebbe far pensare questo, ma in realtà le conseguenze della scelta del Coni non saranno banali. Peseranno soprattutto sull’asse federale, azzerato nella sua dimensione politica (il consiglio federale, quelli che stavano con Gravina e poi sono stati rieletti con Malagò: tutti decaduti) e destinato a passare da uno stravolgimento strutturale. Malagò potrebbe sostituire ad esempio il segretario generale, Marco Brunelli, che per la vicenda del tesseramento mancante rischia di pagare il prezzo più alto (l’unico) pur avendo adottato una prassi consolidata all’interno del calcio, cioè l’accettazione di una candidatura corredata dall’accreditamento di una componente. Per Palazzo H è stata una violazione talmente grave da annullare le elezioni: nel compromesso che Buonfiglio si è trovato costretto a proporre per non scivolare, almeno questo concetto è passato. Il fatto che poi la scelta sull’uomo della transizione sia ricaduta su Malagò, come spiegavamo ieri, è figlia di due questioni: la prima è che lo stesso Malagò stava per ribaltare la giunta con la forza dei voti, la seconda risiede in quei pareri legali che contestavano sia il commissariamento sia la questione del tesseramento, convincenti al punto da far sorgere parecchi dubbi negli uomini e nelle donne chiamati a votare. Malagò ieri era a Berlino per il Top Executive Programme dell’Uefa, la riunione dei presidenti e dei segretari generali delle federazioni, mentre Brunelli si trovava a Roma. Le elezioni sono state già fissate al 14 dicembre sia per dare un segnale di serietà sia per dissuadere altri eventuali pretendenti. Malagò avrebbe avuto tempo fino al 31 di gennaio per convocarle, però ha scelto la prima data utile, garantendo i 40 giorni canonici prima del voto come termine per la presentazione delle candidature. Ci sarà tempo entro il 4 novembre. Tradotto: in 27 giorni a partire da oggi i giochi saranno fatti. Inevitabilmente la campagna elettorale è già cominciata. Anche se il fronte degli oppositori, non così corposo all’ultima tornata, non avrà tempo per organizzarsi e forse neppure la voglia, visto che in palio ci sarà un mandato brevissimo (1 anno e 8 mesi o giù di lì) e la vera partita per il futuro sarà quella del quadriennio successivo ai Giochi di Los Angeles.

L'agenda di Malagò

Nell’agenda del commissario ci sono comunque tanti punti. La prima mossa sarà convocare una riunione informale coi consiglieri decaduti per tracciare una rotta condivisa. Malagò ha già il sostegno delle componenti tecniche anche se l’Assoallenatori non sembra più così compatta al suo interno, ma dovrà soprattutto recuperare l’unità della Serie A, che lo ha candidato a maggio con 19 firme su 20 (tutte tranne la Lazio di Lotito). Andare sotto questa soglia, potrebbe essere visto come un segnale non positivo. È legato agli umori della A anche il ritorno di Bianchedi capo delegazione della Nazionale: alcuni club non la volevano e richiamarla, come suggerito da Buonfiglio, potrebbe essere un rischio. Il programma elettorale di Malagò non sarà troppo diverso da quello di quattro mesi fa: dopotutto, ha passato gli ultimi 100 giorni a schivare colpi senza poter approfondire i problemi del pallone. Di sicuro si ripresenterà con la tessera, si sussurra di una società di base che fa attività sociale. Il rapporto totalmente sfaldato con Abodi è un altro nodo. «Io sconfitto? Se non fosse successo niente sì. Il calcio ha dimostrato negli ultimi anni che non sempre la legge è uguale per tutti», ha detto ieri il ministro. All’attuale governo non restano tanti mesi prima delle politiche, il calcio però non può pensare di farcela da solo soprattutto perché molte delle cose che chiede da anni - dalla tax credit al prelievo sul betting - conducono a Chigi. Nel frattempo, il commissario dovrà chiudere l’iter di Euro 2032 con la scelta dei 5 stadi; si prevede un’altra bagarre, legata ai vari schieramenti delle città che chiedono di ospitare l’evento. Sullo sfondo, ma non troppo, la riforma del calcio in Senato. Pure su questo fronte, la politica ha deciso di muoversi.

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