Macerata, 7 ottobre 2026 – Letizia Milesi è una campionessa nei 50 stile libero agli Europei paralimpici, ma dall’ottobre del 2017 ogni giorno vince l’oro quando con bracciate potenti come quelle in vasca risale da una caduta in cui ha riportato un’emiparesi destra. Da quella volta ha iniziato un lungo percorso di riabilitazione che l’ha portata a operare negli States. Oggi alle 9 nell’aula magna dell’Istituto agrario Pannaggi aprirà la rassegna di Overtime, con l’incontro “Letizia e le sue sfide”. La 26enne sarà la prima ospite della rassegna e all’incontro ci saranno Luca Savoiardi, presidente del comitato regionale paralimpico, e la vicesindaca Francesca D’Alessandro.
Milesi, una caduta da un bus le ha causato un’emiparesi destra: come è riuscita a non farsi travolgere da quel fatto e a vedere la luce?
“Io ho attraversato il buio, ho sofferto tanto, ho temuto di non farcela, non avevo la voglia di alzarmi e di combattere”.
Però a un certo momento qualcosa è scattato.
“Ho visto la luce nello sguardo di mio fratello di 6 anni e piano piano per lui ho trovato la forza di riprendere. È come se si fosse sbloccato l’ingranaggio, ma ci sono voluti anni”.
Come è avvenuto l’incidente?
“Dopo la scuola tornavo a casa con il borsone pieno di libri sulle spalle: salgo i tre gradini del pullman quando qualcuno, non si è mai saputo chi fosse, mi tira indietro e finisco sul marciapiede”.
In Italia non ha trovato soluzioni ma l’intervento negli States era costoso: quanta forza le hanno dato le tante iniziative promosse nella Val Brembana per raccogliere fondi?
“Abbiamo creato l’associazione Sulle ali di un sogno Onlus perché non volevamo che nessuno fosse solo come noi in quegli anni. Mi sono sentita travolta dalla solidarietà e dall’affetto quando è stato dato il via alla raccolta fondi per il mio intervento. Si è ribaltata la situazione: da estremamente sola a estremamente grata. E adesso l’associazione lavora per l’inclusione”.
La vita riserva momenti difficili: cosa direbbe a un giovane che vede il buio davanti a sé?
“Di non avere paura di affrontarlo. Ho una disabilità, ho toccato la morte con un dito e il resto è gioia. Si deve trovare quella piccola cosa che dà la forza per andare avanti e alla fine si arriva all’interruttore capace di accendere la luce”.
Come ha toccato la morte?
“Mi è stata diagnosticata una lesione midollare e mi hanno detto che era un miracolo non essere morta, ma dovevo essere operata d’urgenza perché bastava un movimento del collo per recidere il midollo”.
Lei ha conquistato il primo titolo europeo nei 50 metri stile libero. Quali pensieri le hanno affollato la mente lungo quel tragitto per andare sul podio?
“Ho pensato a quanta strada avevo fatto assieme alla squadra di Bergamo, alle persone, alle Fiamme Gialle, agli allenatori: ci abbiamo messo l’anima. Ho pensato a quando non volevo alzarmi dal letto, ho pensato a quando non capivo che senso avesse la mia vita ed è stato bello averlo dato a quanto ho passato”.
Quali conseguenze le hanno lasciato quella caduta?
“Ho la gamba e il braccio destro che non funzionano, poi altri deficit neurologici agli organi interni”.
E le sensazioni in acqua?
“Mi sembra di ballare”.
Poco tempo fa si è sottoposta a un altro intervento.
“Sono destinata a farne ancora nel tempo alla schiena”.
Lei è una “supergirl” come ha detto il neurochirurgo americano che l’ha operata?
“Ma quale supergirl. Mi ha chiamata così nel 2019 dopo avere fatto l’intervento, peraltro molto doloroso. L’operazione richiede un recupero lento e doloroso, nelle prime ore ho provato a muovermi, avevo le lacrime agli occhi ma volevo alzarmi. Ho tanta voglia di vivere da non sentire impedimenti”.
>> Home