- 10
Il genio della truffa
2003
In mezzo ad alieni, imperatori, battaglie e futuri distopici, Ridley Scott trova il tempo per girare una commedia criminale quasi in punta di piedi. Nicolas Cage è Roy Waller, truffatore brillante e nevrotico, affetto da tic e disturbi ossessivo-compulsivi, che lavora in coppia con il più spregiudicato Frank Mercer (Sam Rockwell). L’arrivo improvviso di una figlia adolescente (Alison Lohman) sembra offrirgli una possibilità di redenzione, ma in un film intitolato Il genio della truffa è meglio non fidarsi di nessuno. Scott abbandona la monumentalità per concentrarsi sui personaggi e sui loro giochi di prestigio emotivi, affidandosi soprattutto a un Cage magnificamente sopra le righe. Non reinventa il genere e soffre il confronto con i vertici della sua filmografia, ma resta un piccolo congegno narrativo elegante, divertente e più malinconico di quanto voglia far credere.
- 9
Napoleon
2023
Napoleone Bonaparte secondo Ridley Scott: stratega, imperatore, conquistatore e, soprattutto, uomo emotivamente inadeguato quando entra in scena Giuseppina. Joaquin Phoenix lo interpreta come un adolescente imbronciato intrappolato nel corpo di uno dei personaggi più ingombranti della Storia, mentre Vanessa Kirby gli ruba spesso il film con uno sguardo. Scott mette in scena le battaglie con la consueta potenza visiva, vedi Austerlitz sul lago ghiacciato. La precisione storica non è esattamente la priorità della casa, ma il racconto irriverente, spettacolare e stranamente buffo lo rende un kolossal irrisolto ma mai anonimo. Voleva conquistare il mondo, deve accontentarsi del nono posto.
- 8
American Gangster
2007
Harlem, anni Settanta. Frank Lucas costruisce un impero dell’eroina importando la droga direttamente dal Sud-est asiatico, mentre il detective Richie Roberts prova a incastrarlo in una città dove distinguere i criminali dai poliziotti corrotti è sempre più complicato. Denzel Washington e Russell Crowe occupano i due lati della scacchiera senza quasi incontrarsi, almeno fino alla resa dei conti, e Scott orchestra il loro duello con la solidità di un grande classico del gangster movie. Il confronto con Il padrino e Quei bravi ragazzi è inevitabile e non sempre favorevole, ma Denzel in cappotto di cincillà si prende ogni scena senza bisogno di alzare la voce. Un crime epico e muscolare, capace di raccontare l’America attraverso l’ambizione di due uomini molto più simili di quanto sarebbero disposti ad ammettere.
- 7
Sopravvissuto – The Martian
2015
Abbandonato su Marte e dato per morto, l’astronauta Mark Watney deve fare affidamento sulla scienza, l’ironia e un’improbabile coltivazione di patate per restare vivo. Matt Damon conduce praticamente da solo quello che avrebbe potuto essere un estenuante survival spaziale, trasformandolo invece in una commedia ottimista sulla capacità umana di risolvere problemi. Scott torna nella galassia che aveva contribuito a rendere terrificante con Alien, ma questa volta nello spazio non c’è nessun mostro: solo la solitudine, la matematica e parecchia disco music. Il tono è sorprendentemente leggero, forse persino troppo per chi ama il regista nella sua modalità più cupa, ma il meccanismo funziona alla perfezione. Spettacolare senza essere pomposo, scientifico senza sembrare una lezione, è il blockbuster intelligente che Hollywood sostiene di voler produrre più spesso. Houston, nessun problema.
- 6
Black Hawk Down – Black Hawk abbattuto
2001
Ridley Scott trascina lo spettatore nel cuore della battaglia di Mogadiscio del 1993 e, per oltre due ore, gli nega quasi ogni possibilità di prendere fiato. Quando una missione militare americana apparentemente rapida si trasforma in un incubo, la strategia lascia spazio alla sopravvivenza. La trama si frammenta tra soldati, vicoli, elicotteri e proiettili, e i volti del cast – da Josh Hartnett a Ewan McGregor – finiscono presto per confondersi sotto la polvere. La guerra, qui, è soprattutto caos. Scott la filma con una potenza tecnica impressionante, costruendo un modello copiato da innumerevoli action e videogiochi. La prospettiva somala è quasi assente e la retorica militare affiora più di una volta. Come immersione sensoriale nell’inferno del combattimento, però, Black Hawk Down resta difficilmente superabile.
- 5
I duellanti
1977
Al suo primo lungometraggio, Ridley Scott sembra già sapere esattamente che tipo di regista vuole essere. Nella Francia napoleonica, gli ufficiali d’Hubert e Feraud, interpretati da Keith Carradine e Harvey Keitel, continuano a sfidarsi a duello per un’offesa che con il passare degli anni diventa sempre più irrilevante. La Storia cambia intorno a loro, gli imperi sorgono e crollano, ma i due rimangono prigionieri dell’onore, dell’orgoglio e di una rivalità ormai trasformata in destino. Tratto da Joseph Conrad, possiede la precisione di un dipinto e la malinconia di una parabola sull’assurdità maschile. Ogni inquadratura rivela l’occhio nato nella pubblicità, ma la bellezza non è mai semplice decorazione: diventa il contrappunto alla stupidità della violenza. Un esordio elegantissimo, premiato a Cannes, che contiene già tutto Scott in miniatura. A partire dalla sua ossessione per gli uomini che non sanno quando fermarsi.
- 4
Thelma & Louise
1994
Doveva essere un fine settimana lontano dai loro mariti e dalle loro vite troppo strette. Diventa una fuga attraverso l’America, con una Ford Thunderbird, una pistola e nessuna intenzione di tornare indietro. Susan Sarandon e Geena Davis trasformano Thelma e Louise in due instant icons, mentre Ridley Scott prende il road movie, il western e il buddy movie e li restituisce alle donne. La sceneggiatura da Oscar di Callie Khouri alterna rabbia, umorismo e desiderio di libertà senza trasformare le protagoniste in simboli astratti: sono vive, contraddittorie, irresistibili. C’è anche un giovanissimo Brad Pitt, certo, ma il film appartiene interamente a loro. E poi c’è quel finale, imitato e citato infinite volte, che congela un gesto disperato in un’immagine di liberazione assoluta. Più di trent’anni dopo, Thelma & Louise non ha perso un grammo della sua potenza. Anzi, forse fa ancora più male.
- 3
Il gladiatore
2000
«Al mio segnale scatenate l’inferno». Ed è esattamente quello che Ridley Scott fa, riportando in vita un genere che Hollywood considerava ormai sepolto insieme all’Impero romano. Russell Crowe è Massimo Decimo Meridio, generale tradito, schiavo e gladiatore con un curriculum già pronto per la leggenda; Joaquin Phoenix è Commodo, imperatore fragile, incestuoso e memorabilmente detestabile. La ricostruzione storica non sempre reggerebbe l’esame di uno specialista, ma poco importa: Il gladiatore lavora sul mito, non sul manuale. Scott unisce battaglie furiose, intrighi familiari e melodramma funebre in uno spettacolo popolare nel senso più nobile del termine. La musica di Hans Zimmer completa l’incantesimo, mentre Crowe conquista l’Oscar e l’immortalità cinematografica. Prevedibile? A tratti. Retorico? Senza dubbio. Ma quando Massimo entra nel Colosseo, siamo tutti ancora pronti a seguirlo.
- 2
Alien
1979
Nello spazio nessuno può sentirti urlare, ma in sala sì. Con Alien, Ridley Scott prende una storia di mostri domestici e la sposta a milioni di chilometri dalla Terra, dove non esistono porte d’uscita. L’astronave Nostromo è un luogo sporco e claustrofobico; il suo equipaggio non è composto da eroi, ma da lavoratori che discutono di stipendi prima di diventare prede. Poi arriva lo xenomorfo disegnato da H.R. Giger, creatura biomeccanica e fortemente sessualizzata destinata a colonizzare gli incubi di generazioni intere. Scott costruisce la tensione con una pazienza oggi quasi rivoluzionaria e trova in Ellen Ripley, interpretata da Sigourney Weaver, una delle più grandi protagoniste del cinema fantastico. Horror, fantascienza, body horror e critica del capitalismo aziendale convivono senza pestarsi i piedi. È praticamente perfetto. Se non è al primo posto, è solo perché Scott ha diretto anche il film successivo.
- 1
Blade Runner
1982
Los Angeles, 2019: pioggia incessante, neon, automobili volanti e replicanti che sembrano più umani degli esseri umani. Liberamente tratto da Philip K. Dick, Blade Runner fu accolto con freddezza e sottoposto a diverse versioni, rimontaggi e dispute sulla voce fuori campo. Il tempo gli ha dato ragione: oggi è impossibile immaginare la fantascienza senza il suo futuro sporco, malinconico e sovraffollato. Harrison Ford è Rick Deckard, cacciatore di androidi stanco e disilluso, ma è Rutger Hauer a consegnare il film alla storia con il monologo di Roy Batty sotto la pioggia. Scott fonde noir, filosofia e design in un’opera che continua a interrogarsi su memoria, identità e mortalità senza offrire risposte definitive. È Deckard stesso un replicante? Possiamo discuterne per altri quattro decenni. Nel frattempo resta il capolavoro di Ridley Scott: un film sul futuro che, a ogni nuova visione, sembra ricordare qualcosa di chi eravamo.