«Ho un fidanzato che amo, ma non riesco a smettere di tradirlo con sconosciuti. Credo di essere dipendente dal sesso»

2026/08/11

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La nuova protagonista di questa puntata di "A Nudo" chiede di restare anonima. Il motivo è subito chiaro. «Ho una relazione seria ma continuo ad avere rapporti con sconosciuti. Non riesco a smettere. Sono fidanzata da tre anni con un uomo che amo. Ma da quasi altrettanto tempo ho incontri con sconosciuti, trovati online, sempre brevi, sempre di nascosto», ci dice.

«Non è che non mi basta lui. Non è neanche attrazione per qualcuno in particolare. È un bisogno che arriva, quasi fisico, e finché non lo soddisfo non riesco a stare tranquilla. Dopo mi sento vuota e mi prometto che è l'ultima volta. Poi passa qualche settimana e ricomincia. Ho letto di dipendenza sessuale e mi ci ritrovo. Ma fa paura anche solo dirlo, perché sembra una scusa, una cosa inventata per giustificarsi. Non voglio perdere il mio ragazzo. Ma non so se riesco a controllare questa cosa da sola». A lei, come sempre, risponde la sessuologa Rosamaria Spina, autrice del libro "Il BDSM. Dominare e lasciarsi dominare" di Armando Editore.

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La risposta della dottoressa Rosamaria Spina

Cara lettrice,

da ciò che scrive, credo che il punto da cui partire sia proprio la sua frase: "Finché non lo soddisfo non riesco a stare tranquilla."

Quando si parla di comportamenti sessuali che sembrano sfuggire al controllo, il rischio è quello di dividersi subito in due schieramenti opposti. Da una parte c'è chi liquida tutto come una questione di volontà: "Se davvero volesse, smetterebbe." Dall'altra c'è chi utilizza etichette come "dipendenza sessuale" per spiegare qualsiasi comportamento sessuale intenso o ripetuto.

La realtà, come spesso accade in psicologia, è più complessa.

Lei descrive una sequenza che si ripete quasi identica: compare una tensione, sente un bisogno sempre più difficile da ignorare, cerca un incontro, prova un sollievo temporaneo e, subito dopo, arrivano il vuoto, il senso di colpa e la promessa di non farlo più. Passa del tempo e tutto ricomincia.

Più che soffermarsi sul singolo comportamento, sarebbe molto più utile osservare questo ciclo.

Nell'esperienza clinica, infatti, spesso non è tanto il piacere a mantenere alcuni comportamenti, quanto il sollievo. La differenza è piuttosto rilevante: il piacere ci spinge verso qualcosa che desideriamo. Il sollievo, invece, ci allontana da qualcosa che fatichiamo a tollerare.

Lei stessa non parla di persone che la attraggono particolarmente. Non descrive un innamoramento, né la ricerca di emozioni sempre nuove. Parla di un'urgenza. Di qualcosa che sembra occupare tutta la scena finché non viene soddisfatta.

A volte il comportamento sessuale può diventare il modo più rapido per abbassare una tensione interna che ha origini molto diverse: stress, noia, solitudine, emozioni spiacevoli, senso di vuoto, bisogno di sentirsi vivi, confermati o semplicemente di interrompere per qualche ora un dialogo interiore faticoso. Il sesso, in questi casi, non è necessariamente ciò che si sta cercando. È lo strumento attraverso cui si cerca di stare meglio.

Per questo motivo molte persone raccontano esattamente quello che racconta lei: il sollievo dura poco.

Perché il comportamento ha ridotto temporaneamente la tensione, ma non ha modificato ciò che genera quella tensione e, dunque, il tutto è destinato a ripetersi.

C’è anche un altro passaggio della sua lettera che mi sembra significativo. Lei scrive di amare il suo compagno e, nello stesso tempo, di temere di perdere il controllo di questa parte di sé. Molti immaginano che, se una persona tradisce ripetutamente, il problema debba essere necessariamente la relazione. Ma la sua storia ci ricorda che non sempre è così.

Esistono situazioni in cui il conflitto più importante non è tra due persone, ma all'interno della stessa persona. Da una parte ci sono i propri valori, i propri affetti, il desiderio di costruire una relazione stabile. Dall'altra c'è un comportamento che continua a ripresentarsi anche quando è in aperto contrasto con ciò che si desidera.

È proprio questa distanza tra ciò che si vuole e ciò che si finisce per fare a generare molta della sofferenza che emerge dalla sua lettera.

Lei scrive anche che le fa paura parlare di dipendenza sessuale perché teme che sembri una giustificazione.

Capisco questo timore. Ma è importante distinguere due concetti che spesso vengono confusi: comprendere un comportamento, o cercare di dargli un significato/una spiegazione, non significa assolverlo.

In psicologia cerchiamo di capire quali processi mantengono una certa condizione proprio perché è il primo passo per poterlo modificare. Cercare una spiegazione non equivale a cercare un alibi. Al contrario, permette di uscire da una lettura fatta soltanto di colpa e fallimento personale.

Naturalmente, stabilire se si tratti davvero di un comportamento sessuale compulsivo richiede una valutazione clinica accurata. Non basta riconoscersi in qualche descrizione letta online. È necessario comprendere quanto questi comportamenti incidano sulla libertà di scelta della persona, quanto siano realmente incontrollabili e quale funzione svolgano nella sua vita. Ma una cosa la sua lettera la dice già con chiarezza: oggi lei non sta soffrendo perché prova desiderio sessuale. Sta soffrendo perché sente di aver perso la possibilità di scegliere quando quel desiderio debba guidare le sue decisioni.

Ecco perché nel suo caso partirei proprio da qui: che cosa succede dentro di lei nei momenti che precedono quell'urgenza? Perché è proprio lì, molto prima dell'incontro con uno sconosciuto, che probabilmente si trova la parte più importante della storia che sta cercando di raccontare e a cui sta cercando di trovare una soluzione.
Per darle degli spunti di riflessione potrebbe guardare il film “Padri e figlie”. La trama di fondo a me non ha fatto impazzire, ma rispetto agli aspetti legati a un certo modo di vivere e gestire la sessualità potrebbero emergere spunti interessanti, dal momento che ci sono diversi passaggi che richiamano ciò che ha descritto nella sua lettera. Il passo successivo potrebbe, poi, chiedere un supporto psicosessuologico per affrontare tutta la dinamica che sta vivendo in modo più strutturato e approfondito. Se le andrà, mi faccia sapere.


Ultimo aggiornamento: martedì 11 agosto 2026, 05:00

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