I giovani italiani bocciano la scuola. Non comprendono i voti, non si sentono protetti da bullismo, cyberbullismo e discriminazioni, non hanno la percezione di essere coinvolti e più della metà pensa che siano assegnati loro troppi compiti. L’unico dato positivo è riferito agli insegnanti, che restano un punto di riferimento: il 55,8% degli studenti afferma di poter contare sui docenti in caso di necessità e il 51,3% si sente incoraggiato e stimolato. Sono maestri e professori che possono ancora garantire un futuro all’istruzione. Per questo Il Fatto ha lanciato una petizione sulla piattaforma IoScelgo (firma qui) per chiedere che gli stipendi dei nostri docenti siano adeguati alle medie europee: oltre 12mila persone hanno già firmato l’appello del nostro giornale, lanciato nell’ambito della campagna “Il futuro non si arma, si insegna”. Un’attenzione necessaria visti anche questi ultimi dati presentati dal Censis, che ha ascoltato circa ottomila studenti degli ultimi tre anni di corso di 61 scuole superiori, nonché mille diplomati tra 18 e 24 anni.
Partiamo da una annosa questione: la valutazione. Il problema non è il voto, ma la comprensione del voto. Solo il 9,3% degli intervistati riferisce che tutti i suoi docenti spiegano i criteri con cui assegnano i giudizi; il 34,1% afferma che lo fa “la maggioranza”, il 49,4% “soltanto alcuni” e il 7,3% nessuno. Anche la restituzione è debole: il 76,5% degli studenti svolge compiti a casa senza ottenere un voto, un giudizio o una discussione con il docente, il 74,7% viene a conoscenza del voto soltanto attraverso il registro elettronico e il 57,6% affronta prove in classe senza ricevere un feedback. I nostri ragazzi, poi, stanno male a scuola: il 71% la considera una fonte continua di ansia e stress, tant’è che il 35,5% ha saltato almeno una volta le lezioni per paura di una prova, pur essendo preparato. Il disagio espresso dagli studenti riguarda il senso del lavoro scolastico e il legame tra contenuti, esperienza e futuro: il 43,4% degli interpellati non pensa di avere informazioni e competenze sufficienti per scegliere consapevolmente il proprio futuro.
La scuola invece resta preziosa per le relazioni che nascono, rivelandosi soprattutto una comunità di pari. Per il 90,3% degli studenti è prima di tutto un luogo nel quale fare nuove conoscenze e amicizie. La buona notizia è anche che i professori restano un punto di riferimento soprattutto negli istituti professionali: una disponibilità generale che però non sempre si traduce in un confronto nei momenti più delicati. Va meglio dopo il diploma, quando la scuola viene rivalutata: il 71,2% degli ex studenti delle superiori giudica buona o ottima l’esperienza vissuta, contro il 46,2% dei quelli ancora tra i banchi; il 60,8% consiglierebbe la propria ex scuola, a fronte del 47,3% di chi ancora la frequenta.
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