Il nuovo Pixel 11 arriva in un momento particolare per Google. L’azienda di Mountain View controlla ormai una parte sempre più ampia della catena tecnologica che porta l’intelligenza artificiale dentro uno smartphone: sviluppa Android, costruisce i propri modelli Gemini e progetta i chip Tensor destinati ai Pixel. Con la nuova generazione dei telefoni progettati a Mountain View, Google prova a far lavorare insieme questi elementi ancora più strettamente.
È per questo che la serie Pixel 11 può essere considerata uno dei dispositivi di frontiera dell’attuale corsa all’IA mobile. Google vuole trasformare il telefono da strumento che aspetta un comando a dispositivo capace di assistere l’utente in modo più personale e proattivo. Attraverso un’intelligenza artificiale - Gemini - che stando a quanto ha dichiarato il CEO di Alphabet, Sundar Pichai, viene ora usata da un miliardo di utenti attivi ogni mese.
Durante la presentazione dei nuovi Pixel, Google ha insistito proprio sul vantaggio del proprio stack verticale, che parte dal silicio Tensor e arriva fino ad Android e ai modelli Gemini.
Abbinato all’ultima versione di Gemini Nano - il modello di intelligenza artificiale di Google progettato per funzionare direttamente sul dispositivo, senza passare dal cloud - il risultato è uno smartphone nel quale l’IA interviene anche in operazioni lontane da un chatbot: la fotografia, ovviamente, l'elaborazione video, la gestione delle notifiche e le funzioni che, nelle intenzioni dell'azienda, cercano di ridurre il tempo trascorso a fissare lo schermo.
Pixel 11 cambia soprattutto sotto la superficie
Il Pixel 11 standard conserva l’identità estetica della famiglia, ma Google ha ridisegnato la caratteristica barra posteriore delle fotocamere. Adesso è ricoperta da una superficie di vetro che attraversa l’intera larghezza del telefono ed è diventata più sottile di oltre il 40%. Con una custodia ufficiale, sostiene l’azienda, la sporgenza diventa quasi impercettibile.
I colori disponibili sono Frost, Hibiscus, Pistachio e Obsidian. Google parla anche di un rivestimento a prova di graffi e cadute.
L’aggiornamento principale della fotocamera riguarda il nuovo sensore principale da 48 megapixel, più grande e capace, secondo Google, di offrire il 56% di sensibilità alla luce in più. Il teleobiettivo 5x arriva invece a un Super Res Zoom di 30x grazie anche al lavoro svolto da Tensor G6 nell’elaborazione delle immagini.
La dotazione comprende 12 GB di RAM, mentre lo spazio di archiviazione iniziale raddoppia e passa a 256 GB. Google dichiara fino a 30 ore di autonomia. Arriva inoltre la ricarica wireless Qi2 a 25 watt, indicata come il 25% più veloce rispetto alla precedente generazione.
Pixel 11 Pro e Pro XL: le differenze principali
I due Pixel di punta condividono buona parte delle caratteristiche tecniche, ma Google li propone in due formati abbastanza diversi.
Pixel 11 Pro pesa 204 grammi e utilizza un display Super Actua da 161 millimetri, circa 6,3 pollici, con pannello OLED LTPO da 1280 x 2856 pixel e densità di 495 ppi.
Pixel 11 Pro XL sale invece 226 grammi, con uno schermo Super Actua da 171 millimetri, circa 6,7 pollici, da 1344 x 2992 pixel e 486 ppi.
Entrambi possono variare dinamicamente la frequenza di aggiornamento da 1 a 120 Hz, raggiungono 2.400 nit nella visualizzazione HDR e una luminosità massima dichiarata di 3.600 nit.
Le differenze principali proseguono nella batteria. Pixel 11 Pro integra un'unità con capacità tipica di 4.850 mAh e Google dichiara una ricarica fino al 55% in circa 30 minuti utilizzando un caricatore USB-C PPS da 30 watt o superiore.
Pixel 11 Pro XL dispone invece di una batteria da 5.115 mAh e può raggiungere il 75% in circa mezz'ora con un alimentatore USB-C PPS da 45 watt o superiore.
Per entrambi l'autonomia dichiarata supera le 30 ore e la ricarica wireless Pixelsnap certificata Qi arriva fino a 25 watt.
I colori per questi due modelli sono Canyon, Fog, Olive e Obsidian, quest’ultimo proposto con una nuova finitura completamente opaca.
Google ha lavorato anche sulla resistenza del display: un nuovo rivestimento dovrebbe garantire più del doppio della protezione dai graffi rispetto alla precedente generazione.
Pixel 11 Pro e Pro XL partono entrambi da 256 GB di memoria e 12 GB di RAM. Le versioni da 512 GB e 1 TB salgono invece a 16 GB.
La novità più curiosa: HiLight
La novità più curiosa su Pixel 11 Pro e Pro XL si chiama HiLight ed è integrata nella barra delle fotocamere.
Una serie di LED colorati disposti attorno al flash permette al telefono di comunicare informazioni anche quando è appoggiato a faccia in giù.
Durante l’utilizzo di Gemini, per esempio, HiLight può mostrare attraverso diversi schemi luminosi se il modello sta elaborando una richiesta oppure sta rispondendo.
È possibile anche assegnare colori specifici ai contatti più importanti, in modo da capire chi sta chiamando senza prendere il telefono in mano. Google prevede di ampliare successivamente il sistema anche alle notifiche dei messaggi provenienti dai contatti preferiti.
È una piccola funzione hardware che racconta bene l’approccio seguito con Pixel 11: l’IA entra nell’interfaccia fisica dello smartphone e prova a modificare il rapporto tra utente e dispositivo.
Lo zoom arriva a 120x
I Pixel 11 Pro ricevono un nuovo sensore principale e un teleobiettivo da 48 megapixel completamente riprogettato.
Il sensore del tele offre il 30% di sensibilità alla luce in più e permette ora di utilizzare la modalità ritratto anche con ingrandimento 5x.
L’elaborazione combinata di Tensor G6 e dei nuovi modelli di imaging consente inoltre di raggiungere uno zoom massimo di 120x.
La fotocamera anteriore resta invece da 42 megapixel con campo visivo ultrawide. Google dice di aver lavorato molto anche sulla fotografia notturna: Night Sight può scattare fino a quattro volte e mezzo più velocemente, mantenendo secondo l’azienda la stessa qualità.
Tensor G6 è il vero centro del progetto
Più delle singole specifiche, è Tensor G6 a spiegare dove Google vuole portare Pixel.
Il chip dispone di una maggiore larghezza di banda della memoria e del 50% di capacità di calcolo TPU in più.
Secondo Google, quando viene utilizzato insieme all’ultima versione di Gemini Nano può eseguire alcune operazioni tre volte più velocemente consumando due volte e mezzo meno energia, per esempio nella generazione dei riepiloghi delle notifiche e nelle funzioni del Registratore.
La CPU è stata aggiornata per velocizzare navigazione e apertura delle applicazioni, mentre il nuovo ISP, il componente che elabora i dati provenienti dalle fotocamere, integra un acceleratore progettato appositamente per i ritratti video. Grazie a questo sistema Pixel può realizzare per la prima volta video con effetto bokeh in 4K.
Lo stesso chip alimenta Night Sight, lo zoom fino a 120x e soprattutto l’esecuzione dei modelli di intelligenza artificiale direttamente sul telefono.
Accanto a Tensor arriva anche Titan M3, la nuova generazione del chip dedicato alla sicurezza. Google sostiene di aver aggiunto protezioni pensate anche per future minacce legate ai computer quantistici.
Magic Capture prova a ‘eliminare’ lo scatto
Nel presentare i nuovi Pixel 11, Google ha sottolineato i passi in avanti nella fotografia computazionale, il campo nel quale Google da anni combina sensori tradizionali e software per produrre l’immagine finale.
Con Pixel 11 questo approccio viene ulteriormente accelerato tramite Magic Capture, pensata soprattutto per situazioni nelle quali è difficile prevedere il momento esatto da fotografare. L’utente avvia la funzione e può continuare a seguire ciò che sta accadendo: una volta terminata la scena, il telefono analizza il materiale raccolto e seleziona automaticamente gli istanti che considera migliori da isolare come fotografie.
In una sessione tipica, secondo Google, Magic Capture può analizzare circa 500 fotogrammi prima di restituire una selezione in qualità HDR+. Gli esempi mostrati dall’azienda riguardano bambini, animali domestici, uscite con gli amici e riunioni familiari: situazioni nelle quali un sorriso, una risata o un movimento interessante possono durare una frazione di secondo.
Con il consenso dell’utente, il sistema può applicare anche correzioni leggere, come ritagliare e raddrizzare l’immagine oppure eliminare una sfocatura attraverso Unblur.
Magic Capture è la tipica funzione nella quale Google dice di utilizzare l’intero stack Pixel, dall’hardware al software fino all’elaborazione basata sull’IA.
Camera Looks e Creator Suite
Google prova anche a lasciare maggiore controllo sul carattere estetico delle fotografie. La nuova funzione Camera Looks permette di modificare l’aspetto dell’immagine direttamente al momento dello scatto, intervenendo per esempio sulle ombre, sulla nitidezza o sulla temperatura dei colori.
Per ottenere questi risultati Google è intervenuta nella stessa pipeline che costruisce l’immagine, arrivando in alcuni casi a fondere meno fotogrammi rispetto alla normale elaborazione Pixel oppure a modificare le tabelle colore del sensore per imitare alcuni comportamenti della fotografia analogica.
Tra le opzioni HDR ci sono Natural, pensata per un risultato più rilassato nei dettagli, Shadows, che aumenta la profondità del contrasto, e Vanilla, con toni più caldi e morbidi. È possibile scegliere uno di questi profili come impostazione predefinita. Sono previsti inoltre sei look distinti, comprese alcune emulazioni della pellicola.
Per chi usa lo smartphone per produrre video arriva invece Creator Suite. Tra gli strumenti annunciati c’è un teleprompter visualizzato sullo schermo, capace di far scorrere il testo adattando ritmo e pause al modo in cui la persona parla.
È possibile registrare dalla fotocamera direttamente dentro le cartelle di un progetto e utilizzare nel mirino strumenti come un visualizzatore audio per controllare il microfono e una griglia pensata per inquadrare correttamente i contenuti destinati ai social. Uno storyboard basato su Google Foto permette poi di tagliare e riordinare le clip.
Google ha migliorato anche l’elaborazione video sul dispositivo, lavorando su nitidezza, riduzione del rumore e resa dei dettagli.
Sui modelli Pro torna Video Boost fino a 8K e debutta Pro Stable Video, che entra automaticamente in funzione nelle scene molto mosse e illuminate per stabilizzare le riprese, per esempio mentre si corre.
Gemini Intelligence anticipa le richieste dell’utente
La strategia di Google di mettere l’IA in tasca diventa con il Pixel 11 più evidente. L’obiettivo è far intervenire Gemini prima ancora che l’utente apra il chatbot e scriva una richiesta.
Gemini Intelligence può mettere insieme informazioni provenienti da parti diverse del telefono e utilizzare il contesto di una conversazione per proporre ciò che potrebbe servire in quel momento. Google insiste soprattutto sulla riduzione dei passaggi: meno applicazioni da aprire, meno copia e incolla e, in alcuni casi, nessun prompt da scrivere.
Un primo esempio è Rambler, una nuova forma di inserimento vocale.
Il sistema è progettato per tenere conto del fatto che quando parliamo costruiamo le frasi in maniera molto più disordinata rispetto a quando scriviamo: cambiamo idea, ci interrompiamo, utilizziamo espressioni come “ehm” e “ah” e inseriamo informazioni fuori ordine.
Nella dimostrazione di Google, una persona sta organizzando una pizza con gli amici mentre qualcuno in sottofondo aggiunge le proprie preferenze. Rambler ascolta il discorso naturale e ne ricava un messaggio più pulito e conciso, conservando le informazioni che considera essenziali.
Il testo può poi essere ulteriormente modificato attraverso un prompt.
Il volo compare direttamente dentro la chat
Gemini Intelligence può utilizzare lo stesso principio nelle conversazioni scritte.
Google ha mostrato il caso di una persona che chiede a che ora atterra un volo. Pixel riconosce la domanda e, direttamente all’interno della conversazione, recupera le informazioni necessarie senza costringere l’utente a cercare la prenotazione o aprire un’altra applicazione.
Compare una scheda con i dettagli del viaggio e, quando la partenza è vicina, anche lo stato aggiornato del volo attraverso i dati in tempo reale di Google Flights. L’informazione può essere condivisa direttamente nella chat, insieme al collegamento allo stato del volo.
Lo stesso meccanismo si applica quando in una conversazione compare il nome di un ristorante. Gemini Intelligence può mostrare le informazioni provenienti da Maps, le fotografie dei piatti e alcuni possibili passaggi successivi, come avviare la navigazione oppure condividere il luogo.
Se dalla conversazione emerge che il gruppo sta cercando di decidere quando incontrarsi, il sistema può anche proporre di controllare il calendario per verificare la disponibilità. Tutto avviene senza uscire dalla chat.
Dalla conversazione alla prenotazione con un tocco
Quando Gemini Intelligence riconosce un compito che può essere delegato al modello, può mostrare un piccolo suggerimento contestuale.
Nell’esempio mostrato dall’azienda di Mountain View, due persone hanno già scelto nella loro conversazione un ristorante e l’orario per il giorno successivo. A quel punto Pixel propone direttamente di effettuare la prenotazione.
L’utente tocca il suggerimento, il sistema prepara il prompt necessario e Gemini porta avanti il compito. Google sottolinea che l’utente mantiene il controllo durante il processo, fino alla conferma finale della prenotazione.
L’idea è rendere il prompt progressivamente meno visibile. Il telefono deduce dal contesto ciò che sta accadendo, propone un’azione coerente e lascia alla persona la scelta di avviarla con un tocco.
Calendario, Maps e Wallet entrano nei suggerimenti
Le proposte di Gemini Intelligence possono comparire anche fuori dalle chat.
Se l’utente seleziona “partecipa” all’interno di un’app dedicata agli eventi, per esempio, il sistema può proporre immediatamente di salvare il luogo in Google Maps e l’appuntamento nel calendario.
Può fare qualcosa di simile con Google Wallet. Se riconosce nell’app di una compagnia aerea o di un hotel un numero di iscrizione o una tessera associata a un programma fedeltà, può suggerire di conservarla nel portafoglio digitale.
Per Google, queste funzioni devono poggiare su tre principi. Il primo è il controllo esplicito dell’utente, che può decidere se attivarle. Il secondo riguarda la protezione dei dati, anche attraverso tecnologie come Private AI Compute, l’infrastruttura di Mountain View pensata per elaborare informazioni personali con maggiori garanzie di riservatezza. Il terzo è la trasparenza: Pixel dovrebbe mostrare all’utente che cosa Gemini Intelligence sta facendo e come vengono gestiti i suoi dati.
Pixel cerca di capire anche dove siete
L’assistenza proattiva esce inoltre dalle applicazioni e raggiunge la schermata di blocco.
Google ha mostrato l’esempio di una persona che arriva in un ristorante nel quale non è mai stata. Pixel può riconoscere il luogo e mostrare automaticamente il nome del locale sulla lock screen. Toccandolo, l’utente accede a una sintesi generata da Gemini sulla base di centinaia di recensioni e alle fotografie disponibili in Google Maps.
Nel caso specifico osservato durante una dimostrazione, Gemini segnala che le empanadas sono tra i piatti più raccomandati, ma anche che chi desidera parlare tranquillamente farebbe meglio a chiedere un tavolo all’esterno. Il menu completo rimane comunque raggiungibile con un tocco.
Google prevede di distribuire inizialmente questa esperienza in anteprima, concentrandosi su aree a bassa densità e ampliandola successivamente.
Un comportamento simile può essere applicato alle carte fedeltà di Google Wallet, facendole comparire quando l’utente arriva nel negozio corrispondente.
Live Translate doppia video e podcast in tempo reale
Pixel 11 utilizza Tensor G6 anche per estendere Live Translate ai contenuti multimediali.
La funzione di traduzione in tempo reale, già utilizzata da Google per le conversazioni, viene applicata ora ai video di YouTube e ad alcune altre applicazioni video e podcast supportate.
Il sistema può doppiare l’audio mentre il contenuto viene riprodotto, permettendo di seguire nella propria lingua materiale prodotto originariamente altrove.
Google porta così una tecnologia nata per facilitare le conversazioni dentro un contesto più ampio.
Il Fold diventa più sottile e resistente
La nuova famiglia di smartphone comprende anche Pixel 11 Pro Fold, il pieghevole che Google definisce il più sofisticato mai realizzato dall’azienda.
Diciamo subito che, al momento, non è previsto il suo arrivo in Italia.
Rispetto al precedente 10 Pro Fold pesa quasi il 10% in meno ed è più sottile di circa un millimetro. Le cornici sono state ulteriormente ridotte e anche il Fold riceve la nuova barra posteriore con Highlight. Sarà disponibile nei colori Olive e Obsidian.
Google sostiene di aver migliorato sensibilmente anche la robustezza. Il retro utilizza un nuovo materiale composito in fibra di vetro, mentre la cerniera è stata riprogettata per proteggere meglio lo schermo interno in caso di caduta. Complessivamente, il dispositivo viene descritto come tre volte più resistente del suo predecessore.
Il display esterno Super Actua è il 20% più luminoso e utilizza per la prima volta su un Pixel una copertura in vetro ceramico. Anche lo schermo interno Super Actua Flex raggiunge i 3.600 nit e adotta vetro ultrasottile più spesso e doppi strati di pellicola antiurto.
All’interno troviamo ancora Tensor G6, accompagnato in questo caso da 16 GB di RAM. L’autonomia dichiarata supera le 24 ore, mentre la ricarica cablata permette di raggiungere circa il 50% in mezz’ora. Anche il Fold supporta Qi2.2 fino a 25 watt.
La fotocamera principale passa a 48 megapixel con un incremento del 56% della sensibilità alla luce, mentre il teleobiettivo permette di arrivare a 30x.
Passare da iPhone a Pixel diventa più semplice
Google ha lavorato anche sul trasferimento dei dati per chi arriva da un altro sistema operativo.
Pixel 11 permette di importare un numero maggiore di informazioni, tra cui password, passkey, eSIM e cronologia delle chiamate. Dopo la configurazione, Google indica inoltre la compatibilità tra Quick Share e AirDrop per trasferire file tra un iPhone e il nuovo Pixel.
È un tassello rilevante nella strategia dell’azienda: rendere meno costoso, in termini di tempo e complicazioni, abbandonare un altro ecosistema e iniziare a utilizzare Pixel.
Arriva anche Google Pixel Tag
Made by Google è servito inoltre a presentare nuovi accessori. Ci sono una custodia trasparente Pixel Snap, una custodia per il Fold con protezione integrata della cerniera e tre nuovi colori per Pixel Snap Ring Stand.
La novità principale è però Google Pixel Tag, il primo tracker di questo tipo dell’azienda. Funziona attraverso la rete Find Hub di Android e permette di localizzare oggetti come chiavi, portafogli e bagagli.
Il tag può essere individuato dall’app Find Hub sul telefono, fatto suonare attraverso Pixel Watch oppure cercato chiedendo direttamente a Gemini dai Pixel Buds.
Prezzi e disponibilità in Italia
Pixel 11 parte da 999 euro, Pixel 11 Pro da 1.199 euro e Pixel 11 Pro XL da 1.399 euro, tutti nella configurazione base con 256 GB di spazio di archiviazione. I pre-order partono oggi, 12 agosto, mentre la disponibilità in negozio è prevista a partire dal prossimo 20 agosto.
Il Pxel 11 Pro Fold, come già detto in precedenza, non arriverà per ora in Italia.
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