IL VALORE degli archivi non è più soltanto conservativo: rappresentano una leva strategica per le imprese, uno strumento capace di generare innovazione, identità e vantaggio competitivo. È su questa visione che si fonda Promemoria Group, società fondata nel 2011 a Torino da Andrea Montorio e Gisella Riva. Promemoria Group da oltre quindici anni accompagna aziende e istituzioni nella valorizzazione del proprio patrimonio storico. "Dove gli altri vedono il passato, noi intuiamo il futuro", riassume Andrea Montorio.
Montorio, come nasce Promemoria Group e quale visione c’è alla base del progetto? "Il punto di partenza è stato un percorso di ricerca e un cambiamento culturale. Durante gli anni di studio e lavoro con il sociologo Luciano Gallino, ci siamo occupati di storia industriale del Nord Ovest, raccogliendo e analizzando materiali e contenuti. È stato un passaggio fondamentale: da un lato ci ha dato un metodo rigoroso di ricerca e lettura dei sistemi complessi, dall’altro ci ha fatto comprendere il valore che la memoria può avere se messa a sistema. Da lì, insieme a Gisella Riva, è nata l’idea di Promemoria: superare una visione puramente conservativa degli archivi e trasformarli in uno strumento di valorizzazione. Siamo stati dei precursori. All’inizio era considerata quasi una rivoluzione, ma per noi era chiaro che l’heritage potesse diventare una risorsa strategica, capace di generare valore e orientare il futuro delle imprese".
Qual è oggi il ruolo degli archivi per le aziende? "Gli archivi non sono più luoghi chiusi, sono piattaforme di conoscenza. Servono a raccontare il brand, ma soprattutto a mettere a sistema il know-how accumulato nel tempo. Lavoriamo con le aziende partendo da una domanda fondamentale: cosa ha costruito l’impresa nel tempo e dove intende andare in futuro? L’heritage diventa così il Dna su cui costruire il futuro, oltre che un asset economico e produttivo".
In che modo trasformate la memoria in valore concreto? "Operiamo lungo tutta la filiera: dalla ricerca storica e analisi delle fonti, alla costruzione e organizzazione degli archivi, fino alla loro valorizzazione attraverso progetti editoriali, digitali e culturali. Questo consente di trasformare l’archivio in uno strumento operativo al servizio della comunicazione, del marketing, dell’innovazione, del decision-making, anche legale e finanziario e, non per ultimo, in un supporto strategico nei processi di passaggio generazionale. Non ci limitiamo a proteggere la memoria: la trasformiamo in uno strumento vivo, capace di generare valore oggi e nel tempo".
Qual è il modello distintivo di Promemoria Group? "In realtà non abbiamo mai pensato a un modello rigido, nel tempo è emerso un approccio che mette insieme tre elementi: consulenza, metodo e tecnologia. La parte consulenziale nasce dal confronto con le aziende, dalla necessità di capire davvero dove vogliono andare. Poi c’è il metodo, che serve a dare struttura a patrimoni spesso molto complessi. E infine la piattaforma, che rende tutto questo utilizzabile. È un equilibrio che si è costruito progressivamente, lavorando sui progetti".
Che ruolo gioca il metodo "Memories"? "“Memories“ è il risultato di anni di lavoro sul campo, ci siamo trovati davanti a archivi molto diversi tra loro, spesso disordinati o frammentati, materiali o immateriali, e abbiamo sentito l’esigenza di sviluppare un modo per organizzarli in modo solido. Non è solo un insieme di fasi, ma un approccio che tiene insieme rigore e flessibilità: dalla selezione dei contenuti alla loro strutturazione, fino alla possibilità di riattivarli in contesti diversi: ogni fase è orientata a creare nuove opportunità di utilizzo e valore".
Qual è il contributo della tecnologia nel vostro modello? "La tecnologia è centrale, ma è uno strumento, non il punto di partenza: ci serve per rendere accessibile e utilizzabile il lavoro fatto sulla memoria. Con la piattaforma archivio.com abbiamo cercato proprio questo: creare un ambiente in cui i contenuti possano essere navigati, messi in relazione e utilizzati da funzioni diverse in azienda, per rendere l’heritage accessibile a tutti. Senza questa dimensione, il rischio è che l’archivio resti qualcosa di statico, non si tratta solo di conservare, ma di attivare: l’archivio diventa un’infrastruttura che supporta le diverse funzioni aziendali". Quali sono gli ambiti in cui l’heritage genera valore? "Dipende molto dall’azienda, ma quello che vediamo è che l’heritage entra in ambiti anche molto diversi tra loro. Sicuramente nella comunicazione e nel marketing, perché aiuta a costruire narrazione e identità. Ma sempre più spesso diventa utile anche per l’innovazione, per le risorse umane, per il lavoro interno. In ambito legale e finanziario, ad esempio, contribuisce a proteggere brand identity e know-how. In fondo si tratta di rendere esplicito e utilizzabile un patrimonio che già esiste e che può aiutare a orientare le decisioni e le strategie".
Con quali realtà collaborate e quali iniziative sviluppate? "Lavoriamo con aziende e istituzioni di primo piano in settori diversi, dalla moda al design, dall’automotive al food fino alla cultura. Accanto all’attività consulenziale, sviluppiamo progetti che ampliano il valore dell’heritage: ad esempio la nostra rivista Archivio e il festival Archivissima, che promuovono i contenuti d’archivio, e iniziative b2b come Legend, che indaga i percorsi che trasformano un brand in una leggenda".
Qual è la sfida principale per il futuro? "Continuare a diffondere questa visione. Oggi sempre più aziende riconoscono il valore strategico della propria storia, la sfida è accompagnarle in un percorso che unisce identità e innovazione, trasformando la memoria in una risorsa concreta per costruire il futuro".
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