Hormuz, sale la tensione: raid Usa sulle petroliere. L’Iran colpisce le basi americane in Giordania

2026/09/10

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Una nuova fiammata. Segno che la tensione tra Iran e Stati Uniti è tutt'altro che finita. Nella notte tra martedì e mercoledì, le forze Usa hanno sferrato un pesante attacco contro i Pasdaran dopo che questi ultimi avevano tentato di colpire le navi della Marina statunitense. Centcom, il Comando centrale americano, ha risposto affondando cinque petroliere appartenenti ai Guardiani della Rivoluzione. Da Teheran è arrivato l'immediato ordine di ritorsione, con 20 missili lanciati contro la Giordania e che avevano come obiettivo la base Usa di Al-Azraq. I Pasdaran hanno anche rivendicato di avere colpito due cacciatorpediniere della Us Navy. Tesi, questa, smentita completamente dal Pentagono. Mentre ieri sera, quando sul Golfo Persico è calato il buio, i media locali hanno riportato la notizia di una forte esplosione a Bandar-e Jask, nell'area dello Stretto di Hormuz.

Corridoio strategico

Proprio in quel corridoio strategico, si gioca la partita più importante. Ieri, il portavoce della Guardie rivoluzionarie, Hossein Mohebi, ha affermato che l'Iran intende estendere il divieto di navigazione che anche in parte del Golfo di Oman e de Mar Arabico. Lo stesso Mohebi ha anche messo in chiaro le condizioni che Teheran chiede affinché la guerra giunga al termine. La prima è la fine di tutti gli attacchi da parte di Washington.

Poi, per Mohebi è essenziale che l'esercito israeliano si ritiri dal Libano e che finisca "l'assedio allo Yemen", dove continuano gli scontri tra Houthi e forze governative e i raid dell'aviazione saudita. Teheran chiede inoltre lo sblocco dei 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all'estero e la fine di tutte le "interferenze nelle attività nucleari e missilistiche dell'Iran".

E la speranza di un accordo resta appesa a un filo che si fa sempre più sottile. Secondo le ultime immagini satellitari esaminate dal Center for Strategic and International Studies e riportate dalla Cnn, durante gli ultimi mesi è stato osservato "un netto aumento dell'attività edilizia" nella struttura sotterranea di Pickaxe Mountain. E per gli analisti, è quello il sito dove l'Iran può ancora sviluppare in sicurezza il suo programma atomico. Ieri, il Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha deferito l'Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il "mancato rispetto" dei suoi obblighi sul nucleare.

La linea rossa di Trump

Un punto su cui Trump ha tracciato una linea rossa invalicabile. Lo stesso ha fatto il premier israeliano Benjamin Netanyahu che ieri, in visita sul fronte siriano, ha sottolineato che il "l'obiettivo principale è abbattere il regime terroristico in Iran".

Ma ora "Bibi" deve gestire anche la pressione interna. L'inchiesta di Haaretz sulla presunta telefonata tra lui e il leader degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, prima del 7 ottobre continua a essere al centro del dibattito. Netanyahu, oltre a smentire le accuse, ha anche promesso di denunciare per diffamazione il quotidiano e Shlomi Eldar, il giornalista che ha firmato l'inchiesta. "È una calunnia infame" ha tuonato il primo ministro.

Per Netanyahu, una spada di Damocle in vista delle elezioni, mentre continua, secondo Axios, la freddezza di Trump. Per il media Usa, durante la loro ultima conversazione di inizio settimana, il premier britannico Andy Burnham avrebbe informato il presidente Usa di volere imporre sanzioni sui prodotti provenienti dalle colonie israeliane in Cisgiordania. Tuttavia, secondo le fonti di Axios, Trump non avrebbe battuto ciglio. "Non c'è stata alcuna richiesta di rimandare", ha detto un funzionario occidentale. Segno del distacco di Washington sulla politica di Netanyahu nella West Bank.

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