Non serve necessariamente un violento strappo, un vero e proprio punto di rottura, per cambiare rotta nella vita. Il tempo e le esperienze possono rendere anche una carriera solida, costruita negli uffici delle grandi multinazionali, un percorso senza soddisfazioni e felicità. È quello che è successo a Carlotta Bonini, cremonese, laureata in economia internazionale tra la Statale di Milano e l'ateneo di Breda, in Olanda, con anni di lavoro alle spalle prima in Ferrero, in Lussemburgo, poi in L'Oréal a Milano. Oggi fa un mestiere che pochi immaginerebbero come sbocco naturale di quel percorso: è mediatrice marittima, guida un'azienda di charter di lusso, Sailovery, e guadagna in media il doppio di prima.
Il salto nel vuoto
«Io in ufficio stavo bene, avevo una buona qualità di vita», racconta Bonini al Corriere della Sera. A tornarle in mente, però, era spesso il discorso di Steve Jobs a Stanford, l'invito a unire i puntini della propria esistenza e a fidarsi dell'istinto: «L'esperienza nelle multinazionali mi ha dato metodo, disciplina, solidità. E mi ha fatto capire che avevo bisogno di altro, un progetto mio».
In famiglia, spiega, la reazione non è stata immediata: «Passare da una carriera nelle multinazionali a un'attività autonoma nel mondo dello yachting non è proprio il percorso più lineare». A convincerla è stata soprattutto la madre: «Mi ha detto: va' dove ti porta il vento».Il mestiere: costi e guadagni
Prima di trasformare l'idea in un progetto concreto, Bonini ha voluto viverlo da vicino. «Per qualche mese, nel 2022, ho fatto le valigie e sono stata a esplorare le Filippine, le Hawaii, le Canarie, le Maldive», racconta. «Lì ho capito che il mare non poteva più essere soltanto lo scenario delle mie vacanze, ma il mio posto di lavoro. Così ho deciso di specializzarmi nella mediazione marittima e ho lanciato la scommessa di Sailovery».
Quella di mediatore marittimo è una professione regolamentata dal Codice della nautica da diporto, che richiede il superamento di un esame di Stato. «Il mediatore non deve acquistare gli asset che propone: mette in relazione domanda e offerta e lavora su imbarcazioni di proprietà di armatori, investitori privati, gruppi di investimento o compagnie di charter», spiega Bonini, che aggiunge: «Serve un piccolo capitale per avviare il sito, l'impostazione del brand, gli aspetti amministrativi e gestionali». A finanziare quei primi passi sono stati i risparmi accumulati «nella mia precedente carriera, soprattutto durante il periodo in Lussemburgo».
«Il mondo dello yachting è, per certi versi, paragonabile a quello dell'automobile», spiega Bonini. «Si tratta di un mercato molto ampio, che parte da imbarcazioni accessibili a tante famiglie e arriva a prodotti esclusivi e personalizzati». Nelle fasce più semplici si trovano barche per poche migliaia di euro a settimana, mentre «un catamarano di lusso può costarne diverse decine di migliaia»; nel segmento dei superyacht, aggiunge, «non esiste praticamente limite e si possono superare anche 3 milioni di euro per una sola settimana di charter». Lei si rivolge a una clientela alta e internazionale, con richieste che «si collocano tra i 20 e i 100 mila euro a settimana». Le è capitato di «dover installare a bordo una cassaforte, di trasformare il catamarano in una galleria d'arte, di organizzare una festa con dj a bordo e gli invitati che arrivavano in barca via tender o magari via elicottero».
«Prima avevo un percorso professionale molto strutturato, con la prevedibilità e sicurezza economica che questo comporta», racconta Bonini. «Oggi, avendo scelto un modello imprenditoriale, il mio reddito è più variabile, ma comunque più alto, mediamente il doppio di prima. Questo è un settore nel quale circolano cifre importanti, soprattutto nella compravendita».
Pro e contro del viaggio
Una vita che da fuori può sembrare una vacanza continua, ma che tale non è: «Alle Bahamas, per esempio, il primo bagno al mare l'ho fatto dopo cinque mesi che ero lì». Gli spostamenti costanti portano anche altro: «Mi sono spesso trovata ad essere l'unica occidentale nella stanza, a interfacciarmi con realtà e culture molto diverse dalla mia. Un po' alla volta ho imparato a leggerle e rispettarle». Bonini, però, non tornerebbe indietro: «È una vita che ho costruito in maniera molto personale, ritagliandola sulle mie esigenze, sulle mie passioni e sulla mia idea di libertà».
Ultimo aggiornamento: sabato 19 settembre 2026, 20:32
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