Governo battuto in aula sulla legge elettorale, l’opposizione esulta: “Meloni a casa, elezioni subito”

2026/07/14

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Schlein attacca: “Voto contro l’arroganza”. Conte rincara la dose: “Aprite la crisi di governo”. Sit in davanti a Montecitorio. Ma la difesa delle liste bloccate potrebbe rivelarsi un boomerang per tutti

La segretaria del Pd, Elly Schlein, durante il voto segreto sull'emendamento della maggioranza nel corso dell’esame alla Camera della riforma della legge elettorale

La segretaria del Pd, Elly Schlein, durante il voto segreto sull'emendamento della maggioranza nel corso dell’esame alla Camera della riforma della legge elettorale

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Roma – «E-le-zio-ni. E-le-zio-ni...», scandisce la sinistra dell’emiciclo di Montecitorio. Il presidente di turno Fabio Rampelli ha appena comunicato il risultato del voto segreto sull’emendamento di Fratelli d’Italia per reintrodurre le preferenze nella riforma elettorale targata Giorgia Meloni: «187 sì, 188 no. La Camera respinge». E il clima già incandescente, mitigato solo dai condizionatori di Montecitorio, deflagra in un susseguirsi dichiarazioni per chiedere che la premier prenda atto del voto parlamentare e si rechi al Quirinale per rimettere il mandato. Salvo che non si trattava di un voto di fiducia col pallottoliere, come quello che nel 1996 costrinse alle dimissioni Romano Prodi, ma di un emendamento alla legge elettorale voluto da Meloni e gradito ai cittadini: il cui effetto politico a lungo termine non è destinato a risolversi nell’imminenza del voto parlamentare.

I leader del centrosinistra Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi partecipano al sit-in ''Notte della democrazia'' contro la riforma della legge elettorale

I leader del centrosinistra Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi partecipano al sit-in ''Notte della democrazia'' contro la riforma della legge elettorale

Nell’immediato le opposizioni hanno buon gioco a strepitare in aula e fuori per incassare il risultato tattico. La maggioranza è stata battuta sulla reintroduzione delle preferenze grazie alla richiesta di voto segreto, approvata dall’ufficio di presidenza e applicata a 114 votazioni, a scapito della «sfida» a metterci la faccia proposta via social dalla stessa Meloni prima che iniziasse la seduta. E al momento della verità, arrivato già sul meriggiare del 14 luglio romano, la maggioranza è stata battuta proprio per un voto. Un successo persino inatteso, come dimostrano i toni quasi sopra le righe.

Governo battuto in aula sulla legge elettorale, l’opposizione esulta: “Meloni a casa, elezioni subito”

Prende la parola per primo Giuseppe Conte, l’ex due volte primo ministro 5 stelle che non perde occasione per far valere il proprio titolo a rivendicare la premiership del centrosinistra. «Dopo quattro anni e zero riforme questo governo si presenta con un accrocchio di legge elettorale», tuona tra gli applausi l’ex premier, denunciando «il tentativo mistificatorio di FdI, e quindi di Meloni in persona, di voler prendere in giro gli italiani con un falso emendamento sulle preferenze» e l’intenzione della premier di «sfidare questo parlamento» a metterci la faccia col risultato di «sfiduciare» Meloni. Ragion per cui il leader 5 stelle è il primo a chiedere: «Ora aprite una crisi di governo, andate a casa perché tocca a noi».

Sit-in ''Notte della democrazia'' contro la riforma della legge elettorale

Sit-in ''Notte della democrazia'' contro la riforma della legge elettorale

Di rincalzo il verde Angelo Bonelli mette il dito nella piaga dell’assenza e il mancato voto di Meloni. Mentre il collega di Avs Nicola Fratoianni, fuori dall’aula, rileva che la legge elettorale gli «pare finita» e, più in generale, «quando una parte decisiva della tua maggioranza viene meno, forse devi trarne delle conclusioni». Che farebbe rima con dimissioni. Come anche Ricccardo Magi di +Europa ritiene coerenti con la «sfiducia» parlamentare.

Governo battuto in aula sulla legge elettorale, l’opposizione esulta: “Meloni a casa, elezioni subito”

Parla per ultima in aula la segretaria dem Elly Schlein. «È stato un voto contro l’arroganza di chi pensa che in un paese a crescita zero, con salari più bassi d’Europa, con le liste d’attesa più lunghe, con i costi dell’energia più alti, la priorità fosse la legge elettorale – contesta rivolta ai banchi del governo –. Prendete atto del vostro fallimento e andate a casa». Mentre il leader di Italia Viva Matteo Renzi giudica «una vergogna che a scrutinio segreto i parlamentari della destra abbiano bocciato un emendamento» che introduceva le preferenze e sostiene che a questo punto «la maggioranza non c’è più» e Meloni dovrebbe andare a dimettersi in quanto «non ha la fiducia del popolo e oggi ha perso anche quella del palazzo».

Il risultato riunifica il centrosinistra diviso da Ucraina e riarmo europeo, che ieri sera ha cercato in parte di mitigare le divergenze al presidio indetto da +Europa contro la riforma elettorale. Che tuttavia Meloni non riscuota la fiducia degli elettori è un dubbio cominciato a serpeggiare non appena esaurita l’euforia, dato che la premier può rivendicare di aver cercato di contrastare «la palude» e continuare sulla via della riforma elettorale plebiscitaria, mentre il centrosinistra si troverà a dover giustificare di aver sostenuto le liste bloccate scelte dai partiti.

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