Gli ultimi istanti di vita di Pamela Genini: in aula durante il processo il video dell’orrore con Soncin che blocca la porta mentre l’ex fotomodella è agonizzante

2026/07/13

Categories: world-news

Milano, 14 luglio 2026 – Pamela Genini è a terra. Il capo rivolto verso il basso. È ancora viva. Si sentono i suoi ultimi respiri. Sempre più lenti, faticosi. A poca distanza, Gianluca Soncin è accasciato pure lui, accanto al divano. Le mani protese piene di sangue. Sangue che continua a fuoriuscire da quei due corpi sul pavimento. Lei martoriata, colpita più di 70 volte con uno dei coltelli da collezione di Soncin, rinvenuto sul tappeto. Lama di 21 centimetri, punta seghettata. L’uomo ha una ferita sul lato destro del collo. Guarda in alto, si aggrappa a una sedia. Verrà ricoverato al Niguarda poco dopo, mentre Pamela, su quel pavimento, morirà. 

Pamela Genini assieme al suo amatissimo cagnolino

Pamela Genini assieme al suo amatissimo cagnolino

L’irruzione alle 10 di sera  

È la scena del femminicidio così come appare, alle 22.02, quando i poliziotti fanno irruzione nell’appartamento della giovane in via Iglesias. Accorrono dopo essere stati allertati dai vicini e da Francesco Dolci, l’uomo (indagato per vilipendio di cadavere) con il quale la vittima stava messaggiando mentre Soncin entra nell’appartamento con una copia di chiavi realizzate, secondo le indagini, in una ferramenta poco distante da quell’abitazione, una settimana prima dell’accaduto.

Il video di quegli attimi ripresi dagli agenti è stato mostrato ieri davanti alla Corte d’Assise presieduta dalla giudice Antonella Bertoja. Soncin, imputato per omicidio pluriaggravato da premeditazione, crudeltà, futili motivi e relazione affettiva, è presente. Le braccia sono incrociate, lo sguardo fisso. Resta impassibile anche quando quelle immagini che raccontano gli ultimi istanti di Pamela scorrono alle sue spalle. Non si volta mai a guardare, non parla con nessuno. 

L’arrivo di Gianluca Soncin per l’udienza del processo per l'omicidio di Pamela Genini

L’arrivo di Gianluca Soncin per l’udienza del processo per l'omicidio di Pamela Genini

“Era ossessionato” 

Scuote il capo solo due volte: la prima quando la dirigente delle Volanti Serafina Di Vuolo chiamata in aula a ricostruire le indagini, fa riferimento all’inizio della relazione della giovane con il suo carnefice, e la seconda quando questa viene descritta come minata dalla gelosia di lui, che “era ossessionato“. Ancora, si agita quando un altro teste, uno degli operanti della polizia intervenuto sul posto, ribadisce che la porta blindata di quell’appartamento sia stata sfondata mentre Soncin si opponeva all’irruzione. La difesa sostiene invece che il chiavistello non sarebbe stato “rotto“ dagli agenti, ma sarebbe stato tolto da Soncin. 

Il feretro di Pamela Genini, al termine dei funerali di Pamela Genini celebrati a Strozza (Bergamo) il 24 ottobre 2025. In primo piano la madre della ragazza

Il feretro di Pamela Genini, al termine dei funerali di Pamela Genini celebrati a Strozza (Bergamo) il 24 ottobre 2025. In primo piano la madre della ragazza

"Mi sta accoltellando, aiutatemi...” 

Va in senso contrario la testimonianza dei due poliziotti. Suonano al campanello e risponde Pamela. “Glovo secondo piano”, dice. Un segnale di un pericolo di vita imminente. Entrati nel condominio “sentivamo una donna urlare”. Pamela ripeteva: “Mi sta accoltellando, aiutatemi”. Poi la corsa disperata sulle scale e quella porta che non si apre. La prendono a calci ma il chiavistello la blocca. Secondo i teste, Soncin “ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva”. Gli agenti raccontano che quando riescono a entrare trovano l’imputato in piedi, che indietreggia. A terra Pamela, che respira a fatica.  

La commozione di uno degli agenti 

“Ricordo ancora quei sospiri terribili, quel suono che..” A uno degli agenti mancano le parole. Si commuove. L’udienza si ferma per qualche minuto. Lo sguardo di Soncin, anche in questo momento, resta impassibile. “La nostra storia è troppo importante. Anche tu sei manesca, ma io le prendo perché quando c’è amore una sberla non conta niente”, scriveva in una mail indirizzata alla vittima.

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