Grumo Nevano nel caos, boom di sindaci sfiduciati: a casa uno ogni due anni

2026/09/10

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Un comune allo sbando: da 18 anni non trova un’amministrazione che riesca a portare a termine il mandato. L’altro giorno l’ennesimo scioglimento, per le dimissioni di 9 dei 16 consiglieri. E, la nomina del commissario: sarà Dario Annunziata, viceprefetto aggiunto, a guidare il Comune fino alle prossime elezioni del 2027. Il prefetto, Michele di Bari, ha quindi sospeso il consiglio comunale, avviando la procedura di scioglimento. Una crisi annunciata. Peraltro non la prima. Dal 1997 ad oggi su 11 amministrazioni solo una è riuscita completare il mandato. E dal 2008 nessuna ha raggiunto il traguardo. I segnali della instabilità sono emersi già a gennaio di quest’anno, quando il sindaco, Umberto Cimmino, prefetto a riposo, aveva rassegnato le dimissioni “perché era venuto meno il rapporto di fiducia con la maggioranza” spiegò. Poi, convinto a fare marcia indietro. Cimmino, nella sua carriera di uomo di Stato ha guidato comuni anche in situazioni delicate, è stato commissario per i rifiuti, e si è fatto apprezzare per la sua capacità e onestà.

L’ex prefetto 

Eletto a giugno del 2024 alla guida di una coalizione di centro sinistra (tre civiche ed il Pd che lo aveva voluto), ha dovuto fare i conti con una maggioranza che piano piano ha perso pezzi. Scontando anche una “forma mentis” legata alla sua professionalità: il commissario è un organo monocratico, il sindaco ragiona in modo collegiale. Visioni diverse di gestire la cosa pubblica. Soprattutto quando le scelte sono legate ai numeri: quelli dei consiglieri. Alcuni di quali sono sulla scena da anni. E direttamente o indirettamente restano i protagonisti della precarietà delle amministrazioni, indipendentemente dall’orientamento politico.

L’ultimo governo cittadino che ha retto per l’intero mandato è stato quello di Angelo di Lorenzo nel 2003. Degli otto succedutosi dal 2008 ad oggi, il record negativo spetta a Rino Maisto: 7 mesi in carica; quasi eguagliato da Gianco Di Bernardo, 8 mesi: una media di 20 mesi. La più “longeva”, Fiorella Bilancio, centro destra, eletta ad aprile del 2008: durata trenta mesi. Queste le altre amministrazioni, intervallate da gestioni commissariali: Alessandro Grimaldi, maggio 2011, civiche di centro, in carica 20 mesi. Vincenzo Brasiello, centro sinistra, maggio 2013, 22 mesi. Pierino Chiacchio, civiche di centro, maggio 2015, 27 mesi. Gianco Di Bernardo, centro destra, maggio 2019, 8 mesi. Di Bernardo bis, settembre 2020, 27 mesi. Rino Maisto, centro sinistra, maggio 2023, 7 mesi. Infine Umberto Cimmino, centro sinistra, giugno 2024, 25 mesi. E proprio la consapevolezza di questa instabilità nel 2024 aveva spinto il Pd ad offrire la candidatura a sindaco ad Umberto Cimmino, fidando nelle capacità acquisite nella sua lunga esperienza in prefettura, prima di essere collocato a riposo. Un prefetto era la soluzione che metteva a tacere i tanti aspiranti, e, lanciava un segnale positivo di trasparenza e stabilità alla città. Che al ballottaggio gli assegnò la poltrona di primo cittadino.

L’instabilità 

La giunta non fu un varo semplice. Diversi gli assessori che si sono alternati in due anni, a riprova della precarietà degli equilibri interni. Prima il presidente del consiglio, Giovanni Landolfo del gruppo Progressiti e poi il suo compagno di cordata, Antonio Chiariello, hanno preso le distanze. Una instabilità a cui ha dato il colpo di grazia Tammaro Brasiello. I tre, insieme ai sei della minoranza hanno sottoscritto le dimissioni contestuali. È arrivato il commissario. Divisa la città sulla scelta di porre fine al governo Cimmino.

L’amarezza 

Evidentemente amareggiato il sindaco, Cimmino, rinviare i commenti. Anche ai suoi. «Questo stop rappresenta un freno ai tanti progetti che erano partiti e a quelli in cantiere. Parlo dell’asilo nido, del mendicicomio, della mensa scolastica, dei buoni libri, delle assunzioni, sono quelli che mi vengono in mente, purtroppo questa interruzione traumatica della consiliatura interrompe tutto questo percorso, fatto senza riflettori ed in sordina, badando più al concreto che all’immagine. E, non credo giovi alla città» spiega l’assessore Michele Di Michele, unico disposto a parlare.

«Lasciano una pesante eredità: una macchina amministrativa arenata; rifiuti e degrado; servizi al collasso; emergenza sicurezza e, soprattutto il Puc ed il rischio speculazione: Il nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC) si è rivelato solo uno specchietto per le allodole. Restano fortissime le ombre e i timori sulle manovre speculative legate alle autorizzazioni, mirate a insediare nuovi supermercati aggirando i piani urbanistici generali a danno della comunità» aggiunge Gianluca Esposito, della minoranza. «Non c’erano più le condizioni per andare avanti. Come consiglieri comunali non potevamo più voltare le spalle a quelle richieste: oltre due anni di immobilismo, di promesse rimaste tali e di una città sostanzialmente ferma ci hanno portato a una conclusione inevitabile». conclude Enzo Liguori, tra i firmatari della sfiducia.

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